mercoledì 21 aprile 2010

Difendiamo la controinformazione

La mafia ha molti volti, ma sempre la stessa caratteristica, quella di intimidire chi tenta di dire la verità.
Diffondo perciò due appelli per il sostegno a due giornalisti, alla loro vita e alla loro attività. Uno di essi per il suo lavoro rischia la carriera, un altro addirittura la vita.

"Non lasciamo solo Gianni Lannes. Si batte per tutti noi"



"Era settembre 2009, ve la ricordate quella brutta storia di navi dei veleni affondate al largo delle coste calabresi? Quel traffico allucinante che va avanti da decenni facendo ammalare il popolo calabrese di tumori in modo insolitamente frequente e di cui a settembre la stampa parlò (solo) perchè un pentito di mafia tirò fuori questa storia…

Se ne era occupato (e se ne sta occupando tuttora) Gianni Lannes, un giornalista di Terra Nostra, che aveva indagato sulle società colluse con la ‘ndrangheta che si occupano di smaltire i rifiuti nucleari da piazzare su navi destinate all’affondamento. Do You Remember?

Come era “finita”, o meglio: cosa dissero i media prima che tornassero a non occuparsi piu’ di questa storia?

1) che la Prestigiacomo aveva smentito Lannes, dicendo che le navi affondate non erano navi piene di rifiuti radioattivi ma relitti della prima guerra mondiale :-D

2) Che Lannes propose a Prestigiacomo un incontro pubblico in cui avrebbe portato le prove (fotografiche e documentali) del fatto che si sta morendo tutti di acqua resa radioattiva da un traffico trentennale di navi piene di rifiuti affondate nel Tirreno e che la Prestigiacomo si è guardata bene dall’accettare di presenziare a un qualsivoglia confronto con Lannes

3)Lannes (che, nel frattempo minacciato da anonimi l’hanno messo in guardia sull’incolumità sua e del suo bimbo piccolo, se avesse continuato ad occuparsi di ’sta brutta storia aveva ottenuto di girare sotto scorta) si era riproposto di presentare ad Aprile in parlamento una documentazione riassuntiva completa sul fenomeno dell’affondamento di queste navi

4) e mò che siamo ad aprile Lannes è stato di nuovo pesantemente minacciato: lui, la sua famiglia e i collaboratori dell’organizzazione “Terra nostra” che Lannes dirige.
Non dimentichiamoci di Gianni Lannes. Ricordiamolo sempre nei blog, lui e la sua battaglia, pericolosissima, per la verità e per la salute di noi italiani. Non è famoso e ricco come Saviano, ma è altrettanto in pericolo, se non di piu’. Riporto il comunicato su queste ultime minacce a quest’uomo coraggioso e idealista. Non lasciamolo solo: sta combattendo per tutti contro un nemico gigantesco e apparentemente invincibile.

da Terra Nostra, di cui Gianni Lannes è il direttore.
Ben 4 telefonate anonime alle 6,30 del mattino hanno raggiunto e colpito la famiglia di Gianni Lannes. Il noto cronista è impegnato attualmente nelle battute finali della fruttuosa inchiesta giornalistica sull’affondamento nel Mediterraneo di navi, container, droni, penetratori e barili di rifiuti chimico-radioattivi. A tutt’oggi secondo le disposizioni del ministero dell’Interno il cronista gode di un livello di tutela della Polizia di Stato addirittura minimo. Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha rifiutato il contraddittorio televisivo sullo scottante tema proposto da Lannes prove alla mano".

da Agorà di Cloro


"FARLA FINITA CON FULVIO GRIMALDI"


















"Questa è davvero personale, però con implicazioni che non faticherete a vedere
quanto siano generali. Qui sotto riproduco un appello a formare un gruppo di sostegno che ho inserito in facebook. E' in gioco qualcosa di più vasto e importante della salvaguardia di questa voce. Voce che molti di voi troveranno discutibile e anche insopportabile, che altri condividono e credono che debba sopravvivere. Se siete tra costoro, vi chiedo di aggiungervi alla lista che a oggi, in meno di cinque giorni, ha raggiunto i mille firmatari. E se poi ci credete e volete fare un ulteriore sforzo, potete anche indirizzare una lettera al quotidiano Liberazione. Forse tutto questo non servirà a impedire che i compagni del PRC mi inceneriscano, ma sarà quantomeno una prova che l'abuso, la censura, la tracotanza di qualsiasi potere, la soppressione di chi, nel nome della verità, osa dissentire da un qualsiasi vertice, non passano lisci.

Vi ringrazio.
Testo su facebook

Cari amici che avete la generosità di aver seguito e di seguire il mio lavoro a suo tempo sui giornali e in tv (Tg3), ora in rete (www.fulviogrimaldicontroblog.info) e con i video (documentari sulle situazioni di conflitto), vi racconto una vicenda del tutto esemplare per il quadro in cui ci muoviamo. E vi chiedo adesioni e supporto. Potrebbero essere importanti per l’esito finale.

Il 9 maggio del 2003, collaboratore a contratto del quotidiano del PRC Liberazione, scrivevo nella mia rubrica un articolo su recenti accadimenti a Cuba che avevano visto la condanna a morte di tre terroristi, dirottatori a mano armata di un’imbarcazione cubana, e a pene detentive di altri 75. La valutazione di quei fatti non corrispondeva a quella data dall’allora segretario nazionale Fausto Bertinotti, né tantomeno allo tsunami di attacchi a Cuba da parte della destra mondiale, unanimi tutti nel deplorare il trattamento riservato a “intellettuali e giornalisti dissidenti”. Le mie informazioni, poi nel tempo confermate da documenti incontrovertibili, mi avevano fatto invece rivelare nell’articolo come quei “democratici dissidenti” fossero al soldo degli Stati Uniti e stessero preparando una campagna di azioni terroristiche, di cui il dirottamento sarebbe stato solo il primo. Erano cioè mercenari al soldo di uno Stato che lavorava per la distruzione della rivoluzione cubana. Il giorno successivo alla pubblicazione del pezzo, in cui peraltro deploravo quella come tutte le condanne a morte, fui licenziato su due piedi, pur nel pieno di una campagna del PRC in difesa dell’articolo 18 aggredito. Non ricevetti la lettera di prammatica del direttore, Curzi, ma solo una telefonata dell’amministratore. Chiesi di ricevere una comunicazione ufficiale. Non la ricevetti. Ma alla rabbia di numerosi lettori e compagni del PCR, che si espressero contro il brutale provvedimento con oltre 2000 firme, Bertinotti, Curzi e la vice-direttrice Gagliardi risposero sul giornale e su altri mezzi d’informazione (Il Foglio, Radio Anch’io), affermando cose false: che avrei deviato dal tema assegnatomi, l’ambiente, o che avrei deviato dalla linea politica del partito.

La prima giustificazione era falsa, perché fin dal primo giorno della mia collaborazione, 1999, avevo potuto occuparmi in articoli e rubriche di ogni tema che volessi scegliere. Una smentita radicale veniva poi dalle mie corrispondenze di guerra dai conflitti nei Balcani, in Palestina e in Iraq, tutti viaggi effettuati a spese mie. Anche la seconda spiegazione era indebita, giacchè della linea politica della maggioranza si trattava semmai, non di quella di tutto il partito, in quanto una forte minoranza appoggiava le mie valutazioni. Inoltre era sempre stato affermato dai vertici del partito che nel partito stesso, come nel giornale, doveva essere rispettato il massimo della dialettica e del pluralismo. Un articolo dello Statuto del PRC garantiva addirittura il diritto degli iscritti di manifestare le proprie critiche alla linea del partito, perfino all’esterno del partito stesso. Il diritto di replica alla false affermazioni dei vertici, assicurato dalla legge sulla stampa, mi venne sistematicamente negato.

Da questa vicenda ricavai un forte danno, oltreché morale, professionale, di perdita di credibilità e di prestigio tra compagni e lettori, anche di riduzione del bacino di coloro che erano interessati ai miei documentari e libri. Feci causa e la vinsi. Il risarcimento del danno fu calcolato dal giudice in 100mila euro. Ora, sette anni dopo, il giudice d’appello, contravvenendo a una consolidata giurisprudenza in materia di cause di lavoro, ha rovesciato tale sentenza e mi ha imposto di restituire quella somma. Somma, che forte appunto di quella giurisprudenza, ho impegnato in gran parte nei viaggi che mi hanno permesso di realizzare i miei documentari da Iraq, Palestina, America Latina, Balcani. Si ricordi che quando vinsi la causa, Bertinotti era il segretario di un piccolo partito di opposizione, quando si avviò l’appello, però, l’uomo aveva assunto la terza carica dello Stato.
A dispetto della sostanziale ingiustizia del provvedimento, ho offerto alla controparte una transazione per metà della somma. E’ stata respinta e mi si è manifestata l’intenzione di arrivare all’esecuzione, cioè al pignoramento di quanto possiedo. Sarebbe la fine della mia attività di militanza giornalistica, con ovvia soddisfazione di non pochi. Ho scritto a Paolo Ferrero, segretario del PRC, a Dino Greco, direttore di Liberazione, e a Roberto Natale, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Ad oggi, nessuna risposta.

Credo che a questo punto solo una forte pressione di quel pezzo di società che crede nell’informazione libera e nella libera espressione del pensiero, specie in un giornale e in un partito che si dicono comunisti, possa convincere i responsabili dal recedere da un comportamento che viola ogni principio normativo, etico e deontologico della mia professione. In attesa di altre iniziative cui sto pensando, come una conferenza stampa e uno sciopero della fame davanti alla sede di Liberazione e del PRC, chiedo alle persone di buona volontà di esprimere qui e in tutti i modi la solidarietà a questa causa di democrazia, giustizia e libertà. A una voce che rischia di essere soppressa. Grazie a tutti".

da Mondocane

5 commenti:

  1. Tutta il mio sostegno Matteo a queste persone e a tutti coloro che rischiano esistenza e vita per informare noi e farci tenere gli occhi aperti!
    un saluto

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  2. una vicenda che fa capire una volta di più in che mani è finita la sinistra o presunta tale.
    pieno appoggio !

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  3. Caro Matteo tu lo sai quanta ricerc a ho fatto sulla nave dei veleni. Poi mi sono imbattuto in questo grande giornalista ovviamente quasi sconosciuto. E dobbiamo sostenerlo perchè mentre noi andiamo appresso a Travaglio o Santoro, ci sono giornalisti che rischiano al vita.


    ps anche io appoggio Grimaldi!

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  4. Encantada com a forças em suas palavras

    Bjs
    Insana

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  5. Pieno appoggio, sempre e comunque, a chi mette in pratica la sempre più teorica "libertà di stampa"

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