venerdì 12 giugno 2009

Io sto con Berlinguer

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Ieri è stato il venticinquesimo anniversario della morte di uno dei più grandi politici della sinistra italiana, Enrico Berlinguer.
Lo si potrebbe probabilmente definire come l'ultimo leader del P.C.I. perché fu l'ultimo che credeva ancora nel comunismo e l'ultimo a volerlo salvare.
Negli ultimi anni della sua vita si poteva dire che avesse intuito il nuovo vento che stava girando a sinistra. Era l'ascesa del craxismo, dell'individualismo, dell'edonismo consumistico, della “Milano da bere”, dell'illusione che la ricchezza e le arrampicate sociali avrebbero creato il Paese della Cuccagna. Egli si era sempre opposto a questa specie di cinismo ingenuo. Quando Craxi aveva cominciato a sferrare il suo attacco contro la scala mobile e contro i lavoratori egli era rimasto al fianco dei lavoratori, deciso a non cedere di un millimetro alla nuova ondata restauratrice, perché capiva che cedere di un millimetro avrebbe voluto dire aprire la strada alla perdita dei diritti sociali faticosamente conquistati e alla sconfitta del movimento operaio.
La storia gli ha dato ragione. E ha dato torto a quanti allora lo criticavano per volere opporsi alla “modernizzazione”. Abbiamo visto questa modernizzazione a cosa ha portato: alla più grande crisi mondiale dal dopoguerra. Adesso quei profeti delle “magnifiche sorti e progressive” hanno smesso di decantare il libero mercato.
Berlinguer era comunista davvero e questo non era scontato allora, quando una parte all'interno del partito spingeva per farne uno nuovo, moderato e liberale, come sarebbe successo in seguito. Non era scontato e non lo è visto che Walter Veltroni che si dice suo ammiratore ha detto di non essere mai stato comunista. Non lo era scontato alla luce degli avvenimenti di qualche hanno più tardi, della caduta del muro di Berlino nell'89 e della svolta del '91 che avrebbe decretato la fine del P.C.I.
Egli non c'era, purtroppo. Se ci fosse stato si sarebbe di sicuro opposto a quella capitolazione come lo ha fatto un altro pilastro della sinistra, Pietro Ingrao. La sua voce sarebbe stata ascoltata da milioni di compagne e di compagni. Forse oggi il P.C.I. Non esisterebbe lo stesso. Ma forse avremmo una sinistra un po' più forte e il lavoro un po' più tutelato.
Berlinguer era comunista, ma ebbe il coraggio di riconoscere le sconfitte dei comunisti e seppe allontanarsi dall'Unione Sovietica quando era giunto il momento di farlo, senza per questo rinnegare tutto ciò per cui aveva lottato, senza cadere nella alternativa fatale tra un capitalismo di stampo reaganiano e un falso socialismo di stampo tardo-sovietico. Egli scelse le ragioni del comunismo autentico, quelle che furono di Marx ed Engels. Scelse le ragioni dei lavoratori e degli sfruttati.
Oggi sentiamo dei politici che hanno smarrito le ragioni per cui fanno politica, le ragioni del cuore e della testa, li sentiamo parlare di crescita economica, di imprese, di banche, ma mai di lavoro; li sentiamo rivolgersi agli imprenditori, ai risparmiatori, agli azionisti, ma mai ai lavoratori.
Egli invece non li abbandonò mai, anche quando il vento sembrava girare da un'altra parte. Non salì sul carro del vincitore. Non si spartì la torta con i convertiti alla causa del libero mercato.
In anticipo su tutti gli altri ha parlato di “questione morale”, quando i partiti cominciavano a intrattenere con sempre maggior disinvoltura rapporti con l'economia e la finanza e questa nuova disinvoltura era salutata come un bene, una positiva innovazione. E il traditore del socialismo, del marxismo e del lavoro, Bettino Craxi si fece portatore di questa teoria. Adesso quest'ultimo viene elogiato da tutti, anche da coloro che un tempo stavano con Enrico che combatteva la deriva craxiana (che poi sarebbe stata berlusconiana) dell'Italia. I suoi compagni di un tempo lo tradirono, vigliaccamente perché aspettarono che egli non ci fosse più per farlo, e abbracciarono il suo pugnalatore politico.
Io invece sto con Enrico. Anche se adesso non c'è più. Anche se quando lui c'era non c'ero io. Anche se nacqui due giorni dopo la sua morte. Sto con Enrico perché la sua lezione, le sue battaglie, le sue idee sono ancora attuali.
Sto con Enrico perché sto con i lavoratori, sto con il comunismo e con la sinistra.

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3 commenti:

  1. L'ultimo vero comunista!!
    Ciao Enrico!!!

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  2. Io sono tutto tranne che comunista ma un in bocca al lupo ad un eretico, "compagno" di resistenza civile in quest'Italia fascista, non glielo toglie nessuno. Un saluto, Blogger

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