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martedì 4 maggio 2010

Ipazia, un'eroina del libero pensiero

Il film Agora di Alejandro Amenabar, in questi giorni nelle sale, rende giustizia a un figura femminile vittima del fanatismo religioso. Ipazia (370 – 415 d. C.) filosofa e scienziata di straordinaria intelligenza e di leggendaria bellezza, una personalità di primo piano nella cultura dell'epoca.
Filosofa di scuola neoplatonica godeva di grande stima e rispetto presso il mondo accademico e politico del IV e V secolo d. C. Non si hanno fonti dirette, ma secondo diverse testimonianze avrebbe avuto il merito di diversi progressi in astronomia tra cui l'invenzione dell'astrolabio.
Nel film Ipazia, interpretata dall'ottima Rachel Weisz, arriva addirittura a concepire non solo l'eliocentrismo e la centralità del Sole rispetto alla terra, teoria per la prima volta avanzata da Aristarco di Samo, astronomo greco del IV e III secolo a. C., ma perfino l'orbita ellittica della Terra, che sarebbe poi stata formalizzata da Giovanni Keplero soltanto nel 1609.
Quel che è certo è che la studiosa alessandrina diede un'importante contributo allo studio dei moti astrali. Figlia del matematico Teone seguì le orme paterne, ma allargò i suoi interessi oltre che alla scienza anche alla filosofia, tanto che Socrate Scolastico ce la presenta come l'unica erede di Plotino.
La vicenda storica si colloca ad Alessandria d'Egitto, città cosmopolita e di grande vivacità culturale da quando Tolomeo (IV secolo a. C.) sovrano d'Egitto e successore di Alessandro il Grande aveva fatto costruire il Museo e la Biblioteca, fari del sapere per secoli.
Con l'avvento del Cristianesimo (l'imperatore Teodosio nel 391 e 392 sancì l'ufficialità della religione cristiana e la proibizione di ogni culto pagano) la situazione di Alessandria cambiò; con la feroce politica del vescovo Teofilo i templi pagani vennero distrutti o trasformati in chiese e i pagani perseguitati.
Nel pieno della crisi del Paganesimo e dell'affermazione di un Cristianesimo violento e oscurantista, che vede le scienze degli elleni come una minaccia e un'eresia – i cristiani distrussero la grande Biblioteca, si salvarono solo poche opere – la figura di Ipazia emerge in tutto il suo splendore e se ne comprende tutto il fascino che esercitò tanto sui suoi contemporanei quanto su molti pensatori e storici successivi. Distante, non solo dal cristianesimo, ma anche dal paganesimo più misticheggiante, fu una guida indiscussa sia in campo scientifico e filosofico che politico, esercitando grande influenza sul prefetto di Alessandria, Oreste.
Quando a Teofilo successe Cirillo gli eventi precipitarono, quest'ultimo fu responsabile di una feroce campagna contro i pagani e gli ebrei e di quest'ultimi ordinò persino la cacciata dalla città. Con le sue “ronde” (i parabolani, monaci cristiani che si occupavano di sorvegliare la città) seminava distruzione tra tutti coloro che non fossero considerati cristiani abbastanza convinti.
C'è da immaginare sotto quale luce doveva essere vista Ipazia, scienziata, pagana e per di più donna.
I seguaci di una religione che predicava l'inferiorità della donna (Paolo di Tarso comandava la sottomissione del genere femminile e la proibizione per le donne di insegnare agli uomini) sicuramente non dovevano prendere in simpatia una donna che parlava liberamente di filosofia nelle piazze e che insegnava ai propri discepoli l'astronomia e la matematica, che si prendeva la libertà di intervenire nelle assemblee politiche (e il suo parere veniva preso sempre in seria considerazione) e che per di più non aveva mai accettato il cristianesimo.
Cirillo non aveva certo scrupolo di intervenire nelle questione amministrative dell'impero, nonostante ciò non gli competesse affatto; uno dei tanti esempi, questo, dell'ingerenza che la Chiesa ha sempre esercitato nelle questioni politiche e ciò ovviamente doveva causare una disputa con il prefetto Oreste. Questi venne preso di mira dai parabolani, uno dei quali lo ferì alla testa con un sasso. Le guardie imperiali catturarono il responsabile, un certo Ammonio, e lo uccisero. Cirillo, per tutta risposta dichiarò Ammonio martire della fede cristiana.
Ma l'odio dei parabolani e le mire del vescovo Cirillo non erano certo svaniti e la vittima designata fu Ipazia, accusata di aver “stregato” Oreste e di essere la causa dei suoi litigi col vescovo. La donna venne catturata dai parabolani e brutalmente assassinata. Così lo storico Socrate Scolastico descrive il misfatto: “Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero usando dei cocci. Dopo che l'ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati i brandelli del suo corpo nel cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia bruciandoli”.
Il filosofo Damascio accusò ancor più esplicitamente Cirillo di aver organizzato la cattura l'uccisione di Ipazia.
Venne aperta un'inchiesta sull'accaduto, presto insabbiata, per la vicinanza della reggente dell'Impero Romano d'Oriente, Pulcheria, alle posizioni di Cirillo.
Cirillo venne proclamato santo dalla Chiesa cattolica.

mercoledì 7 aprile 2010

Preti rari

La Chiesa prosegue nel suo disperato quanto patetico tentativo di negare l'evidenza, e cioè la copertura delle violenze dei propri sacerdoti contro i bambini, impedendo il normale iter giudiziario, e quindi il tentativo eversivo delle gerarchie ecclesiali di mettersi al di fuori e al di sopra delle leggi dello Stato, uno Stato che considera straniero solo quando le fa comodo (vedi Otto per mille). Vuole negare qualcosa che è noto a chiunque sia un minimo informato, e cioè che Josef Ratzinger prima di diventare Papa partecipò all'operazione di insabbiamento di criminali consacrati. A causa sua e di quelli come lui, molti bambini che avrebbero potuto essere salvati se ci fosse stato un tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, subirono violenze finendo per essere segnati per tutta la vita.
Continuano a negare un fatto noto a tutti, e cioè che la Chiesa ha sempre previsto e continua a prevedere “punizioni” interne ad essa per i propri membri (verrebbe da dire “affiliati”).
Continuano a negare un fenomeno riconosciuto dalla scienza psichiatrica e cioè il danno che può provocare una castrazione imposta da una regola completamente anacronistica che i “fratelli” protestanti hanno già abbandonato da secoli.
Ma la storia della Chiesa è fatto di dinieghi. Si nega la propria storia, si nega ciò che fu Gesù Cristo, ciò che furono i vangeli, anche quelli non riconosciuti, ciò che furono le persecuzioni, le censure e le tante pagine buie che hanno infestato la storia di questa potentissima istituzione.
La Chiesa ha abbracciato il capitalismo selvaggio banchettando con banchieri e industriali, dimentica della massima di Cristo “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli” (dunque tutte le massime gerarchie ecclesiastiche!!). Sembrano non accorgersi, questi signori che fanno voto di povertà che i più grandi critici della Chiesa non sono gli atei o i comunisti, ma i Padri fondatori, i cristiani delle origini, quelli sulla cui parola dovrebbe essere fondata la Chiesa dello IOR.
La Chiesa è stata sempre della parte dei più forti, contrariamente a quanto fece il loro Gesù, si alleò con l'Impero quando c'era l'Impero romano, con le monarchie europee in epoca feudale, con il fascismo e con il nazismo durante l'ultima guerra mondiale, e con il Capitale transnazionale nell'epoca della globalizzazione.
Ma certi vizi sembrano non cambiare mai.
Adesso pretendono di essere le vittime delle situazione, cosa ridicola, come appare sempre ridicola ogni superpotenza che vuole far credere di esser vittima di un complotto (invece di essere, semmai, quella che i complotti li organizza).
Dopo i deliri di Cantalamessa, l'amica angie ci segnala un altro caso di esternazione paranoica da parte non di un cardinale questa volta ma di un giudice di dubbia autorevolezza che chiama in causa addirittura i massoni (ma non erano quelli che facevano intrighi alleati alla Chiesa? Mah!).
Penso che certe affermazione si smentiscano da sé, evidentemente il clero non vede come questa strategia finisce inevitabilmente per ritorcersi contro chi la adopera, fatta eccezione per quattro bizzoche di paese (ammesso che esistano ancora) che vanno in Chiesa tutti i giorni, le uniche che potrebbero credere a tutto quello che il parroco dice loro.
Vorrei però concentrare l'attenzione questa volta su un'altra categoria di “uomini di chiesa”. Sono preti che non si preoccupano degli embrioni ma delle persone in carne ed ossa, che preferiscono aiutare un immigrato piuttosto che gettarsi nelle grandi speculazioni finanziarie, che lottano tutti i giorni contro i potenti, contro gli abusi, contro il razzismo e contro la mafia. Sono, certamente, perle rare per una Chiesa che non le sa minimamente apprezzare. Essi sono destinati alla condanna e al biasimo delle alte sfere, quest'ultime sempre solidali con i potenti che vengono irrisi e sempre inflessibili con chi tenta di ribellarsi ai loro capricci.
Ma questi altri preti, invece, sono lì, imperterriti, indistruttibili, come sempre in direzione ostinata e contraria, sono persone come Don Andrea Gallo, nel suo impegno in favore dei diseredati, come Don Giorgio De Capitani, nella sua battaglia contro gli abusi di un potere volgare, o come Don Luigi Ciotti, fondatore di uno dei più grandi movimenti contro la mafia.
Saranno snobbati, mal sopportati, quando non censurati, dai loro superiori, che hanno sempre avversato i preti come loro, quelli che si schierano con i più deboli. A loro può toccare la scomunica, come avvenne per i teologi della liberazione colpevoli di aver difeso i popoli oppressi, cacciati da quel che sarebbe stato a giudizio di molti un “grande papa”, Wojtila.
A me i Papi non piacciono, mi piacciono però quei preti che ho nominato prima, e quelli che non ho nominato e che magari non godono di notorietà, ma che sono impegnati giorno per giorno a combattere contro i mali di una società iniqua e ingiusta malgrado gli impedimenti dei loro capi. Dei preti che non si fermano a vagheggiare la vita eterna, ma che sono impegnati per fare di questo mondo un luogo migliore. Da ateo e da comunista, penso che questo omaggio sia necessario a queste persone, che brillano come dei rubini in una pozza di fango.


mercoledì 4 novembre 2009

Libera scuola in libero stato


Se c'è un'istituzione in grado di far rispettare la laicità dello Stato italiano, quella non è lo Stato italiano. Con una sentenza storica, la Corte europea ha sancito l'inammissibilità dell'esposizione dei crocifissi, quindi dei simboli religiosi, nelle scuole pubbliche.
Il caso è stato sollevato da una madre finlandese non cattolica cui la Corte ha dato ragione. Una sentenza pienamente legittima. Primo perché non c'è nessuna legge italiana che imponga (ci mancherebbe) l'esposizione di simboli religiosi in luogo pubblico, tantomeno di un solo simbolo religioso a scapito di tutti gli altri e a scapito di chi non ha religione alcuna. Secondo perché contrasta con un basilare principio che stabilisce l'uguaglianza di tutti i credi e di tutte le fedi come sancito dallo stesso articolo 8 della Costituzione. Terzo perché lo Stato democratico è laico, quindi non ha nessuna preferenza religiosa, ragion per cui non può esporre simboli religiosi sui muri dei suoi edifici. Quarto, perché, come dice la sentenza, l'esposizione del crocifisso nelle scuole viola la libertà dei genitori di educare i figli secondo le proprie convinzioni. L'esposizione del crocifisso in un luogo dove si educa indirizza le credenze degli allievi verso la religione cristiana. Se l'educazione è pubblica questo non è giusto. Ciò dovrebbe anche farci ripensare all'insegnamento della religione che, ricordiamolo, non è di tutte le religioni, ma di una sola, precisamente quella cattolica. Uno studente buddista non ha la possibilità di imparare a scuola la propria religione. Un studente cattolico sì. Mettetela come vi pare, ma questa è oggettivamente una discriminazione.
Dovrebbe essere un principio elementare. In uno stato laico la religione appartiene alla sfera privata e deve restar fuori da quella pubblica. Lo stato laico è equidistante da tutte le religioni. Bisogna garantire a tutti gli stessi diritti, anche a coloro che non credono in nessuna religione. Mi pare una tautologia, quella di dire, una volta accettato questo assunto, che, quindi, non si possono esporre simboli religiosi in luoghi pubblici. Se si accetta il principio di laicità dello stato, bisogna anche accettare la laicità delle istituzioni dello stato. Se invece si volesse marchiare una di queste istituzioni con un simbolo religioso allora non si garantirebbe il rispetto della laicità. Tertium non datur.
Eppure i nostri politici sembrano non comprendere questa elementare deduzione logica. Tutti i parlamentari, ma proprio tutti, dalla Lega all'Italia dei Valori, salvo rare eccezioni, si sono detti contrari alla sentenza europea. Tutti compatti a difendere Santa Madre Chiesa, tutti uniti per affermare la triade cara ai reazionari dio, patria, famiglia. Evidentemente gli appelli alla concordia bipartisan di Ferruccio De Bortoli hanno avuto i loro effetti. Noi, ingenui, speravamo ai tempi del centrosinistra che gente come D'Alema, Bindi, Bersani e Di Pietro potessero fare addirittura i Pacs. E come potrebbero queste ubbidienti pecorelle subito pronte a tornare all'ovile ratzingeriano affermare i diritti civili delle coppie di fatto quando non riescono nemmeno a garantire un elementare principio di democrazia e un articolo costituzionale, nonché una sentenza della Corte di Strasburgo?
Così tutti quanti a sostenere il governo e la tanto giustamente vituperata Gelmini quando questa annuncia il ricorso del governo contro la sentenza.
Ma è interessante notare le curiose argomentazioni dei nostri parlamentari nel motivare la loro levata di scudi (l'ennesima di quelli della maggioranza) contro un intervento (l'ennesimo) per di più legittimo (l'ennesimo) dell'Europa.
Sentite cosa dice Mario Baccini del Pdl: “Il crocifisso rappresenta valori universalmente riconosciuti sembra che la deriva pagana della Corte europea sia evidente. Si confonde una sana cultura laica con il laicismo”.
Avete finito di ridere? Baccini è riuscito a dire tre cose ridicole in un solo intervento. Intanto chi lo ha deciso che i valori del crocifisso siano “universalmente riconosciuti”? Forse non tutti sanno che la maggioranza dei credenti del pianeta non sono cristiani ma mussulmani. Andiamolo a chiedere a loro se si riconoscono nei valori del cristianesimo. Andiamolo a chiedere al miliardo e 71 milioni di agnostici o ai 262 milioni di atei. Andiamolo a chiedere a induisti, buddisti, ebrei, animisti e a tutti coloro che non sono cristiani.
Io non mi riconosco nei valori cristiani. Non mi interessa se la maggioranza lo fa. Io sono un cittadino italiano come tutti gli altri e lo stato non può discriminarmi solo per accontentare la maggioranza. Ma siamo poi proprio sicuri che la maggioranza voglia i crocifissi nelle scuole?
Baccini dice, udite udite, che la Corte europea va verso una “deriva pagana” nemmeno “relativista” parola che sentiamo tutti i giorni dalla bocca di Ratzinger che non ha ancora capito bene cosa sia il relativismo. “Deriva pagana”. Qualcuno ha detto a Baccini che non siamo più nell'Antica Roma, ma nel 2009? Questa gente non ha la minima cognizione della storia. Ragiona come si ragionerebbe duemila anni fa.
Poi ripete la solita manfrina scontata e per giunta falsa secondo cui il “laicismo” sarebbe una sorta di devianza, di radicalizzazione della laicità. Che ignoranza! In verità il laicismo è soltanto il tentativo di affermare la laicità, il “movimento” di pensiero o di azione che si batte per la laicità. Andate a vedere sul dizionario. La laicità invece è un concetto più astratto. Prescinde dalle condizioni storiche. Il concetto di laicità esiste anche se le istituzioni non sono laiche, come nel nostro caso. Ma il laicismo serve proprio per affermare concretamente la laicità. In questo momento sarebbe quindi indispensabile.
Per Isabella Bertolini, PdL, “Da Strasburgo arriva un pronunciamento simbolo della deriva laicista e nichilista che nega le radici culturali e valoriali della nostra società. Il crocifisso deve restare nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici come l'emblema dei valori civili che hanno una origine religiosa, ma che esprimono la laicità stessa dell'ordinamento dello Stato".
Affermazione grave, perché pensare 220 anni dopo la Rivoluzione francese che all'origine dei valori civili del nostro ordinamento c'è la religione è la prova della assoluta inadeguatezza di questa classe dirigente a rappresentare il popolo sia sul piano giuridico che su quello culturale. I “valori civili” non hanno nessun origine religiosa. Lo stato italiano nasce in opposizione, anzi, al clericalismo e alla Chiesa che invece pretendeva di continuare a imporre i propri dogmi a tutta la società. La Carta Costituzionale stabilisce l'uguaglianza di tutte le fedi e non c'è mai scritto da nessuna parte che la religione debba ispirare l'azione legislativa. La laicità poi non può essere derivata dalla religione, tantomeno da una particolare religione perché è l'espressione invece della neutralità rispetto a qualsiasi opinione sulla religione. Emerge quindi una colossale ignoranza di questi “onorevoli”.
Massimo Poliedri della Lega esaspera ancora di più i toni patetici parlando di “dittatura del relativismo” e “attentato alla libertà religiosa” (semmai il contrario) e dice che bisogna discuterne in parlamento, perché adesso le sentenze si discutono in parlamento. Non so come questi personaggi non si rendano conto delle stupidaggini che dicono. Le sparano talmente grosse che anche un bambino se ne accorgerebbe.
Ma non temete, non è solo la destra a dare questo spettacolo pietoso. Bersani, il nuovo segretario del Pd, eletto anche da quelli che del Pd non fanno parte, ha detto “Io penso che su questioni delicate qualche volta il buon senso finisce di essere vittima del diritto. Io penso che antiche tradizioni come quella del crocifisso non possano essere offensive per nessuno”. Di sicuro non c'è molto buon senso nelle parole di Bersani. Secondo lui le tradizione antiche non possono essere offensive. Curiosa posizione. Forse qualcuno dovrebbe spiegare a Bersani che anche l'antisemitismo è molto antico. Anche la sharia è molto antica. Anche il razzismo è molto antico. Anche la persecuzione religiosa è molto antica. Anche il terrorismo è molto antico. Evidentemente per Bersani tutte queste sono cose inoffensive.
Antonio De Poli, Udc, “La sentenza e' una passo avanti verso al perdita delle nostre radici, della nostra cultura, della nostra storia e della nostra civiltà”. Le nostre “radici”, la nostra cultura non sono fatte solo dal cristianesimo, ma anche da altre religioni, anche dall'ateismo e dall'agnosticismo. Ancora una volta dimostrazione della crassa ignoranza di questa classe dirigente inetta e ipocrita.
La sentenza della Corte europea è assolutamente legittima e condivisibile per chi si ispira agli ideali democratici. Vadano a vedere i nostri bravi parlamentari cosa accade negli altri paesi del continente. Vadano in Inghilterra, patria del loro caro liberalismo, vadano nei tanto da loro osannati Stati Uniti, la cui Costituzione vieta addirittura l'insegnamento della religione nelle scuole. Vadano in Francia, in Germania o in Spagna dove l'esposizione di di simboli religiosi è vietata nei luoghi pubblici.
Come al solito in Italia quello che dovrebbe essere scontato, quello che dovrebbe essere condiviso da tutto l'arco parlamentare, quello che dovrebbe essere implicito nelle regole di convivenza e quindi non oggetto di polemica suscita chissà quale scandalo.
Ciò si deve alla presenza invasiva, ossessiva e integralista del Vaticano e della Chiesa nella vita pubblica italiana che condiziona pesantemente e spesso persino detta la linea politica del parlamento e del governo. Ciò è aggravato dal livello infimo dei parlamentari italiani incapaci di rivendicare, dalla maggioranza all'opposizione, l'indipendenza dal potere religioso.
Ciò impone, e lo ripeto ancora una volta, una scelta radicale da parte nostra, di quell'avanguardia civile e sociale che è più consapevole della condizione del nostro paese. Smettiamola di scegliere sempre il “male minore”, ammesso che esista, di accontentarci tutte le volte, smettiamola di cedere al ricatto del voto (in)utile, quello dato ai grandi partiti, alla lobby politica che adesso occupa il parlamento e che è al servizio della lobby economica (banche e imprese) quindi religiosa (Vaticano). L'opposizione non è capace di dire una parola chiara per quanto riguarda la laicità così come per tutte le altre questioni. Questa opposizione si comporta esattamente come la destra. È logico pensare che se fosse al governo attuerebbe le stesse politiche retrograde e antiprogressiste. Basta a chi vuole i crocifissi nelle scuole. Basta a chi si allea con la reazione. Basta a chi abbandona l'Italia alla mercé dei poteri forti. Dobbiamo smetterla di votare per queste persone, dobbiamo smetterla di votare alle primarie del Pd. Dobbiamo ribellarci.


Fonti:




venerdì 28 agosto 2009

Tony Blair, l'illusione della sinistra


L'incantesimo è svelato. Per molto tempo e ancora oggi la sinistra ha avuto e continua ad avere profeti fasulli. Si pensi a politici come Bill Clinton, come Bettino Craxi, come Segolene Royal, Walter Veltroni o come lo stesso Barack Obama. Ci sarebbe da domandarsi che cosa di loro susciti tanta ammirazione a sinistra, visto che di sinistra, nelle loro politiche e nei loro programmi, ce n'è ben poca. Forse l'illusione che una volta abbandonati senza troppi scrupoli il marxismo, possa essere rimpiazzato dalle strampalate e confuse tesi dei suddetti personaggi. L'illusione che possa esserci una “Terza via” tra socialismo e liberismo. Un simile assunto è stato smentito dai fatti, perché i cantori della nuova politica finivano puntualmente per ricadere nel secondo.
Tra codesti “innovatori” c'è da annoverare senz'altro Tony Blair. La sua vicenda è esemplare perché a un certo punto ha deciso di gettare la maschera. Lo ha fatto proprio ieri, ospite del meeting di Comunione e Liberazione, e già questo dovrebbe dire tutto. L'avvenimento è da far rientrare nel progressivo avvicinamento dell'ex Primo Ministro britannico alla Chiesa Cattolica, cominciato con la miracolosa conversione del 2007.
Ma è interessante il discorso che ha tenuto davanti alla platea ciellina. Coloro che non conoscessero il personaggio rimarrebbero stupiti sapendo che è stato per molto tempo additato a modello dai politici di sinistra.
L'orazione, accolta da calorosi applausi, comincia con una confessione: “andavo a messa già da molti anni, ho sentito che la Chiesa cattolica era la mia casa, non solo per il magistero e la dottrina, ma anche per la dimensione universale della Chiesa cattolica”. Dunque, nel periodo in cui i vari Fassino, D'alema, Rutelli e compagnia bella dicevano di ispirarsi all'ex Premier britannico, costui andava a messa e sentiva il magistero e la dottrina della Chiesa come “la sua casa”. Che immagine poetica! Dunque altro che laburismo! Il vero ideale politico di Tony Blair è la dottrina sociale cattolica! Di conseguenza, la vera ispirazione dei nostri politici “moderatamente di sinistra” che si ispirano a Tony Blair era ed è sempre la dottrina sociale della Chiesa. Andiamo bene! Poi il grande uomo di sinistra critica “l'individualismo”. “Il perseguimento del massimo profitto – prosegue – a breve termine, senza guardare al bene comune, è un errore e non porta né al profitto né al bene”. Dopo avere per anni al governo promosso politiche liberiste che facevano contenta la destra adesso ci viene a parlare dei mali dell'individualismo, una doppia morale tipicamente cattolica. Ha assimilato bene gli insegnamenti di Papa Ratzinger, non c'è che dire.
D'accordo, non sarà stato il massimo in campo economico, però almeno ha portato avanti una giusta battaglia sulla laicità: “troppo spesso la religione è vista come una sorgente di conflitti” e qui tutti i suoi ammiratori tra le file radicali già incominciano a storcere il naso, ma qual è il compito della religione? “fare quello che da soli non si può fare” ah davvero? Io pensavo fosse la politica quella. “La voce della Chiesa dovrebbe essere ascoltata” tranquillo, Tony, in Italia non c'è pericolo! Va bene, fin qui passi, ma quando giunge ad attaccare “il laicismo aggressivo” io qualche domanda comincerei a farmela se fossi in coloro che lo hanno a lungo creduto un campione della laicità. Ma non finisce qui. Il “socialista” inglese sembra essere posseduto dal demone di Gasparri quando dice: “Il sostegno chiaro e solido della Chiesa cattolica supporta i politici”. Alla faccia della laicità! Un politico dovrebbe rincorrere l'appoggio della Chiesa? E questo sarebbe l'alfiere della laicità?
“Nei nostri Paesi abbiamo radici giudaico-cristiane e dobbiamo esserne fieri. Anche se siamo di fedi diverse e abbiamo le nostre identità, viviamo nelle stesse città e ci sono valori comuni che tutti devono rispettare” Bagnasco si frega le mani, Calderoli si frega le mani, Berlusconi forse lo inviterà a Palazzo Grazioli, ma senza la moglie, offrendogli qualche graziosa accompagnatrice per festeggiare la fede ritrovata. Il grande statista non solo ripropone la solita solfa delle radici cristiane dell'Europa, che è una chiacchiera perché l'Europa ha parimenti radici islamiche, pagane, mistico-orientali, orfiche, deiste, illuministe etcetera, etcetera; non solo, ma giunge persino a sostenere che dobbiamo rispettare quei valori comuni di ascendenza giudaico-cristiana. Socialista, abbiamo già appurato che non è. Liberale, dopo questa uscita, certo non si può dire. Ma allora che cos'è? Ognuno giudichi da sé. Certamente dopo questo discorso ai suoi vecchi ammiratori dovrebbe venire da dirgli, come faceva Moretti con D'Alema: “dì qualcosa di sinistra!”. Qualcosa di sinistra Blair lo disse, nel lontano 1983, nel suo primo discorso da parlamentare: “Non sono socialista perché la lettura di un libro di testo ha acceso la mia fantasia e neppure perché provengo da una tradizione accettata senza riflettere; lo sono perché credo che il socialismo sia l'ideale più vicino ad un'esistenza che sia insieme, razionale e morale. Esso è per la cooperazione, non per la competizione; per l'amicizia, non per la paura. Esso sostiene l'uguaglianza”. Chissà cosa avrebbe detto il giovane Blair di uno che ha mandato i soldati in Afghanistan, in Iraq e in Serbia a massacrare civili, mentendo al popolo inglese sulle inesistenti armi di distruzione di massa irachene.
Allora la pensava così. Che cosa gli rimane oggi di quelle idee? Semplicemente nulla. Come nulla rimane del Veltroni dirigente comunista, o del Bertinotti versione Subcomandante.


Fonti:
ASCA
L'Occidentale
Wikipedia

mercoledì 29 luglio 2009

Le radici cristiane della finanza



Ieri è stata presentata l'enciclica di Ratzinger Caritas in Veritate dal cardinale Tarciso Bertone alla presenza del Presidente del Senato Schifani, in occasione dei cinque anni dal discorso di Ratzinger sulle “radici cristiane” dell'Europa.
Il discorso del Segretario di Stato Bertone è un monologo tragicomico, che fa la morale alla finanza spregiudicata, in nome di chi a quella stessa finanza ha contribuito, partecipato e attinto ampiamente.

“La Caritas in veritate ci dice, invece, che fare impresa è possibile anche quando si perseguono fini di utilità sociale e si è mossi all'azione da motivazioni di tipo pro-sociale. È questo un modo concreto, anche se non l'unico, di colmare il divario tra l'economico e il sociale dato che un agire economico che non incorporasse al proprio interno la dimensione del sociale non sarebbe eticamente accettabile, come è altrettanto vero che un sociale meramente redistributivo, che non facesse i conti col vincolo delle risorse, non risulterebbe alla lunga sostenibile: prima di poter distribuire occorre, infatti, produrre.” (
Osservatore Romano).

Se è possibile perseguire “fini di utilità sociale” e il
business nello stesso tempo, fare il buon samaritano a Wall Street, Ratzinger e Bertone dovrebbero spiegarci perché la Chiesa che lo predica tanto non lo mette in pratica. Nella finanza vaticana, quando mai “l'economico incorpora al proprio interno la dimensione sociale”? Eppure si può dire che il Vaticano non ha certo problemi di “vincoli di risorse”, dato gli ingenti finanziamenti, pubblici e privati, e il controllo di numerose società di credito internazionali di cui usufruisce.

“Occorre superare la concezione pratica in base alla quale i valori della dottrina sociale della Chiesa dovrebbero trovare spazio unicamente nelle opere di natura sociale, mentre agli esperti di efficienza spetterebbe il compito di guidare l'economia”. (
ibid.).

Ora al di là del fatto che bisognerebbe ricordare a Bertone chi è che diceva che è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli, sembra quasi che la Chiesa per lungo tempo abbia praticato una visione ascetica della vita, lontana dal mondo dell'economia e dal guadagno facile.
Eppure essa ha sempre controllato importanti fette del capitalismo italiano e internazionale, ponendosi come uno dei principali protagonisti nella gestione del denaro.
Fin dall'unità d'Italia, anche quando il governo della “destra storica” aveva cercato di sradicare il potere della Chiesa dalla società italiana, il Vaticano era sempre riuscito a conservare ricchezze sterminate. Il governo sabaudo aveva venduto i beni ecclesiastici, ma questi furono riacquistati dagli stessi monaci e prelati (
homolaicus) che dopo la chiusura dei conventi si convertirono al profano mondo degli affari, suggerisco in proposito la lettura dei Viceré, l'ottimo romanzo di Federico De Roberto.
Un governo liberale dovette addirittura richiamare i pii uomini di Chiesa ad abbandonare le speculazioni immobiliari per investire in attività industriali (
ibid.). Già allora c'era da domandarsi dove fosse finita la tanto osannata “dottrina sociale” della Chiesa.
Durante il fascismo la posizione egemonica della Chiesa si consolidò grazie alle varie esenzioni fiscali e alle donazioni da parte dello stato italiano. Una posizione che il Concordato del 1984 avrebbe lasciato sostanzialmente immutata (
ibid.).

“Prendo ora in considerazione uno dei temi presenti nell'enciclica che mi pare abbia suscitato un certo interesse pubblico per la novità che rivestono i principi di fraternità e di gratuità nell'agire economico. "Lo sviluppo, se vuole essere autenticamente umano", dice Benedetto XVI , deve "fare spazio al principio di gratuità" (n. 34). Servono "forme economiche solidali"” (
cit.).

Al principio di gratuità è molto legata se si considera che usufruisce
gratuitamente dei servizi di approvvigionamento idrico e di scarico, grazie alle tasse pagate dai cittadini romani (cit.)
Gratuito è anche la valanga delle ricchezze che si trasferisce periodicamente dalle casse dello stato a quelle del Vaticano, grazie a un perverso meccanismo come quello dell'otto per mille che fa sì che vada alla Chiesa il 90% di questa tassa, nonostante solo un'esigua minoranza dei cittadini italiani scelga di destinarlo alla Chiesa cattolica (
atei.it). Secondo questo geniale meccanismo anche la parte dell'otto per mille di coloro che non fanno alcuna scelta sarà divisa nella stessa proporzione di coloro che hanno operato una scelta (ibid.).
A ciò dobbiamo aggiungere l'esenzione dall'Ici, l'obolo di San Pietro e l'assegno di 2,5 milioni che ogni viene versato al Papa (
ibid.). Tutto questo, ovviamente, a titolo gratuito.

“se si dimentica il fatto che non è sostenibile una società di esseri umani in cui viene meno il senso di fraternità e in cui tutto si riduce a migliorare le transazioni basate sullo scambio di equivalenti o ad aumentare i trasferimenti attuati da strutture assistenziali di natura pubblica, ci si rende conto del perché, nonostante la qualità delle forze intellettuali in campo, non si sia ancora addivenuti ad una soluzione credibile del grande trade-off tra efficienza ed equità. La Caritas in veritate ci aiuta a prendere coscienza che la società non è capace di futuro se si dissolve il principio di fraternità” (
cit.).

Alle “transazione basate sullo scambio di equivalenti” la Chiesa ha fatto molto ricorso, come viene descritto dal libro di Giuseppe Nuzzi,
Vaticano s.p.a., “Fondazioni di suore inesistenti alle quali erano intestati conti su cui circolavano fiumi di denaro; operazioni finanziarie più che discutibili e spregiudicate mascherate da opere di carità; carriere politiche, ecclesiastiche e finanziario costruite su operazioni dai contorni sbiaditi, per non dire tenebrosi” (
varese news).

“Il secondo fattore causale della crisi è la diffusione a livello di cultura popolare dell'ethos dell'efficienza come criterio ultimo di giudizio e di giustificazione della realtà economica. Per un verso, ciò ha finito col legittimare l'avidità - che è la forma più nota e più diffusa di avarizia - come una sorta di virtù civica: il greed market che sostituisce il free market. Greed is good, greed is right ("l'avidità è buona; l'avidità è giusta"), predicava Gordon Gekko, il protagonista del celebre film del 1987, Wall Street.” (
cit.).

L'avidità. Sempre condannata pubblicamente dalla Chiesa. Ma gli scandali vaticani, come quello del Banco Ambrosiano, che vedeva esponenti delle alte gerarchie ecclesiastiche collaborare con la mafia attraverso Michele Sindona, con la P2 e con i servizi segreti (
cit.) non sono un caso di normale “avidità” quale può essere quella di un comune agente di borsa, ma vanno oltre. Riguardano la gestione machievellica del potere totalmente sganciata da qualsiasi scrupolo morale.
Questa “avidità” del Vaticano non rigurda solo il passato se si considera che Giovanni Paolo II sostituì Marcinkus col suo collaboratore De Bonis (
ibid.)e che Angelo Caloia, banchiere dello IOR ha denunciato in un libro una “Caporetto etica” per il Vaticano, parlando di tutti i coinvolgimenti della “finanza bianca” negli scandali degli ultimi anni, da Capitalia a Banca Intesa (finanza bianca).

“Penso alle banche del territorio, alle banche di credito cooperativo, alle banche etiche, ai vari fondi etici. Si tratta di enti che non solamente non propongono ai propri sportelli finanza creativa, ma soprattutto svolgono un ruolo complementare, e dunque equilibratore, rispetto agli agenti della finanza speculativa. Se negli ultimi decenni le autorità finanziarie avessero tolto i tanti vincoli che gravano sui soggetti della finanza alternativa, la crisi odierna non avrebbe avuto la potenza devastatrice che stiamo conoscendo.” (
cit.).

Non so se per “finanza alternativa” Bertone intenda anche quella dello IOR rintanato in Vaticano e che ha deciso di non aderire alle norme sulla trasparenza dei conti (
cit.). Lo IOR opera attraverso due “bracci”, la Deutsch Bank e il gruppo Untes (cit.). Sicuramente garantisce ai propri clienti un tasso molto conveniente al 12 %.
Non so se intenda le varie società “offshore” attraverso le quali evade il fisco, o il controllo delle Isole Cayman, noto paradiso fiscale (
cit.).
Sicuramente lo Stato italiano è stato molto generoso, attraverso le tasche dei suoi contribuenti ignari, nel rimpinguare le tasche già gonfie di chi fa giuramento di povertà. Non altrettanto si può dire del Vaticano nei confronti dei cittadini italiani.

“Cosa comporta, a livello pratico, l'accoglimento della prospettiva della gratuità entro l'agire economico? Risponde Papa Benedetto XVI che mercato e politica necessitano "di persone aperte al dono reciproco" (Caritas in veritate, nn. 35-39)” (
cit.).

Sicuramente questa pratica della “gratuità” la Chiesa non l'ha mai messa in atto. E lo sanno bene i romani sfrattati dalla “finanza alternativa” della Curia (
La Stampa).
Dove sono finite allora tutte queste “persone aperte al dono reciproco”? Dov'è tutta questa moralità nell'agire economico? Quando mai, le gerarchie ecclesiastiche, avrebbero congiunto la solidarietà all'economia se poi giunge a sfrattare i propri affittuari per operare qualche speculazione immobiliare? Dov'è sarebbe quello “sviluppo autenticamente umano”? Nei conti delle società “offshore”? Oppure nei finanziamenti del Vaticano ai regimi fascisti di tutto il mondo, come è ormai ampiamente documentato e storicamente provato?
Max Weber, il grande sociologo, suggeriva che l'etica protestante favorisse lo sviluppo del capitalismo, al contrario del cattolicesimo. Forse rimarrebbe sorpreso nel vedere quanto la Chiesa cattolica abbia surclassato quella protestante in questo ambito.



NOTA. Per quanto riguarda le collusioni tra Chiesa e regimi autoritari c'è molto materiale, suggerisco
Pinochet e il Vaticano sul coinvolgimento del Vaticano nel sostegno alla dittatura cilena e Il cardinale Pio Laghi sui rapporti della Chiesa con il regime argentino.

mercoledì 3 giugno 2009

Licenziato per un questionario sulla religione



È accaduto in un Liceo di Cesena. Un docente di matematica è stato sospeso dall'insegnamento perché ha distribuito un questionario agli studenti in cui si chiedeva se avessero preferito svolgere attività didattiche alternative all'ora di religione. Risultato : l'88 per cento ha risposto che sarebbe favorevole a sostituire l'insegnamento della religione in presenza di una alternativa offerta dalla scuola. La motivazione del provvedimento sarebbe che la questione sollevata dall'insegnante non rientrava nelle sue prerogative. Risposta decisamente squallida visto che l'insegnante non ha fatto che porre un semplice quesito e visto che di solito gli studenti sono gli ultimi ad essere interpellati quando si tratta di decisioni didattiche.

È evidente che questo professore ha sollevato una questione scomoda: scomoda per la Chiesa che può scegliere gli insegnanti di religione della scuola di Stato (senza che nessuno in questo caso si ponga il problema della “competenza” della Chiesa circa l'istruzione pubblica). Scomoda evidentemente per gli insegnanti di religione che spesso sono sacerdoti che vanno a fare le loro prediche nelle scuole pubbliche, violando il principio della laicità dello stato. Scomoda per il Ministero e le politiche sull'istruzione nel nostro paese, che permettono ipocritamente agli studenti di “non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica” salvo poi non istituire alcuna attività didattica sostituiva. Ma scomoda soprattutto per le gerarchie ecclesiastiche che usano la scuola come strumento di proselitismo e di privilegio rispetto alle altre religioni, di cui non si prevede alcun insegnamento.

Tutte le volte che qualcuno pone la questione della laicità nella scuola pubblica viene spacciato per pericoloso terrorista. Basta ricordarsi il caso del crocifisso appeso nelle aule scolastiche per esprimere un'appartenenza religiosa che non è quella della totalità degli studenti e del personale scolastico, quando una madre tentò di sollevare il problema.

Non solo il Vaticano incassa il finanziamento alle proprie scuole private da parte dello Stato (unica voce che la riforma Gelmini non ha tagliato) ma pretende di imporre, e la impone, la propria dottrina anche nelle scuole pubbliche che in teoria dovrebbero essere di tutti i cittadini e quindi equidistanti dalle varie religioni come dai credi non religiosi.

È una questione drammaticamente assente dal dibattito politico, anche in tempi di campagna elettorale, quella della laicità delle istituzioni e del pluralismo dell'istruzione, mentre i politici italiani dei maggiori partiti sembrano fare a gara per assicurarsi l'appoggio del Vaticano. Eppure quegli stessi politici dopo le recenti elezioni europee siederanno nei seggi dell'europarlamento, spesso nello stesso gruppo, assieme a colleghi come quelli francesi che non pensano minimamente di rimettere in discussione, né a destra né a sinistra, né tra laici né tra cattolici, una legge come quella che nel loro paese vieta l'esposizione di simboli religiosi nei luoghi delle istituzioni pubbliche.

In Italia c'è il Vaticano, certo. Ma c'è anche la debolezza di una classe dirigente totalmente distaccata dalle bisogni reali della società e irrimediabilmente succube dei poteri sia delle lobby industriali e finanziarie sia dei vertici ecclesiastici. Che molto spesso sono la stessa cosa.