sabato 4 luglio 2009

Le leggi razziali


Il razzismo programmatico del governo è reso possibile dalla mancanza di coscienza di classe dei lavoratori italiani aizzati dai media contro lo straniero.



Il decreto in materia di ordine pubblico – impropriamente definito “sicurezza” – segna una vittoria per le forze retrograde e xenofobe. Il decreto provvede, coma mai prima d'ora, a criminalizzare lo straniero. Innanzitutto con l'introduzione del reato di “clandestinità”. Ciò determinerà la condanna penale e la reclusione per gli stranieri che si trovano irregolarmente in Italia. Se si considera che praticamente tutti gli immigrati, in Italia, a causa della legge vigente, sono costretti a passare per un periodo di irregolarità (perché non si può ottenere permesso di soggiorno senza contratto lavorativo) ci si accorge che la criminalizzazione non riguarda solo l'immigrato irregolare, ma lo straniero in generale additato come nemico o minaccia da cui bisogna difendersi.
In secondo luogo ciò comporterà la privazione, di fatto, delle cure mediche per gli irregolari, dato che il personale medico viene costretto a denunciare alle autorità la situazione di irregolarità dell'immigrato che ricorre alle sue cure.
In terzo luogo priva i “clandestini” anche dell'alloggio, perché vieta ai proprietari di affittare agli extracomunitari senza permesso di soggiorno.
In quarto luogo aizza una vera e propria “caccia alle streghe” delegando il mantenimento dell'ordine pubblico a delle ronde di privati cittadini, inesperti e non addestrati alla responsabilità che viene loro affidata e per giunta vicini a gruppi politici dichiaratamente razzisti, quando non addirittura fascisti.
In quinto luogo, aumenta il periodo di detenzione degli immigrati nei centri di identificazione, dei veri e propri lager, per le pessime condizioni igieniche e sanitarie, delle strutture detentive peggiori dei carceri per persone che si sono macchiate del solo delitto di essere nate in un paese in cui si muore per la guerra o per la fame.
Tutto questo ci fa concludere che è in atto in Italia una vera e propria persecuzione ai danni degli extracomunitari, essi vengono privati di:


  • diritti civili (mancato riconoscimento del permesso di soggiorno per cercare lavoro)
  • cure mediche
  • alloggio
  • libertà di movimento (la presenza delle ronde ne limiterà gli spostamenti)
  • habeas corpus (vengono incarcerati in strutture detentive per l'identificazione senza un processo, senza essere stati incriminati e senza potersi difendere in sede civile o penale).


La situazione degli extracomunitari oggi presenti in Italia non è molto diversa da quella degli ebrei durante il fascismo, e ciò non dovrebbe farci esitare nel concludere che il parlamento ha approvato delle vere e proprie leggi razziali.
Di fronte alla gravità della situazione non sembra ci sia una adeguata reazione da parte non solo dell'opposizione politica, ma della stessa società civile, che anzi in molti casi sembra approvare le misure liberticide e discriminatorie della maggioranza.
Il consenso di questo governo, d'altronde, è stato costruito anche su una forte componente xenofoba della sua azione politica, che mira a dividere le classi deboli tra italiani e stranieri.
La destra sta perseguendo una politica in favore della elite dominante e fortemente penalizzante nei confronti della classe lavoratrice. Queste misure antipopolari, anche se spesso non impopolari, sono state giustificate scaricando la responsabilità della questione sociale sugli immigrati, anziché sulla sregolatezza economica della classe dominante.
Ma il consenso della destra più reazionaria che sia mai stata al governo da diversi decenni non va attribuito soltanto a una propaganda ideologica martellante e sistematica degli ultimi mesi.
Né può bastare, per comprendere fino in fondo il fenomeno, appellarsi all'incapacità dell'opposizione e della sinistra (senza dubbio reale) di proporre una alternativa al modello liberista e autoritario imposto dalle forze conservatrici.
La maggioranza di destra, soprattutto la sua parte più xenofoba ed esagitata, ottiene un consenso senza precedenti non solo tra la ricca borghesia o tra i ceti piccolo-borghesi arricchiti, ma proprio tra quegli strati che maggiormente hanno pagato per la sua gestione della situazione sociale, vale a dire i lavoratori.
Tanto più sembra stupefacente questo consenso se si considera la forte presenza in passato, in Italia, di partiti politici che hanno a lungo, e spesso con successo, portato avanti gli interessi della classe lavoratrice.
Il loro forte radicamento ha condizionato la vita non solo economica ma anche culturale del Paese, contribuendo a una forte consapevolezza dei lavoratori circa le loro condizione e le dinamiche strutturali responsabili del loro sfruttamento, nonché delle possibilità reali di emancipazione.
Non basta liquidare questo incredibile mutamento con la storia, pur vera, della crisi della sinistra. Senza dubbio la sinistra negli ultimi anni non è stata abbastanza efficace nel porsi come alternativa al modello che fa comodo all'industria e alla finanza.
Senza dubbio ha perso radicamento sul territorio, permettendo la nascita di forti pulsioni eversive e addirittura, anche se a intermittenza, “secessioniste”. Ma non si spiega come il proletariato più avanzato dell'Europa occidentale possa essere diventato nel giro di pochi anni quello più arretrato e maggiormente in ostaggio di una borghesia tutt'altro che illuminata.
Come è possibile che sia passato da “avanguardia rivoluzionaria” dell'Europa a baluardo della conservazione? Certo, la situazione è molto più complessa di ciò che possa rendere ogni schematizzazione. Senza dubbio persistono diversi momenti all'interno della classe lavoratrice italiana, alternativamente emancipativi e recessivi, si fronteggiano istanze progressive e regressive all'interno di un medesimo comparto produttivo.
Ma è innegabile il “voltafaccia”, l'inversione di tendenza che ha accompagnato i lavoratori italiani negli ultimi tempi.
Per capire ciò che sta succedendo e il profondo mutamento avvenuto nella società italiana dobbiamo risalire a un momento storico essenziale nella società italiana, e occidentale in genere.
Dobbiamo tornare agli anni '80 del Novecento, il periodo della grande Restaurazione borghese.
Siamo alla fine dei movimenti di emancipazione che hanno sconvolto l'Italia e il Mondo culminati negli anni '60 e '70. Ora questi movimenti, che vedono la classe operaia in testa, arrancano, si ripiegano su se stessi.
Sono gli anni della “rivoluzione conservatrice” di Reagan e della Thatcher, e in Italia quelli del craxismo.
È il momento colto dalla ricca borghesia per mettere in atto un grande piano di ristrutturazione dell'ordine capitalistico internazionale messo in crisi nei decenni passati.
Questo piano comprende i seguenti punti: abbandono della linea “moderata” e di compromesso che a livello politico le classi dominanti avevano intrapreso, per mezzo, in particolare, della Democrazia Cristiana e della Chiesa; aggressione diretta e dichiarata alla classe operaia che va a colpire importanti diritti sociali conquistati con decenni di lotte; campagna di delegittimazione ideologica attraverso stampa e televisioni delle lotte sociali; conquista del consenso tra la piccola borghesia conservatrice (commercianti, artigiani, liberi professionisti) attraverso la medesima campagna; estensione di tale consenso (nel corso degli anni Novanta soprattutto) a settori della classe lavoratrice stessa, convinti dalla promessa della “scalata sociale”.
Si è trattato quindi di un disegno politico che la borghesia industriale e finanziaria ha abilmente saputo mettere in atto per erodere i presupposti sociali di ogni possibilità di trasformazione strutturale.
Questo disegno, abbiamo detto, poggia su due pilastri: l'attacco politico contro i lavoratori e la deregolamentazione in ambito economico e giuslavorista da un lato e la campagna mediatica di sostegno ideologico a tale deregolamentazione dall'altro.
Nel primo caso si è proceduti al progressivo smantellamento della scala mobile, per arrivare alla precarizzazione dei contratti di lavoro, alla erosione del salario, alla derubricazione della contrattazione nazionale a livello sindacale che hanno causato la perdita di potere contrattuale per il lavoro.
Nel secondo caso ci si è avvalsi di un avamposto senza precedenti, quello della televisione commerciale e privata. L'apertura del governo Craxi alla monopolizzazione della cultura da parte di Berlusconi, soprattutto attraverso l'affermazione di mediaset, fu il passo politico necessario per portare a compimento questo disegno.
Da allora la propaganda di mediaset, che ha contagiato anche la rai, ha formato e forgiato la coscienza delle masse, facendola regredire attraverso l'imbonimento della pubblicità e di prodotti culturali artisticamente scadenti ma promotori di un edonismo individualista e cinico, che ha progressivamente cancellato la coscienza di classe dei lavoratori italiani, ipnotizzati dalle promesse del mercato decantato dai media. A questo naturalmente va aggiunto il controllo, diretto o indiretto, dell'informazione, orientata al sostegno di questa strategia.
Tutto ciò è quanto si intende con l'espressione berlusconismo che sta a significare non tanto la gestione del potere di un singolo individuo, quanto la strategia attuata in Italia dalle classi dominanti che hanno trovato un valido “cavallo di Troia” nella persona e nei mezzi di Silvio Berlusconi.
Alla luce di questo rapido excursus è possibile individuare le radici di un tale collasso della coscienza delle classi povere italiane che ha spianato la strada alla destra e alla sua politica razzista e persecutoria.
Negli anni '80 l'arma politica era il craxismo, ovvero un liberismo travestito “da sinistra” che serviva per ampliare il consenso tra la piccola borghesia e metterla contro i lavoratori.
Oggi il bastione politico della Restaurazione è la Lega, utile a conquistare gli stessi strati della classe lavoratrice italiana per metterla contro quella straniera e coprire con la “guerra tra poveri” il consolidamento dell'egemonia dell'elite al potere.

4 commenti:

  1. avete perso fatevene na ragione!

    ha vinto il berlusca, viva il berlusca.

    abbasso la democrazia demoplutocratica

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  2. come al solito nessuna firma. Dopo una analisi politica questo è tutto quello che sai dire? livello culturale: sotto zero. Anonimo, terra terra, eh?

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  3. Bravissimo Matteo, analisi lucida e ben fatta.
    Gli anonimi vantano vittorie e sulla base di esse non desiderano si parli con spirito critico dello stato delle cose. Non siamo invidiosi, amiamo ragionare e desideriamo una società migliore.

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  4. Grazie mente persa, il mio scopo era proprio quello di andare alla ricerca delle cause di un fenomeno come il razzismo. Le critiche sono sempre bene accette, purché siano appunto critiche e non slogan.

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