mercoledì 22 luglio 2009

Il ras è nudo




Tutta la verità su Di Pietro, quella nascosta anche dall'informazione considerata indipendente



Si propone come il difensore della legalità, il garante dell'etica nella politica, attacca Berlusconi e le sue vicende giudiziarie, critica il Pd per un'opposizione non abbastanza intransigente, si presenta come la vera alternativa alla destra e mira a conquistare l'elettorato di sinistra deluso.
Vorrebbe passare come integerrimo paladino delle istituzioni, ma, Antonio Di Pietro non si può certo dire estraneo al sistema che egli dice di voler denunciare.
Il nemico ufficiale dovrebbe essere Silvio Berlusconi, ma con quest'ultimo Antonio “Che c'azzecca” Di Pietro può vantare diverse somiglianze.
Innanzitutto la gestione del partito, o per meglio dire della corte al suo servizio. Esistono due “Italia dei Valori”: una è che quella ufficiale, composta da iscritti e militanti. L'altra è l'Associazione Italia dei Valori, che invece è composta da tre persone, come la Santissima Trinità: Di Pietro stesso, sua moglie Susanna Mazzoleni e l'amica di famiglia Silvana Mura. Una gestione familistica che stride fortemente con le ostentate dichiarazioni in merito a queste questioni. Una gestione autoritaria, poiché Di Pietro a capo di entrambi i partiti cloni ha i poteri di un monarca assoluto, che contrasta con l'immagine di chi grida ai quattro venti di voler difendere la democrazia.
Ma ciò appare una sciocchezza a confronto della gestione alquanto disinvolta del bilancio del partito a due facce, che riscuote i finanziamenti pubblici dei rimborsi elettorali per comprare immobili, attraverso la società immobiliare di famiglia Antocri.
Anche questo fatto sembra tuttavia una sciocchezza di fronte alle alleanze politiche a livello locale, dove l'IdV è vicina a personaggi alquanto discutibili, come l'amministrazione Del Turco che egli ha pure denunciato, ma soltanto una volta che è partita l'inchiesta della magistrature e che è scoppiato lo scandalo della sanità, dopo aver partecipato alla giunta senza mai battere ciglio.
Ma, si dirà, almeno a livello nazionale Di Pietro conduce un'opposizione dura, intransigente, ben lungi da ogni possibile intrigo politico. Falso.
Di Pietro è stato lo stesso che ha votato contro l'istituzione di una commissione d'inchiesta sui fatti del G8 di Genova, quando morì un ragazzo di nome Carlo Giuliani e i manifestanti furono barbaramente pestati dalla polizia.
Di Pietro è un uomo d'ordine, si sa, e in quanto uomo d'ordine, difende la polizia anche nei casi in cui questa si macchia di gravissimi reati e infrange quelle stesse leggi di cui Di Pietro si dice tutore.
Egli sostiene che una commissione sarebbe inutile perché non farebbe che raddoppiare i compiti della magistratura. Ora appare ben strano che Di Pietro, che conosce sia il mondo della giustizia che quello della politica, non sappia distinguere tra responsabilità penali, che è compito proprio dei magistrati accertare, e responsabilità politiche, che invece non spetta chiarire alla giustizia, ma alla politica, e quindi a una commissione parlamentare, che approfondisca ad esempio il ruolo del Ministro degli Interni o del Vice Presidente del Consiglio e dello stesso Capo di Governo nello svolgimento dei fatti.
Ma Di Pietro è anche lo stesso che ha votato a favore della TAV, del Ponte sullo Stretto, affare per la tanto criticata monopolista Impregilo, e del Mose a Venezia, a cui si è detto contrario anche il Sindaco Cacciari, mostrando così il rispetto che ha nei confronti della popolazione locale e della sua volontà.
Queste e altre amenità sono riassunte ottimamente
in questo articolo.
“L'uomo d'ordine” può vantare anche rapporti con personaggi di chiara fama complottista e stragista, come sono pezzi della massoneria e della mafia. Esistono diversi iscritti all'Italia dei Valori, con cui Di Pietro ama presentarsi in pubblico che risultano anche sulla lista della P2 di Licio Gelli, nonostante nello statuto del partito ci sia scritto che esso si oppone alle organizzazioni eversive come appunto quella della nota loggia massonica. Senza contare gli esponenti e gli imprenditori vicini alla mafia (
Casa della legalità).
Di queste notizie si trova ampia documentazione in rete e per chi volesse saperne di più non avrebbe difficoltà a trovarne.
In questa sede invece ci soffermeremo su un caso particolare della doppia morale dipietrista, ovvero della sua spregiudicata politica nella propria terra d'origine.
Il Molise, regione di provenienza dell'ex magistrato, nonché ex democristiano e anticomunista, è feudo ormai dell'IdV, dove questo ha riscosso un successo straordinario alle ultime elezioni amministrative ed europee.
Per la sua regione Di Pietro ha fatto tanto. E per farlo non ha guardato in faccia a nessuno. Questa è quella che, tanto i berlusconiani doc, quanto i dipietristi doc chiamano “politica del fare”.
Non si è fatto scrupolo di allearsi con quello che doveva essere il suo avversario, ovvero il Presidente della Regione Molise, nonché capo del centrodestra molisano, Michele Iorio, altro feudatario della zona, come è stato denunciato con un articolo apparso sul Giornale da Filippo Facci (
Il Giornale).
In rispetto del più smaccato consociativismo in Molise Italia dei Valori e parte Popolo della Libertà (assieme a pezzi del Pd) hanno costituito un'alleanza allargata per contrastare il nuovo “astro nascente” della classe dirigente molisana: l'europarlamentare del PdL ed ex UDC Aldo Patriciello, altro bel personaggio.
Nel comune di Venafro il difensore della legalità partecipa a una giunta di centrodestra. Ma non era proprio lui quello che doveva scongiurare qualsiasi possibile inciucio tra i due schieramenti?
Eppure in nome degli interessi localistici e familistici Di Pietro è disposto con eroico spirito di sacrificio a penalizzare anche i suoi conclamati “principi”. Così non si fa scrupolo di partecipare alla gestione delle autostrade molisane assieme al capo locale dell'arcinemico PdL, come denuncia lo stesso Giornale.
Gli accordi per la costruzione della Termoli-San Vittore risalgono all'epoca in cui Di Pietro era Ministro delle Infrastrutture ed elogiato dal suo presunto avversario Iorio. (
Primapaginamolise). Di Pietro disse che per fare l'interesse dei molisani bisogna prescindere dalle appartenenze politiche; si deve dire che è stato fedele a questa linea fino alla fine, poiché ha guardato molto agli interessi dei molisani, soprattutto di certi molisani, e per nulla alla ostentata presunta differenza politica. Alla costruzione della Termoli-San Vittore si era deciso dovesse partecipare l'ATI, che è una società di proprietà al 55% della impresa Falcione vicina a Iorio (mytermoli.com).
Tra Di Pietro e Iorio sembra esserci un rapporto inscindibile, come provano le numerose manifestazioni di stima, come quella di cui sopra, e le numerose “amnesie” dell'IdV circa gli affari dei suoi avversari ufficiali che spesso omette di denunciare. Ha omesso di denunciare il buco di bilancio della sanità prodotto dall'amministrazione Iorio, la vicenda degli appalti per la ricostruzione a seguito del terremoto, nonostante a San Giuliano le vere vittime della calamità vivano ancora nei container. Non ha detto nulla Di Pietro della doppia carica che ricopriva Iorio, di presidente della Regione e parlamentare, come non ha detto nulla di un altro conflitto di interessi dei due fedeli di Iorio, Di Giacomo e De Camillis, presenti sia in Consiglio regionale che al Parlamento nazionale (
altromolise.it). Ma su questa faccenda Di Pietro fa orecchie da mercante, nonostante egli sia stato in altre occasione sempre in prima fila contro il conflitto di interessi e i molteplici incarichi pubblici, quando questi però non riguardavano i suoi amici-nemici.
Politica, Sanità, Infrastrutture, ma anche Servizi, sono di competenza dell'Amministrazione de facto Di Pietro-Iorio, come prova l'accordo ufficiale che al tempo del governo Prodi, quando Di Pietro era Ministro, fu ratificato dai due amici molisani assieme all'allora Presidente abruzzese Del Turco (lo stesso che face scandalizzare Di Pietro ma a scandalo già avvenuto) per la diga di Chiauci e la spartizione delle acque tra Abruzzo e Molise (
altromolise.it).
Queste sono notizie facilmente reperibili e, per chi abbia una qualche dimestichezza con gli affari politici e gli intrighi molisani, ampiamente conosciuti.
Ma come mai a questi fatti non è stato dato il giusto rilievo nazionale tanto che la maggioranza dell'opinione pubblica, anche quella più informata e che, ingannata, spesso finisce per votare IdV, ne è all'oscuro? Perché il grande Tonino gode di una copertura informativa assai solida.
I mezzi di informazione vicini al Pd non osano mettere il dito nella piaga, visto che anche loro non è che siano proprio immuni da colpe come testimoniano i rapporti che l'ex Presidente della Provincia di Campobasso D'Ascanio, in quota Pd appunto, intrattiene con la coppia perfetta degli amiconi Antonio e Michele (
altromolise.it).
La stampa di destra fa lo stesso, data l'influenza di Iorio e dei suoi uomini nel PdL.
Ma fa lo stesso anche la spregiudicata informazione dei “duri e puri” del giornalismo nostrano che non si lasciano intimorire da nessun potere, quella guidata da Marco Travaglio.
Sulle ambiguità di Di Pietro non si è interessato altrimenti che con il silenzio più totale, tradendo il suo consueto scrupolo giornalistico. Ha denunciato l'affare, oggetto di un'indagine della magistratura, dell'appalto della variante autostradale di Venafro che vedeva coinvolto Aldo Patriciello, ma ha taciuto circa la gestione molto discutibile Iorio-Di Pietro di un altro appalto autostradale, quello della Termoli-San Vittore. Evidentemente ha deciso di accantonare il metodo rigoroso che adotta per smascherare i nemici dell'amico Tonino.
Basta vedere come Travaglio prima delle elezioni europee e amministrative scendesse negli scomodi particolari di tutti i partiti, tranne quello del suo compagno e capo di partito, dove si limitava a parlare della candidatura di un trasformista passato in vari gruppi, attribuendone peraltro la responsabilità a una semplice “svista” (
voglioscendere). Perché dovrebbe trattarsi di una semplice svista? Perché non potrebbe trattarsi di una decisione dello stesso ex magistrato dato che tutto quello che avviene nel partito (tanto più le candidature a livello europeo) non passa senza la sua approvazione e dato che all'interno dell'IdV ha un potere pressoché assoluto? Non potrebbe essere stato lo stesso Di Pietro ad aver voluto questa candidatura, sicuro che sarebbe passata inosservata o giustificata come semplice “svista”? Ma Travaglio omette anche di parlare di tutti i massoni e i collusi con la mafia presenti nell'Italia dei Valori.
Dove finisce in questi casi il rinomato acume del castigatore nazionale? Scompare di fronte all'ammirazione incondizionata per il suo capo di partito? O c'è qualcosa di più? Un accordo di reciproca protezione? Come possono a un giornalista abile e smaliziato come Travaglio sfuggire certe frequentazioni quantomeno imbarazzanti dell'amico?
Egli era l'allievo stimato del grande Indro Montanelli. Ci domandiamo se quest'ultimo, che non aveva mai risparmiato critiche a nessuno, avrebbe approvato un simile comportamento e una simile iniquità nei giudizi.
Per concludere vorremo mettere in guardia tutti coloro che, soprattutto a sinistra, si stanno lasciando sedurre dal “grande moralizzatore” che vorrebbe apparire come estraneo alle logiche lobbistiche di gestione del potere.
Di Pietro non è di sinistra, tanto meno di una sinistra “radicale” come spesso viene dipinto dalla stampa. Al parlamento europeo partecipa ad un gruppo centrista, quello dei liberali ed ha votato a favore della Direttiva Bolkenstein per la privatizzazione dei servizi e in favore dell'innalzamento dell'orario di lavoro a 65 ore.
Ha taciuto sulla missione italiana in Afghanistan e sul rifinanziamento che ha votato, come ha taciuto sull'aumento della spesa militare.
Potrebbe trarre in inganno l'abile “campagna acquisti” che ha potato nel suo partito personaggi della sinistra, anche considerati comunisti, come Zipponi proveniente da Rifondazione o come il filosofo Gianni Vattimo. Lasciando ai lettori ogni riflessione sulla dubbia “moralità” di costoro che abbandonano i loro partiti proprio nel momento del bisogno (e proprio guarda caso quando la sinistra non entra in parlamento e l'IdV è in chiara crescita) la linea di Di Pietro non è quella di proporsi come alternativo a Berlusconi e alla destra, ma di attrarre tutti i “delusi” di sinistra per trattenerli all'interno dell'asse bipolare PdL/Lega-Pd/IdV. Non, quindi, elemento antisistema, ma pedina contigua e interna al sistema che ha il compito di tapparne le falle con la sua immagine “pulita”.

11 commenti:

  1. Rieccomi, mi ero persa nella calura bolognese :)

    Una mia collega di lavoro (non è il primo caso) si è stupita quando le ho detto che Di Pietro e Travaglio erano di destra, la gente non si prende il tempo per analizzare bene i fatti e sopratutto chi dovrebbe informare tace!
    gio

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  2. Purtroppo, nella carenza di personaggi politici veri spesso la gente sente il bisogno di "aggrapparsi" a chi gli sembra diverso. Di Pietro a modo suo lo è, indubbiamente, anche se lo reputo più vicino al modo di fare (o non fare) politica tipico di Grillo piuttosto che a quello di qualche passato statista. Ma come dice il proverbio, in un mondo di orbi uno con un occhio solo si crede un dio!

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  3. Guarda, io concordo con questo post. Io però non mi metto i paraocchi e non ho ossificato il cervello. Io, come avrai capito, ho idee distanti anni luce da quelle di Di Pietro o come Travaglio perchè sono di destra. Ma prendo sempre il buono e Travaglio lo ascolto volentieri perchè comunque sia è molto bravo a spiegare le leggi fatte apposta per le crminalità organizzate e altro.

    Io a suo tempo ho difeso Di Pietro quando tutti lo attaccarono perchè aveva osato criticare Napolitano.

    Detto questo, so riconoscere tutte le anomalie che lui ha.

    Hai fatto bene a ricordare il caso Del Turco. Nessuno dice che l'unico partito che lo accusava da sempre per corruzione era stato Rifondazione Comunista.

    Ma quest'ultimo partito non ha capito che sbaglia a lasciare la lotta alla mafia e per la legalità a Di Pietro.

    Perchè p importantissimo coniugare la giustizia sociale con la leglità. E l'esempio lampante era il grande Peppino Impastato che era di Lotta Continua.

    Un abbraccio!

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  4. appoggio l'incarcerato e mi riprometto di leggere tutte le interessanti segnalazioni che hai fatto!

    come diceva fabrizio

    "non ci sono poteri buoni"

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  5. ciao, sto seguendo il tuo percorso ma la Casa della Legalità e Christian Abbondanza puzzano tantissimo... Christian Abbondanza, patron della Casa della Legalità, è fuoriuscito da Italia dei Valori, è un pregiudicato, l'associazione è nota per passare il tempo fra querele e atteggiamento bullista nei confronti di altre associazioni di volontariato (ad esempio querelare e denunciare ARCI per vari motivi e poi chiedere favori in cambio del ritiro delle querele) e ha accusto Libera di don Ciotti di non fare antimafia ma essere parte del "partito del cemento" in Liguria

    ora, magari è un crociato immacolato e tutto quello che scrive è vero, però prima di dargli credito mi si richiede uno sforzo, ho scaricato il materiale su di pietro dal suo sito e me lo leggerò

    per quel che riguarda commissione G8 su Genova già sapevo

    per gli affari in Molise leggerò

    tornerò con aggiornamenti

    ciao ciao e buon lavoro

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    1. ...è vero Christian Abbondanza è stato appena condannato per diffamazione ...ed aveva alle spalle un patteggiamentto per reati inerenti alla bancarotta fraudolenta..
      non so come facciano quelli del Movimento a 5 Stelle che sono tanto casti e puri a tenerselo fra le loro fila...

      ciao

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  6. La Volpe, quello che mi dici mi giunge nuovo, mi informerò, comunque non è solo la casa della legalità ad aver fatto quelle segnalazioni.
    E poi se è per quella ragione dovremmo dubitare anche del "Giornale" che è di proprietà di Berlusconi, ma l'articolo di Facci è ottimo come ho potuto verificare e non fa che riportare le notizie da diversi giornali molisani.
    Grazie comunque per la segnalazione.

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  7. Caro Matteo,
    Quello che scrivi su Di Pietro, ammesso che sia vero (e io non ho elementi per affermare che non lo sia), dimostra che non ci possiamo fidare dei nostri rappresentanti, i quali, il più delle volte, fanno il proprio gioco e rappresentano soltanto se stessi e gli amici dell'entourage.
    Ciò mi conferma nell'idea che occorre trovare il modo di superare questo sistema rappresentativo che non rappresenta e restituire al singolo cittadino la sovranità che gli spetta e di cui è stato depredato da questa falsa democrazia.

    P.S.
    In questi giorni sto lavorando sui blog (perdon: sui "Cantieri di lavoro") che conto di aprire ai primi di settembre. Sono certo che ti piaceranno.

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  8. Pietro. Hai ragione, ed è per questo che io credo che le persone debbano riappropriarsi dell lotta politica di cui sono state espropriate dalla cultura "del disimpegno".

    Fammi sapere se ci sono novità.

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  9. Matteo,
    hai fatto un ottimo lavoro nel mettere insieme tutte le macchie di Di Pietro. Concordo in gran parte, la sua è molto un'operazione di facciata, è un GIOCARE a fare quello anti-sistema. Il suo è spesso un abbaiare a Berlusconi e un criticare il PD perchè non abbaia abbastanza. Quando poi si tratta di mangiare, mangia anche lui. Prendi ad esempio la nuova legge elettorale per le europee che anche l'IDV ha votato, in modo di spartirsi la torta dei finanziamenti pubblici solo tra 5 partiti, invece che tra una quindicina come 5 anni fa.

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  10. sono degli imbroglioni..IORIO E DI PIETRO. ..PERCHE ALDO PATRICIELLO STà RIMETTENDO IL MOLISE IN SESTO E NN VE NE ACCORGETE.DA DA MANGIARE CN LE SUE AZIENDE A OLTRE 2000 PERSONE,FA ARRIVARE FONDI A VALANGA DAL'UNIONE EUROPEA E IORIO VISTA LA SUA FORZA VUOLE SOPPRIMERLO.SVEGLIATEVIIIII

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