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giovedì 29 aprile 2010

Sì, siete razzisti

Non ci sono più quei razzisti di una volta, che ce l'avevano coi “negri” e con gli ebrei e che di essere razzisti ne erano orgogliosi e lo ammettevano apertamente.

Oggi i razzisti si offendono se li chiami razzisti. Sono responsabili di comportamenti che sicuramente potrebbero essere qualificati come razzismo, ma non vogliono ammetterlo. Sono quelli che “prima gli italiani”, che vogliono favorire i nativi rispetto agli immigrati e che cacciano i bambini immigrati dalle mense scolastiche, che fanno morire le bambine extracomunitarie senza dare loro l'assistenza medica che la nostra Costituzione obbliga a dare, per tutti gli individui, non solo per quelli con la cittadinanza. Quelli che impediscono le costruzioni delle moschee, quelli che “gli immigrati ci rubano il lavoro e la casa”, quelli che “ se non vi sta bene potete cambiare paese”, quelli che “l'Italia agli italiani” oppure (altra versione di chi non può dire di amare un paese il cui tricolore usa per nettarsi l'ano) “padroni a casa propria”. Dopo che costoro hanno enumerato una serie di insulsi stereotipi, che ovviamente non sarebbero mai capaci di motivare e di argomentare se qualcuno gliene chiedesse ragione, aggiungono candidamente “io non sono razzista”.

Questa ipocrisia è qualcosa di insopportabile. Se volete seguire i fascisti in camicia verde, fate pure, ma ameno assumetevi la responsabilità delle conseguenze di questa scelta.

Cito da wikipedia alla voce razzismo:


“Nella sua definizione più semplice, per razzismo si intende la convinzione che la specie umana sia suddivisa in razze biologicamente distinte e caratterizzate da diversi tratti somatici e diverse capacità intellettive, e la conseguente idea che sia possibile determinare una gerarchia di valore secondo cui una particolare razza possa essere definita "superiore" o "inferiore" a un'altra.

Più analiticamente si possono distinguere diverse accezioni del termine:

Definizione



  1. storicamente rappresenta un insieme di teorie con fondamenti anche molto antichi (ma smentite dalla scienza moderna) e manifestatesi in ogni epoca con pratiche di oppressione e segregazione razziale, che sostengono che la specie umana sarebbe un insieme di razze, biologicamente differenti, e gerarchicamente ineguali. Tra gli ispiratori ideologici degli aspetti contemporanei di questa teoria vi fu l'aristocratico francese Joseph Arthur de Gobineau, autore di un Essai sur l'inégalité des races humaines[1] (Saggio sulla diseguaglianza delle razze umane, 1853-1855). Nel XIX secolo quello che sarebbe stato poi definito razzismo nel secolo successivo ebbe rilevanza scientifica, al punto da venire oggi chiamata dagli storici razzismo scientifico. Intorno al 1850 il razzismo esce dall'ambito scientifico e assume una connotazione politica, diventando l'alibi con cui si cerca di giustificare la legittimità di prevaricazioni e violenze. Una delle massime espressioni di questo uso è stato il nazionalsocialismo.

  2. in senso colloquiale definisce ogni atteggiamento attivo di intolleranza (che può tradursi in minacce, discriminazione, violenza) verso gruppi di persone identificabili attraverso la loro cultura, religione, etnia, sesso, sessualità, aspetto fisico o altre caratteristiche. In tale senso, però, sarebbero più corretti, anche se sono raramente usati nel linguaggio popolare corrente, termini come xenofobia o meglio ancora etnocentrismo

  3. in senso più lato, e di uso non appropriato, comprende anche ogni atteggiamento passivo di insofferenza, pregiudizio, discriminazione verso persone che si identificano attraverso la loro regione di provenienza, cultura, religione, etnia, sesso, sessualità, aspetto fisico, accento dialettale o pronuncia difettosa, abbigliamento, modo di socializzarsi o altre caratteristiche”.



Da World Reference.com: “la convinzione che alcune razze siano inferiori e quindi vadano trattate in modo diverso rispetto ad altre o addirittura sterminate

  • in generale l'atteggiamento di chi disprezza chi è diverso”

Dal Sabatini Coletti: “1 Ideologia che, fondata su un'arbitraria distinzione dell'uomo in razze, giustifica la supremazia di un'etnia sulle altre e intende realizzarla attraverso politiche discriminatorie e persecutorie

  • 2 estens. Ogni atteggiamento o manifestazione di intolleranza"





È evidente quindi che con razzismo non si intende solo la credenza nell'esistenza di razza superiori e inferiori, ma questo termine con il tempo ha finito per designare anche l'intolleranza e la discriminazione nei confronti di una data cultura, etnia, religione, ecc.

Quindi comportamenti come privilegiare gli italiani rispetto agli immigrati, nelle graduatorie per le case popolari o nei sussidi, e via dicendo, possono essere definiti tranquillamente comportamenti razzisti.

Perciò che non si affannino più tutti questi sindaci, parlamentari e ministri leghisti a negare una qualità incontrovertibile dei loro elettori. Per la lingua italiana lo sono, e finché non viene inventato il padano dovranno accettare di essere chiamati razzisti, a meno che non smettano di comportarsi come tali. Perché quindi, avere, anche da parte di noi antirazzisti , un inutile riserbo nell'usare la lingua italiana? Sarebbe bene che quando, dopo un'affermazione del tipo “fuori dalle balle”, volessero aggiungere “ma non sono razzista” qualcuno facesse loro notare, dizionario alla mano, che invece lo sono eccome. Poi ognuno è libero di esprimere le proprie idee e anche i propri pregiudizi. Se vuole vivere in una società dove gli italiani vengono favoriti rispetto agli immigrati, hanno diritto di esprimere questa opinione, a patto però di assumersene la responsabilità e di accettare l'inevitabile e corretto epiteto di razzista.

mercoledì 11 novembre 2009

Violenza squadrista a Roma

Era notte inoltrata quando una squadra di guardie armate che non sarebbe sbagliato definire fascista ha fatto irruzione all'Eutelia di Roma, dove gli operai occupavano la fabbrica per protestare contro 1200 licenziamenti.
I lavoratori tentavano di difendersi attraverso una pacifica forma di lotta per mantenere il loro posto di lavoro minacciato dalla spregiudicata logica capitalista del profitto quando quindici uomini, evidentemente ben pagati, hanno scardinato i cancelli e sono entrati con torce e spranghe minacciandoli.
I componenti della squadraccia nera, mandata da Samuele Landi, proprietario dell'azienda, si sono spacciati per poliziotti e sono stati fermati dall'arrivo dei carabinieri Un caso gravissimo di aggressione armata su cui la magistratura non può non intervenire. Sembra di essere tornati indietro di parecchi anni, quando lo squadrismo guidato da Mussolini imperversava in Italia, attaccando gli operai e i contadini che protestavano e che cercavano di rivendicare i loro diritti, col beneplacito dell'allora governo liberale, nonché dei padroni e dei proprietari che accettavano di buon grado di chiudere un occhio. Sappiamo tutti come poi è andata a finire.
Questi episodi non possono essere tollerati. Non si può rischiare una deriva autoritaria. Ci sono stati già altri momenti simili a questo ai danni di immigrati, omosessuali o di militanti di sinistra. Non sempre (specialmente quando le vittime sono questi ultimi) i media, i politici e il governo danno la dovuta attenzione al fenomeno. La strategia è sempre la stessa, aggredire i più deboli e quindi operai, immigrati o persone di diverso orientamento sessuale, sopratutto quando lottano per difendere ciò a cui hanno diritto.
La violenza, poteva costare un prezzo ben più grave ai lavoratori se non ci fosse stata una telecamera a documentare l'accaduto. Sarebbe un grande errore sottovalutare questi episodi. Ostinarsi a dire che il razzismo e l'intolleranza in Italia non esistono, e che non ci sono i segni di una chiara involuzione della società verso forme di dominio autoritarie non farebbe che aggravare il fenomeno.
Il fatto avvenuto a Roma contro gli operai è solo l'ultimo di una lunga serie. E testimonia la nuova tendenza fortemente repressiva del capitalismo.
I sindacati e la sinistra devono essere vicini ai lavoratori soprattutto in un momento in cui la lotta è più utile che mai, per evitare che eventi del genere si ripetano.


Fonti:


mercoledì 7 ottobre 2009

La legge è uguale per tutti


Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Art. 3 della Costituzione italiana.

È l'articolo violato dal Lodo Alfano assieme al 138 come stabilito dalla Corte Costituzionale.
Un atto dovuto perché era palese l'incostituzionalità di un provvedimento ad personam che discriminava tra i cittadini italiani e le quattro massime cariche dello Stato.
Un provvedimento che aveva la sola finalità di bloccare i processi che vedono coinvolto il presidente del Consiglio, quello sul caso Mills, l'avvocato di Berlusconi, già condannato perché corrotto da quest'ultimo per giurare il falso, e il caso Mediaset sui diritti tv.
Berlusconi ha dichiarato che i giudici della Consulta sarebbero tutti di sinistra, ipotesi assurda visto che è stato qualche mese fa ospite di uno dei magistrati della Corte, proprio nel periodo in cui si discuteva del Lodo (v. "Toghe Azzurre".)
Timidi i commenti dell'opposizione tranne l'Italia dei Valori che chiede le dimissioni del presidente del consiglio. Il pd è inspiegabilmente molto cauto, si tratterebbe di una sentenza senza conseguenze politiche, e si rifiutano di chiedere le dimissioni del premier, nonostante per la terza volta questo governo abbia tentato di far passare leggi palesemente incostituzionali e perfino anticostituzionali, perché contrari allo spirito stesso della Carta. Sembrano dimenticare quelli del pd i processi in cui è coinvolto Berlusconi non da privato cittadino ma da capo di governo, cosa anche questa assai distante dallo spirito del dettato costituzionale. Del resto non ci si potrebbe aspettare altro da chi ha già salvato questo governo dalla caduta inevitabile come abbiamo già denunciato in questo post.
Il Pd sembra in qualche modo dare segni di vita solo quando la maggioranza ha l'ardire di attaccare il Capo dello Stato, per la sua presunta parzialità. Ora se parzialità c'è stata da parte del Quirinale non è stata certo a sfavore del governo visto che Napolitano avrebbe avuto tutto il diritto e il dovere di non firmare il Lodo, come tante altre leggi, cosa che puntualmente ha omesso di fare col bizzarro argomento che il parlamento l'avrebbe riapprovato. Forse il parlamento sì (Napolitano non ha certo la palla di vetro per esserne sicuro) ma la Consulta no, come si è visto, è non firmarlo avrebbe spianato il lavoro della Corte, che invece, stando così le cose ha dovuto schierarsi anche contro il Presidente della Repubblica, per l'inettitudine di questi.
Insomma i presupposti ci sono tutti per chiedere le dimissioni non solo del capo di governo ma anche del Capo dello Stato che non si è dimostrato all'altezza del delicato compito affidatogli di farsi garante della Costituzione, avendo liquidato proprio il ruolo che ricopre previsto dall'ordinamento repubblicano con la bizzarra e decisamente inopportuna frase “tanto la riapprovano”. Tanto varrebbe, se è questa l'opinione di Napolitano dell'incarico che ricopre, che si dimetta, perché è evidente la sua mancanza di capacità e di volontà di esercitare i poteri di cui legittimamente dispone, come confermato da questa stessa sentenza.
Le conseguenze politiche ci sono eccome, perché non si può impunemente tentare di violare uno degli articoli portanti della Costituzione senza conseguenze, forse l'articolo più importante, che stabilisce l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, l'essenza stessa della democrazia. E perché questo è stato solo l'ultimo di una serie di tentativi di scardinare la Carta fondamentale, e perciò l'ordinamento democratico. Perché un capo di governo è per la prima volta nella storia italiana sotto processo e per la prima volta ha tentato di sfuggire ai processi che lo riguardano con una legge mirata, senza preoccuparsi della sua legittimità.
La sentenza della Consulta è provvidenziale perché stabilisce un principio inderogabile delle nostre istituzioni, un principio che non può essere scavalcato senza provocare gravi danni al funzionamento della giustizia e della democrazia stessa.

lunedì 21 settembre 2009

Quando è aggredito l'aggressore


Ci sono persone ossessionate da qualcosa. Daniela Santanché è ossessionata dal velo islamico. A lei proprio non va giù. C'è chi non sopporta i cani, chi è intollerante al latte. Lei è intollerante al velo.
È più forte di lei. Così ieri, nell'anniversario della breccia di porta Pia e dell'annessione di Roma, ha deciso di passare all'azione. Un gruppo di mussulmani milanesi, uomini e donne, tentava (quale crimine immondo!) di entrare in moschea. Ma lei ha deciso che la cosa non s'ha da fare. Così si è piazzata, assieme al suo codazzo di fascistelli, davanti alla moschea e ha deciso di aggredire le donne che portavano il velo per strapparglielo.
Questa al mio paese si chiama aggressione. La paladina delle libertà femminili (solo però col velo degli altri) ha avuto per tutta risposta uno sganassone in pieno volto da qualcuno che ha giustamente perso la pazienza per la sua prepotenza, il che ha causato la caduta della politicante. Apriti cielo! Si scatena un putiferio attorno agli islamici che avrebbero “aggredito” la “povera” deputata. Giornali che titolano “Santanché aggredita” o persino “picchiata”, facendola passare quasi per una martire della libertà, attaccata da terribili terroristi.
Tutti i giornali, a cominciare dal “Corriere della Sera” e “Repubblica”, quelli che parlano di libertà di espressione (il primo un po' di meno) e se la prendono contro la censura, hanno creduto ciecamente alla versione della Santanché. Sarebbe stata aggredita, mentre cercava di manifestare pacificamente. Giudicate voi se manifestare pacificamente significa proiettarsi su delle poverette di un'altra religione per cercare di strappare loro il velo. Se degli atei andassero davanti ad un convento e si gettassero sulle suore per togliere loro l'abito che portano, voi cosa pensereste? Che si tratta di una violenza, credo.
Posso capire fare una battaglia culturale perché le donne tolgano il velo (ma che dire allora delle nostre donne “disinibite” che si arrampicano sui tacchi a spillo o che devono fare pompini per fare carriera? Non mi sembra una grande libertà) questo fa parte del diritto di ogni cittadino a manifestare la propria idea. Ma pensare di imporlo per le legge, e arrivare al punto da piazzarsi di fronte ad una moschea per strappare il velo a delle povere donne la cui unica colpa è una certa interpretazione del Corano, è davvero una prevaricazione! Che non si lamenti poi se si becca la giusta reazione.
Invece la nostra è davvero esperta in questa tattica di aggredire per poi fare la vittima. Basti ricordare che è la stessa che aveva “la bava alla bocca” e che diceva che i clandestini vuole “cacciarli a calci in culo”. Una che andava con i fascisti di Fiamma Tricolore e che tutt'ora condivide le manifestazioni di Casa Pound, il centro sociale di estrema destra razzista e violento, una che ha deciso persino di farsi accompagnare dalla scorta, quasi fosse una vittima di mafia, immaginandosi di essere seguita da chissà quali schiere di terroristi (ma chi se la fila?).
Evitiamo di far passare quindi una così, una che, come si suol dire, “va a cercare rogne” per una paladina della libertà. E magari prima di prendere per oro colato tutto ciò che dice sentiamo prima la versione dei suoi presunti “carnefici”.


Link:
http://www.giornalettismo.com/archives/37358/santanche-burqa-aggredita/

martedì 8 settembre 2009

Le radici del razzista


BRUXELLES - Come si direbbe in Italia: «Chi la fa l’aspetti». O meglio: «Il bue non chiami cornuto l’asino». Come si direbbe in Italia, si dice oggi in Olanda: dove il bue del proverbio, con rispetto parlando, sarebbe Geert Wilders; e l’asino, gli immigrati turchi o nordafricani. Perché Wilders, il deputato dal ciuffo giallissimo e dal l’occhio ceruleo finito sotto processo per incitamento alla discriminazione e al l’odio religioso, l’uomo che vince le elezioni gridando «No all’Eurarabia» o «l’Olanda agli olandesi», e invocando la cacciata di tutti gli im migrati musulmani «che non rispettano la nostra cultura», lo stesso che per le sue idee viene espulso dalla Gran Bretagna e che i nemici bef fardi chiamano «il più bianco dei bianchi», insomma proprio lui sarebbe in qualche modo «nero»: figlio e nipote di immigrati dall’Asia, pronipote di meticci dalla pelle scura, discen dente di musulmani.
In altre parole un «indo», come nella lingua di tutti i giorni molti olandesi chiamano que sti cittadini. Parentele neppure trop po lontane, poi: già la nonna materna di Wilders, Johanna Ording-Meijere, moglie di un colono olandese nelle ex-Indie Orientali (l’attuale Indonesia, il più grande paese a maggioranza musulmana nel mondo) avrebbe avuto, come si usa dire, sangue misto. Tutto questo ha rivelato un esperto di genealogia, ricostruendo l’«albero» dei Wilders, e ora lo conferma - con uno studio di sei pagine appena pubblicato sul settimanale dei Verdi di Amsterdam - un’antropologa culturale, Lizzy van Leeuwen, che ha svolto lunghe ricerche negli archivi nazionali e che aggiunge un pizzico velenosetto della sua scienza alla zuppa già piccante delle polemiche: an che il ciuffo quasi albino e clamorosa mente ritinto di Wilders, dice infatti la studiosa, si può spiegare con la vo lontà di nascondere certe radici, di fuggire da un passato familiare che Wilders avrebbe sempre nascosto o dimenticato, tant’è che non lo cita nel le sue biografie. E anche le sue idee sarebbero così radicali, proprio per il desiderio di chiudere certe pagine.
Secondo la ricostruzione fatta ora, Johann Ording, il nonno materno di Wilders, proveniva da un’antica fami glia ebrea della madrepatria e si era trapiantato nell’isola di Giava, in Indo nesia, come direttore dell’amministra zione finanziaria. Sua moglie, Johanna, era una di quelle bellezze euro-asiatiche che così spesso si incontravano nelle famiglie dei coloni: e aveva, ovviamente, dei parenti musulmani. Gli Ording erano benestanti, avevano una numerosa servitù. Ma in torno al 1930, Johann fu colpito da un dissesto finanziario, e mentre era in vacanza in Olanda scoprì di essere sta to licenziato. Seguirono periodi di cri si e di frustrazione, anche perché nel 1949 l’Indonesia divenne indipenden te e molti altri coloni rimpatriarono. Negli anni '70, con l’esplodere dell’immigrazione dal Nordafrica e dalla Turchia, crebbero le difficoltà per gli «indi », in un mercato del lavoro sempre più ristretto (molti di loro, ricordano gli storici locali, militavano nei partiti di estrema destra). E nacquero i primi attriti con gli «altri», i musulmani: an che questo sfondo avrebbe contribui to al germogliare delle idee di Wilders. Il quale, finora, non ha replicato alle ricostruzioni: lavora a preparare le prossime elezioni a L’Aja, distribuisce vignette satiriche su Maometto, ripete che «non ho nulla contro i musulmani come persone» e nel frattempo auspica che Romania e Bulgaria «lascino l’Unione Europea». Chissà se qualcuno sta già cercando un bisnonno romeno, in quello stesso albero genealogico.


Corriere della Sera, 07 settembre 2009


Ora non so voi, ma io farei un monumento a questa antropologa. Propongo che l'antropologa Lizzy van Leeuwen venga in Italia a condurre una ricerca su tutti i leghisti. Magari si scopre che Borghezio aveva un prozio arabo o che Calderoli discende da una famiglia calabrese.
Chi pensasse che si tratta di un semplice problema individuale si sbaglia di grosso; è l'espressione, invece, di un'intera società. Il razzista che grida di voler cacciare “lo straniero”, l'esponente di una cultura e di un'etnia diverse, in realtà si tinge i capelli per mascherare i caratteri di quell'etnia e rinnega i suoi antenati per cancellare ogni segno di quella cultura su di sé. È un processo tipico dello xenofobo. Nell'uomo Mosè e la religione monoteistica Sigmund Freud attacca il nazismo (proprio nel momento della sua ascesa) che parlava di razza ariana e identità tedesca e accusava gli ebrei di tutti i mali possibili. Gli ebrei sono stati un popolo tradizionalmente discriminato, anche prima del nazismo. Contro di loro veniva lanciata l'accusa pretestuosa di essere i carnefici di Cristo. Tanto è demenziale il razzismo che si fingeva di ignorare che Cristo stesso era ebreo e che il cristianesimo ha le sue origini nell'ebraismo. Il nazismo utilizzò questo vecchio pregiudizio (ma basta vedere anche la posizione ufficiale della Chiesa Cattolica su questo punto fino a non molto tempo fa) per criminalizzare il popolo ebraico ed erigere la “razza ariana”, germanica e cristiana, a popolo eletto (tra l'altro condividendo proprio con l'ebraismo la credenza del “popolo eletto” appunto). Freud ridicolizzava proprio questa concezione, mostrando come in realtà ogni cultura, ogni società, non è mai un blocco granitico, un monolite uniforme e sempre uguale, ma un incontro e un insieme polimorfo di altre culture e altre società. La propria religione non esisterebbe senza l'apporto di altre religioni, anche quelle che vengono rifiutate.
Non solo, ma spesso capita che le culture che vengono respinte, sono proprio quelle che compongono la nostra. Mosè in realtà era egizio. La religione ebraica ha molte affinità con quella egizia. Proprio in coloro che sono accusati dagli ebrei per il loro culto “demoniaco” e da cui essi vogliono liberarsi, risiede l'origine del “popolo eletto”.
Era un'accusa potente, e neanche troppo velata, contro i nazisti. Proprio con le società che si vogliono cacciare o eliminare si condividono caratteri culturali fondamentali. Respingere le altre culture, quindi, significa rinnegare noi stessi, perché noi non siamo che il risultato di un processo di ibridazione e di mescolamento delle razze, delle culture e delle religioni. Siamo tutti meticci, potremmo dire.
Se volessimo dare una spiegazione psicologica al fenomeno che stiamo vivendo e di cui quel politico olandese è l'espressione lampante potremmo dire che il razzista proietta se stesso e la parte di sé che non riesce a controllare e di cui ha paura, su qualcun'altro, illudendosi così di poterla controllare meglio. Egli ha una personalità scissa e questa scissione lo porta a distruggere gli altri e se stesso.
Da un punto di vista antropologico cancellare le altre culture significa cancellare la nostra, poiché questa si è formata, e continua a formarsi e a vivere, solo in rapporto con le altre. Anche se questo rapporto fosse meramente conflittuale, finiremmo comunque per subire l'influenza del “nemico”, anche se in modo negativo. L'eliminazione del “nemico” non significa la nostra vittoria, ma il nostro suicidio.
Insomma, il razzismo rivela un rapporto insano con le proprie origini, i propri antenati e infine con se stessi. Rivela che c'è una parte di noi che non conosciamo e che vogliamo rinnegare e per questo la attribuiamo a qualcun'altro dicendo che non ci appartiene. Come è il caso di Wilders che si tinge i capelli o che rimuove la sua discendenza meticcia e islamica.
C'è chi parla di “radici cristiane” dell'Occidente. Ma l'Occidente possiede radici non solo cirstiane e giudaiche, ma anche islamiche, pagane, orfico-orientali, arabe, mistiche, animiste, deiste, atee, agnostiche e quant'altro.
Proprio coloro che parlano di “difesa della nostra identità” in realtà sono quelli che l'identità rischiano di distruggerla, perché in realtà non la conoscono e non la conoscono perché ne hanno paura, perché temono che riveli qualcosa di loro stessi che non vorrebbero scoprire.

martedì 1 settembre 2009

Criminali di Stato


ROMA
Nel giorno della visita a Tripoli del premier Silvio Berlusconi, il governo italiano decide un nuovo respingimento in Libia: 75 migranti, tra loro 15 donne e 3 minori, intercettati stamattina a circa 24 miglia a sud di Capo Passero - in un’area al limite della competenza italiana per quanto riguarda il soccorso in mare - sono stati trasbordati su un pattugliatore d’altura della Guardia di finanza per essere condotti nel paese nordafricano.

Da poco atterrato a Tripoli, il premier dice di non essere al corrente dell’accaduto, ma spiega: se vogliamo procedere ad una politica di vera integrazione dobbiamo essere rigorosi per non aprire l’Italia a chiunque. Arriva a stretto giro la replica Pd. Berlusconi -dice Dario Franceschini- oltre a guardare le Frecce farebbe bene a vedere cosa succede in Libia nei campi in cui si accolgono gli immigrati. «Ancora una volta -aggiunge Felice Belisario (Idv)- il premier è forte con i deboli e debole con i forti. I respingimenti preoccupano l’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Per Laura Boldrini, portavoce in Italia dell’Unhcr, invece di arginare il fenomeno dell’immigrazione si penalizzano i richiedenti asilo, persone in fuga da guerre e persecuzioni che hanno diritto a ottenere protezione.

La Stampa, 30 agosto 2009


Bisogna dirlo chiaramente senza troppi giri di parole. A capo del nostro governo ci sono dei criminali veri e propri, degli assassini, dei macellai che barattano la vita delle persone per fare affari e guadagnare qualche voto in più dagli ignoranti chi li hanno eletti.
Lasciamo perdere il solito anatema qualunquista “governo ladro”, questo non è solo un governo ladro, è un governo assassino.
Come si potrebbe definire altrimenti chi respinge dei disperati venuti per terra e per mare, attraverso trabiccoli galleggianti sovraffollati di gente affamata e terrorizzata per condannarli a una sorte senza scampo? Il Delinquente del Consiglio a capo di una coalizione di affaristi, fascisti e criminali della peggior specie, unisce tutta la bestialità di cui è capace con un'ipocrisia filistea. Finge di ignorare il fatto che i “clandestini”, che altro non sono che esseri umani nascosti dietro le cifre che il Ministero degli Internamenti snocciola con macabra freddezza, una volta respinti andranno a popolare le carceri libiche dove saranno pestati dalle guardie, torturati e maltrattati, quando non abbandonati nel deserto libico a morire di fame e di sete. Come si può definire chi è complice di azioni simili? È forse eccessivo paragonare una simile deportazione e un simile massacro all'olocausto ebreo della Seconda Guerra Mondiale? Non si dica che loro “non sanno”, patetica scusa accampata da tutti i criminali nazisti. Se i giornalisti sono in grado di conoscere il destino di migliaia di profughi che cercano disperatamente di entrare in Italia per fuggire alla guerra, alle persecuzioni o alla fame, a fortiori è in grado di venirne a conoscenza un governo che dispone di un apparato di servizi segreti. Ma non conviene agli imprenditori della morte mostrare gli scheletri nell'armadio di un regime tirannico. Con la Libia vige un accordo che permette ai sicari al potere di provvedere grandi appalti all'industria nazionale e oliare la macchina della propaganda razzista e fascista che si vanta dei respingimenti come di una grande risultato della biopolitica, anzi della “tanatopolitica”.
Il governo sa e quasi lo ammette esplicitamente quando Roberto “Zanna Verde” Maroni (il “moderato” della Lega, lo stesso che morse un poliziotto e che disse che con i clandestini bisogna essere “cattivi”) risponde a chi lo accusa di violare i diritti umani con la riduzione del numero di sbarchi. Come dire: se questi sono i risultati, ben venga anche violare i diritti umani, negare il diritto di asilo, mandare a morte nelle carceri libiche migliaia di disperati colpevoli solo della loro condizione. In cambio, in un perfetto mercato di bieca propaganda di regime, la Banda Berlusconi che governa l'Italia manda all'anniversario del governo fascista di Gheddafi le frecce tricolore. Cioè manda il fior fiore della nostra aviazione a festeggiare l'inizio di una dittatura, a spese ovviamente del contribuente. Come se durante il Ventennio la Gran Bretagna avesse mandato la RAF in Italia per celebrare la marcia su Roma.
Finiamola anche con la favola, sentita ripetere dalle canaglie leghiste, che “bisogna aiutarli a casa loro”. Se ogni immigrato dovesse aspettare gli aiuti del governo italiano farebbe in tempo a morire, assieme ai suoi figli, ai suoi nipoti e a tutta la sua stirpe. Per non smentirsi gli aiuti alla Cooperazione e allo sviluppo sono stati, ancora una volta, tagliati. Come “Aspettando Godot” questi aiuti “a casa loro” si aspettano sempre ma non arriveranno mai.
Ma poi è un ragionamento da testa di Cota: se un clandestino bussa alla porta di casa mia per chiedermi due spiccioli, io glieli do, non dico “non te li posso dare perché bisogna aiutarti a casa tua” bell'aiuto! Che bontà! Ci sono migliaia di esseri umani che lottano sul filo del rasoio, spesso tra la vita e la morte e certo non possono aspettare che venga varata la prossima finanziaria, ammesso, per pura fantasia, che venga fatto qualcosa. Per loro bisogna agire subito, adesso, senza perdere tempo perché ogni giorno in più può costare la vita ad altri.
Ma non si spreca nemmeno lo humor nero che possiedono Popolo delle Impunità e la Lega dei Fasci. Infatti vorrebbero anche praticare la cristiana virtù del perdono con la sanatoria (quasi fosse un condono edilizio, come se si stesse parlando di cose e non di persone) per regolarizzare colf e badanti. A parte il fatto che è un provvedimento fortemente classista, che andrà a vantaggio dei soliti ricchi che possono permettersi di pagare 500 euro solo per regolarizzare la propria cameriera. Ma ne emerge tutto il bieco cinismo spacciato per umanitarsimo. Gli stranieri vanno bene solo quando servono ai nostri scopi. Se si tratta di pulire le nostre case o il culo dei nostri anziani affetti da Alzehimer, allora gli stranieri vanno bene. Salvo poi rimandarli nella tana del lupo quando fa comodo. Certo questo atteggiamento riflette quello di molti italiani, cinici, ipocriti, rozzi e ignoranti, che considerano le persone di un altro paese niente più che dei servi.
E allora “bisogna rispedirli a casa loro” (perché essendo dei pacchi postali li si spedisce) ma non la colf che mi pulisce la casa. Questo è il modo di pensare del leghista tipo (e non solo).
Quindi smettiamola con questo falso fairplay che molti dell'opposizione sperano di portare avanti. Quei beceri palloni gonfiati ignoranti della Lega non si fanno certo problemi a definire i gay “froci”, i meridionali “terroni” e quelli che hanno la pelle un po' più scura della loro “negri”. E allora perché dovrei pormi io il problema di chiamare loro teste di cazzo? “Quanno ce vo', ce vo'” dicono a Roma ladrona. Tra l'altro è la pura verità. Anche se li chiamassi teste di organo sessuale maschile o teste di augello, il concetto sarebbe sempre lo stesso. Come del resto non c'è da censurarsi nel definire assassino un capo di governo che firma un accordo per avere appalti sulla pelle di esseri umani.
Per cui finiamola con questo timore reverenziale dell'opposizione, con la panzana veltroniana che se ti azzardi a dire troppo male dell'avversario, anzi del nemico (perché gli assassini e i razzisti sono miei nemici, non “avversari politici”) perdi le elezioni. I fatti dimostrano il contrario. Non mi pare che Berlusconi sia stato molto tenero con i suoi oppositori. E allora perché non ha perso?
Quindi diciamolo chiaramente: Berlusconi è un affarista e un criminale, Maroni un fascista manganellatore, Calderoli un porco che fa vergogna ai porci, Bossi un ignorante, Gentilini un nazista.
Se volete contribuire anche voi alla ricerca della migliore definizione per questa gente, fatevi avanti.

sabato 4 luglio 2009

Le leggi razziali


Il razzismo programmatico del governo è reso possibile dalla mancanza di coscienza di classe dei lavoratori italiani aizzati dai media contro lo straniero.



Il decreto in materia di ordine pubblico – impropriamente definito “sicurezza” – segna una vittoria per le forze retrograde e xenofobe. Il decreto provvede, coma mai prima d'ora, a criminalizzare lo straniero. Innanzitutto con l'introduzione del reato di “clandestinità”. Ciò determinerà la condanna penale e la reclusione per gli stranieri che si trovano irregolarmente in Italia. Se si considera che praticamente tutti gli immigrati, in Italia, a causa della legge vigente, sono costretti a passare per un periodo di irregolarità (perché non si può ottenere permesso di soggiorno senza contratto lavorativo) ci si accorge che la criminalizzazione non riguarda solo l'immigrato irregolare, ma lo straniero in generale additato come nemico o minaccia da cui bisogna difendersi.
In secondo luogo ciò comporterà la privazione, di fatto, delle cure mediche per gli irregolari, dato che il personale medico viene costretto a denunciare alle autorità la situazione di irregolarità dell'immigrato che ricorre alle sue cure.
In terzo luogo priva i “clandestini” anche dell'alloggio, perché vieta ai proprietari di affittare agli extracomunitari senza permesso di soggiorno.
In quarto luogo aizza una vera e propria “caccia alle streghe” delegando il mantenimento dell'ordine pubblico a delle ronde di privati cittadini, inesperti e non addestrati alla responsabilità che viene loro affidata e per giunta vicini a gruppi politici dichiaratamente razzisti, quando non addirittura fascisti.
In quinto luogo, aumenta il periodo di detenzione degli immigrati nei centri di identificazione, dei veri e propri lager, per le pessime condizioni igieniche e sanitarie, delle strutture detentive peggiori dei carceri per persone che si sono macchiate del solo delitto di essere nate in un paese in cui si muore per la guerra o per la fame.
Tutto questo ci fa concludere che è in atto in Italia una vera e propria persecuzione ai danni degli extracomunitari, essi vengono privati di:


  • diritti civili (mancato riconoscimento del permesso di soggiorno per cercare lavoro)
  • cure mediche
  • alloggio
  • libertà di movimento (la presenza delle ronde ne limiterà gli spostamenti)
  • habeas corpus (vengono incarcerati in strutture detentive per l'identificazione senza un processo, senza essere stati incriminati e senza potersi difendere in sede civile o penale).


La situazione degli extracomunitari oggi presenti in Italia non è molto diversa da quella degli ebrei durante il fascismo, e ciò non dovrebbe farci esitare nel concludere che il parlamento ha approvato delle vere e proprie leggi razziali.
Di fronte alla gravità della situazione non sembra ci sia una adeguata reazione da parte non solo dell'opposizione politica, ma della stessa società civile, che anzi in molti casi sembra approvare le misure liberticide e discriminatorie della maggioranza.
Il consenso di questo governo, d'altronde, è stato costruito anche su una forte componente xenofoba della sua azione politica, che mira a dividere le classi deboli tra italiani e stranieri.
La destra sta perseguendo una politica in favore della elite dominante e fortemente penalizzante nei confronti della classe lavoratrice. Queste misure antipopolari, anche se spesso non impopolari, sono state giustificate scaricando la responsabilità della questione sociale sugli immigrati, anziché sulla sregolatezza economica della classe dominante.
Ma il consenso della destra più reazionaria che sia mai stata al governo da diversi decenni non va attribuito soltanto a una propaganda ideologica martellante e sistematica degli ultimi mesi.
Né può bastare, per comprendere fino in fondo il fenomeno, appellarsi all'incapacità dell'opposizione e della sinistra (senza dubbio reale) di proporre una alternativa al modello liberista e autoritario imposto dalle forze conservatrici.
La maggioranza di destra, soprattutto la sua parte più xenofoba ed esagitata, ottiene un consenso senza precedenti non solo tra la ricca borghesia o tra i ceti piccolo-borghesi arricchiti, ma proprio tra quegli strati che maggiormente hanno pagato per la sua gestione della situazione sociale, vale a dire i lavoratori.
Tanto più sembra stupefacente questo consenso se si considera la forte presenza in passato, in Italia, di partiti politici che hanno a lungo, e spesso con successo, portato avanti gli interessi della classe lavoratrice.
Il loro forte radicamento ha condizionato la vita non solo economica ma anche culturale del Paese, contribuendo a una forte consapevolezza dei lavoratori circa le loro condizione e le dinamiche strutturali responsabili del loro sfruttamento, nonché delle possibilità reali di emancipazione.
Non basta liquidare questo incredibile mutamento con la storia, pur vera, della crisi della sinistra. Senza dubbio la sinistra negli ultimi anni non è stata abbastanza efficace nel porsi come alternativa al modello che fa comodo all'industria e alla finanza.
Senza dubbio ha perso radicamento sul territorio, permettendo la nascita di forti pulsioni eversive e addirittura, anche se a intermittenza, “secessioniste”. Ma non si spiega come il proletariato più avanzato dell'Europa occidentale possa essere diventato nel giro di pochi anni quello più arretrato e maggiormente in ostaggio di una borghesia tutt'altro che illuminata.
Come è possibile che sia passato da “avanguardia rivoluzionaria” dell'Europa a baluardo della conservazione? Certo, la situazione è molto più complessa di ciò che possa rendere ogni schematizzazione. Senza dubbio persistono diversi momenti all'interno della classe lavoratrice italiana, alternativamente emancipativi e recessivi, si fronteggiano istanze progressive e regressive all'interno di un medesimo comparto produttivo.
Ma è innegabile il “voltafaccia”, l'inversione di tendenza che ha accompagnato i lavoratori italiani negli ultimi tempi.
Per capire ciò che sta succedendo e il profondo mutamento avvenuto nella società italiana dobbiamo risalire a un momento storico essenziale nella società italiana, e occidentale in genere.
Dobbiamo tornare agli anni '80 del Novecento, il periodo della grande Restaurazione borghese.
Siamo alla fine dei movimenti di emancipazione che hanno sconvolto l'Italia e il Mondo culminati negli anni '60 e '70. Ora questi movimenti, che vedono la classe operaia in testa, arrancano, si ripiegano su se stessi.
Sono gli anni della “rivoluzione conservatrice” di Reagan e della Thatcher, e in Italia quelli del craxismo.
È il momento colto dalla ricca borghesia per mettere in atto un grande piano di ristrutturazione dell'ordine capitalistico internazionale messo in crisi nei decenni passati.
Questo piano comprende i seguenti punti: abbandono della linea “moderata” e di compromesso che a livello politico le classi dominanti avevano intrapreso, per mezzo, in particolare, della Democrazia Cristiana e della Chiesa; aggressione diretta e dichiarata alla classe operaia che va a colpire importanti diritti sociali conquistati con decenni di lotte; campagna di delegittimazione ideologica attraverso stampa e televisioni delle lotte sociali; conquista del consenso tra la piccola borghesia conservatrice (commercianti, artigiani, liberi professionisti) attraverso la medesima campagna; estensione di tale consenso (nel corso degli anni Novanta soprattutto) a settori della classe lavoratrice stessa, convinti dalla promessa della “scalata sociale”.
Si è trattato quindi di un disegno politico che la borghesia industriale e finanziaria ha abilmente saputo mettere in atto per erodere i presupposti sociali di ogni possibilità di trasformazione strutturale.
Questo disegno, abbiamo detto, poggia su due pilastri: l'attacco politico contro i lavoratori e la deregolamentazione in ambito economico e giuslavorista da un lato e la campagna mediatica di sostegno ideologico a tale deregolamentazione dall'altro.
Nel primo caso si è proceduti al progressivo smantellamento della scala mobile, per arrivare alla precarizzazione dei contratti di lavoro, alla erosione del salario, alla derubricazione della contrattazione nazionale a livello sindacale che hanno causato la perdita di potere contrattuale per il lavoro.
Nel secondo caso ci si è avvalsi di un avamposto senza precedenti, quello della televisione commerciale e privata. L'apertura del governo Craxi alla monopolizzazione della cultura da parte di Berlusconi, soprattutto attraverso l'affermazione di mediaset, fu il passo politico necessario per portare a compimento questo disegno.
Da allora la propaganda di mediaset, che ha contagiato anche la rai, ha formato e forgiato la coscienza delle masse, facendola regredire attraverso l'imbonimento della pubblicità e di prodotti culturali artisticamente scadenti ma promotori di un edonismo individualista e cinico, che ha progressivamente cancellato la coscienza di classe dei lavoratori italiani, ipnotizzati dalle promesse del mercato decantato dai media. A questo naturalmente va aggiunto il controllo, diretto o indiretto, dell'informazione, orientata al sostegno di questa strategia.
Tutto ciò è quanto si intende con l'espressione berlusconismo che sta a significare non tanto la gestione del potere di un singolo individuo, quanto la strategia attuata in Italia dalle classi dominanti che hanno trovato un valido “cavallo di Troia” nella persona e nei mezzi di Silvio Berlusconi.
Alla luce di questo rapido excursus è possibile individuare le radici di un tale collasso della coscienza delle classi povere italiane che ha spianato la strada alla destra e alla sua politica razzista e persecutoria.
Negli anni '80 l'arma politica era il craxismo, ovvero un liberismo travestito “da sinistra” che serviva per ampliare il consenso tra la piccola borghesia e metterla contro i lavoratori.
Oggi il bastione politico della Restaurazione è la Lega, utile a conquistare gli stessi strati della classe lavoratrice italiana per metterla contro quella straniera e coprire con la “guerra tra poveri” il consolidamento dell'egemonia dell'elite al potere.

domenica 14 giugno 2009

Tornano le squadracce nere

Proprio così. Ieri a Milano il Movimento sociale, partito di estrema destra, ha presentato il proprio progetto di istituire una “Guardia nazionale” per partecipare alle ronde autorizzate dal ddl sulla sicurezza del governo. Il loro capo è Gaetano Saya, indagato per istigazione all'odio razziale. Intanto la Procura di Milano ha aperto un fascicolo per apologia di fascismo.
Già sono immaginabili le loro intenzioni criminali, sotto la copertura di una legge infame. Gli immigrati, i barboni, le prostitute, gli omosessuali, sarebbero i primi ad essere presi di mira. Le ronde fasciste non farebbero che radicalizzare le già temibili ronde padane, che certo non si può dire vadano molto per il sottile.
Il loro equipaggiamento rivela già tutto: “elmetto, anfibi neri, guanti di pelle e una grossa torcia elettrica di metallo nero” (La Repubblica). Insomma da truppe paramilitari.
Ecco a cosa conduce una legge securitaria e liberticida, in cui la gestione dell'ordine pubblico vine tolta alle forze di polizia (composte da professionisti addestrati per questo) e affidata a dei dilettanti, degli inesperti che non sanno come bisogna comportarsi e per giunta di idee politiche eversive.
La situazione sembra analoga a quella dell'Italia pre-fascista e proto-fascista, quando lo squadrismo di Mussolini si diffondeva, favorito dai liberali allora al governo che vedevano in esso un mezzo per fermare l'avanzata dei socialisti e dei comunisti. Gli effetti sciagurati di questa politica si sono visti. Analogamente oggi il governo strizza l'occhio a quei gruppi incostituzionali di chiare idee razziste per fermare questa volta non i “rossi”, ma gli extracomunitari, soprattuto, ma anche tutti coloro che vivono ai margini della società, i senzatetto, i ladruncoli disperati, magari anche minorenni, i tossicomani. Contro tutti questi, che minacciano l'immagine di splendente ottimismo che dovrebbe irradiare dal suolo italico, si abbatterà la dura repressione del neo-squadrismo fascio-leghista.
Fascisti e leghisti li abbiamo già visti insieme. In Germania Borghezio manifestava contro la moschea assieme ai naziskin. In Italia sono numerosi i cortei, con tanto di spranghe e saluti romani, che vedono i leghisti uniti a quelli di Forza Nuova.
Già le telecamere nascoste delle Iene avevano immortalato le minacce subite dal reporter Paolo Calabresi, travestito da romeno, che stava rischiando il pestaggio dai rondisti.
Ecco il filmato:


Non ci dovrebbero essere più dubbi sulle reali intenzioni di questa gente.
Naturalmente nessun tg da spazio a queste notizie. Se una donna italiana viene violentata da un immigrato compare in prima pagina, ma se dei fascisti o dei leghisti picchiano un immigrato, nelle televisioni di pre-regime cala il silenzio assoluto.
Ricordate: