domenica 20 settembre 2009

Crocerossine armate


Acclamati dalle folle, omaggiati con onorificenze, beatificati nelle televisioni, martirizzati nei parlamenti, compianti con funerali di stato e commemorati persino durante eventi sportivi. Non stiamo parlando di attori holliwooddiani, ma dei soldati dell'esercito italiano.
Che cosa hanno fatto codesti eroi per essere tanto elogiati? Semplice, hanno ammazzato dei civili innocenti.
Possibile? Certo. Se i civili innocenti sono le vittime di una guerra spacciata per “missione di pace” e se a questa “missione di pace” partecipa anche il nostro bel paese per spartirsi la torta dei rifornimenti energetici assieme agli altri.
Le menzogne di chi governa non mi stupiscono. Mentire è il mestiere degli affaristi e degli speculatori. Mi stupisce che a queste menzogne c'è gente che continua a crederci. Mi stupisco che ancora oggi si possa credere alla favola secondo cui in Afghanistan ci andremmo “ad esportare la democrazia”. A portare “pace e libertà”, a “combattere il terrorismo” e altre amenità di questo tipo. Che diamine! Lo sanno pure le pietre che le guerre da che mondo e mondo si fanno per interessi economici! E dovrebbe essere arcinoto il fatto che gli organizzatori della crociata contro l'islam (che poi si allargò a tutti “gli stati canaglia”) mentirono palesemente sulla presenza delle armi di distruzione di massa come è evidente che l'unica cosa che interessa loro, in Iraq come in Afghanistan, sono le attività estrattive e di trasporto energetico.
Sentiamo ripeterci in continuazione la solita solfa dei Talebani di qua e talebani di là. Già, ma chi ce li ha messi i talebani? Perché non sempre i talebani sono stati dalla parte dei cattivi. Prima stavano con i cow-boys di wall-street, quelli che volevano controllare tutto il Medioriente per farci passare un oleodotto megagalattico. Allora il comitato d'affari dell'industria energetica americana, mi pare che si chiami “Casa Bianca”, con i talebani ci andava d'amore e d'accordo e ci faceva affari che era una meraviglia. Ma tutti gli amori a un tratto finiscono, come anche le convenienze economiche. Ed è così che iniziano le guerre.
I talebani erano anche più amati quando l'Afghanistan subì un'altra invasione, quella dell'Unione Sovietica, e così gli americani li armarono perché cacciassero quegli sporchi comunisti.
Dopo continuarono a farlo e la CIA si prese persino l'incombenza di addestrarli personalmente. Tutti i più grandi terroristi ricercati vengono da lì. Insomma si può dire che lo Zio Sam abbia fatto proprio un buon lavoro, non solo ha fabbricato prove false, ma ha creato anche i propri nemici!
Ma cosa c'entra tutto questo con i nostri soldati morti? C'entra per il fatto che queste trame di potere si realizzano grazie alla partecipazione di fedeli esecutori dediti alla “causa”. Un mandante ha bisogno di un sicario che faccia il lavoro sporco, ricompensato profumatamente. Così mandano i nostri bravi soldati a fare quello che loro e i loro figli non farebbero mai, sporcarsi le mani di sangue, loro o altrui. Ci sono altri che rendono loro questo servizio e sono appunto i militari in “missione di pace” omaggiati a destra e a manca.
La retorica patriottarda del “servire la nazione” o “difendere la democrazia” è ovviamente tutta una farsa, la realtà è molto più prosaica ed è che lo fanno per i dindini. Per mangiare ci vogliono i dindini. Devono pur mangiare! C'è chi preferisce sbarcare il lunario andando a lavorare in fabbrica per 800 euro al mese, rischiando di morire ammazzato e c'è chi rischia di morire ammazzato per sei-sette volte tanto, ma con in più altri due vantaggi: uno, diventa un eroe e riceve un funerale di stato quando muore; due, non viene soltanto ammazzato, ma ha la possibilità lui stesso di ammazzare! Vuoi mettere? Questione di scelte. C'è chi si fa solo ammazzare e chi ne ammazza anche qualcuno prima di morire. Peccato che in tutto questo gli unici a rimetterci siano i civili di un paese disgraziato, con un governo fantoccio, sballottati dai talebani e dalle truppe di occupazione NATO (ribadisco, truppe di occupazione). Quando muoiono loro nessuno li chiama eroi, nessuno rende loro omaggio, nessuno li piange, nessuno chiama i loro assassini “terroristi”.
Si sta adesso diffondendo la favola del “vile attentato” diffusa dal camerata La Russa. Cosa ha ucciso i “nostri” (ma nostri di chi?) soldati? Un “vile attentato”. Detto poi da un fascista fa una certa impressione. Uno che di attentati se ne intende, tipo quelli fatti da altre truppe di occupazione, quelle naziste, oppure quelli fatti dai terroristi neri. O magari quelli dell'allora capo del'MSI, ex partito del Ministro La Russa, il beneamato Almirante, sterminatore di partigiani e di renitenti alla leva, nonché divulgatore di tesi razziste.
Sentire da uno degli epigoni di un simile personaggio parlare di eroi, dopo avere offeso la giornata nazionale (quella degli eroi veri) dell'8 settembre, sentirlo parlare di vile attentato, dopo aver militato in un partito che gli attentatori li ha sempre fiancheggiati e supportati, fa davvero una certa impressione. Certo, è impressionante anche dover ascoltare la bizzarra teoria secondo cui un popolo attaccato da un nemico esterno, che vede invaso il proprio territorio deve starsene zitto e buono a lasciarsi “liberare”. Se questo popolo prova ad agire diventa “terrorista” ed ogni azione di legittima resistenza diventa “vile attentato”.
Ma fa ancora più impressione il fatto che un Presidente della Repubblica ovvero il garante della Costituzione dica che questa “missione di pace” debba essere difesa con le unghie e con i denti, scavalcando il parlamento e facendo pressione su di esso perché non venga a qualche deputato la peregrina idea di non votare il rifinanziamento delle truppe e togliere all'ENI quelle quattro briciole che le hanno lasciato le altre concorrenti. Lo sanno anche i sassi che la Costituzione dice che “L'Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie”. Ora un garante che si rispetti dovrebbe per prima cosa rispettare la costituzione e farla rispettare. Invece è il primo che la scavalca e che sprona il parlamento e il governo a fare altrettanto.
In questa escalation di assurdità cosa dire della incomprensibilmente supina decisione della Federazione Nazionale della Stampa che ha deciso di annullare la manifestazione contro la censura e per la libertà di espressione? E per quale ragione? Ma certo, per onorare i caduti! Ma come può pronunciarsi contro la censura e il “bavaglio” all'informazione chi quel bavaglio se lo mette lui stesso? Come può manifestare a favore del pluralismo chi il pluralismo è il primo a umiliarlo? Che non lo sanno i giornalisti della FNS quali eroiche imprese possono vantare i nostri soldati? Che non lo sanno quante vittime civili sono morte fino ad ora a causa di questa “missione di pace”? Forse credono anche loro alla frottola della “missione umanitaria”? Anche loro credono che i soldati italiani siano delle crocerossine che vanno lì a medicar le ferite? E che ce li hanno a fare allora carrarmati, missili e mitragliatrici? Per fare i botti di capodanno? Se preferiscono piangere ipocrite lacrime per i sicari degli “interessi nazionali” facciano pure, ma allora si tengano il bavaglio, si tengano la censura e se la facciano da soli la manifestazione. Peggio per loro. Se questo è il livello della massima organizzazione rappresentante dei giornalisti mi pare davvero inutile difenderla.

venerdì 18 settembre 2009

Molise radioattivo


Fa parte del nuovo piano sull'energia del governo. Nonostante un referendum popolare avesse già decretato la chiusura di tutti gli impianti nucleari in Italia, questo governo, come al solito, non intende rispettare il volere popolare e ha deciso così di ricominciare a produrre nuove scorie radioattive. L'energia nucleare può essere prodotta a costi altissimi, il che rende praticamente indispensabile l'intervento pubblico, e quindi l'aumento della spesa per il contribuente, visto che i costi per la produzione sono ammortizzati solo nell'arco di vent'anni.
Ora immaginiamo. Vent'anni (e saranno molti di più dati i tempi italiani) per costruire. Vent'anni per ammortizzare le spese. Quarant'anni. In questi quarant'anni saremo noi a pagare, con le nostre tasse. Senza contare che tra quarant'anni le riserve di uranio saranno praticamente esaurite il che farà schizzare in alto il costo della materia prima. Oltre al fatto che a quel punto l'attuale tecnologia impiegata (che già ora non è che si possa dire all'avanguardia) sarà del tutto obsoleta e superata. Il mondo sta tentando di mandare in pensione il nucleare. Se si escludono Finlandia e Francia nessun altro paese ha previsto la realizzazione di nuovi impianti. La Germania vuole chiudere gradualmente le centrali esistenti. Gli Stati Uniti ridurre la quota di energia ricavata dalla fissione dell'atomo di uranio.
Il nostro paese è l'unico che ha previsto così tante centrali da realizzare. Sicuramente un business per l'industria energetica italiana, ma un business finanziato dalle casse dello stato. Facile, fare profitti con le nostre tasse.
Va bene, si dirà, ma il nucleare almeno non inquina. Se non inquinare significa produrre tonnellate di scorie che non si sa come smaltire e che puntualmente vengono stanziate in siti insicuri. Il caso della Germania dove si sono dovute spostare delle scorie a causa di un'infiltrazione salina dovrebbe far riflettere. Ubicazioni senza rischi non esistono, considerando anche i millenari tempi di radioattività dell'uranio (che noi lasciamo come regalo ai posteri).
Il nucleare nuoce gravemente alla salute. Lo dimostra una ricerca finanziata dal governo tedesco che ha rilevato come nelle aree vicine alle centrali ci fosse un maggior numero di probabilità di contrarre il cancro. Se questa è l'energia pulita allora tanto varrebbe tornare al carbone e alla Londra anni '50.
Ma questo è il governo delle lobby, il comitato d'affari della grande e piccola industria. Così si è decisa l'ubicazione di dieci siti che dovrebbero “ospitare” le centrali nucleari. Di fronte a una simile scelta ci si aspetterebbero incontri con gli amministratori locali per trovare un compromesso, con i comitati locali e le associazioni ambientaliste. Invece niente di tutto questo è stato fatto. Il governo ha imposto questa decisione dall'alto alle popolazioni, senza consultarle, senza neanche preoccuparsi di sapere cosa pensassero. Questa io la chiamo dittatura. Sarà anche vero che la maggioranza degli italiani sarebbe favorevole al ritorno al nucleare, però è anche vero che nei siti dove si vorrebbe installarlo la gente è contraria quasi all'unanimità! La chiamano “sindrome di NYMBY” (non nel mio giardino). Io la chiamo invece sindrome del “chissenefrega basta che lo fanno lontano da me”, che è ben diverso.
Tra le aree in cui dovrebbe sorgere una centrale nucleare c'è anche il Molise, precisamente a Termoli (che vedete in fotografia), la città del sottoscritto (la qual cosa mi fa anche più incazzare se permettete). Una città che affaccia sul mare, a vocazione turistica. In questo gioiello del mediterraneo (e non lo dico per campanilismo) dopo aver realizzato la chimica e la turbogas vogliono metterci una centrale nucleare. E non è finita. Perché il governo del (af)fare vorrebbe metterci anche delle pale eoliche “off shore”. Molto trendy, vero? Se non fosse che questo significa che le pale saranno in bella vista in mezzo al mare, a offrirsi allo sguardo di turisti e bagnanti che in spiaggia potranno ammirare queste splendide creazioni dell'ingegno umano. Io non ho nulla contro l'eolico, ma almeno si potrebbe evitare di metterle in mezzo al mare a deturpare il paesaggio costiero. Tanto più che in Molise esistono già. Allora perché concentrare tutto in una stessa area? L'Italia è un paese con una grande varietà paesaggistica e geografica, certo non si farebbe fatica a trovare un sito migliore.
Sia l'eolico che il nucleare, ovviamente, sono stati imposti al territorio, senza nessuna consultazione, con la maggioranza dei cittadini contraria, l'amministrazione e il consiglio comunali (maggioranza e opposizione) contrari, Regione Molise contraria (anche se ufficialmente non si è espressa ma ci sono state dichiarazioni del presidente Iorio) contraria persino la vicina regione Abruzzo.
E questo dovrebbe essere il federalismo tanto osannato dall'attuale governo? Dov'è finita la tanto sbandierata autonomia del territorio? Forse vale solo per le regioni del nord? Oppure solo quando si tratta di scuola e sanità (proprio quelle che invece dovrebbero essere controllate dallo stato centrale)?
Certo, sorprende il fatto che con cotanti dirigenti politici non si riesca a impedire una simile e sciagurata scelta. Di Pietro si è detto anche lui contrario, pur se non risulta molto attendibile, visto che da Ministro impose il MOSE a Venezia, in nome delle “grandi opere” con la contrarietà anche allora dell'intera città e giunta comunale. Naturalmente quando poi si tratta di farle queste grandi opere vicino alla sua Montenero di Bisaccia le prospettive cambiano. Sarebbe troppo grande il rischio di alienarsi i consensi dei suoi conterranei!
Tutti, adesso che siamo con l'acqua alla gola, gridano allo scandalo. Eppure non fecero niente in passato, quando già si parlava di includere Termoli e il Molise tra i siti “privilegiati”. La Giunta regionale tacque e tace tuttora non essendosi ancora espressa ufficialmente, come denunciato dal consigliere Pietraroia. Forse che Iorio adotti a Roma un diverso tipo di atteggiamento da quello che mostra ai giornali qui in Molise? Del resto c'è da dire che esiste chi si è comportato assai peggio di lui, come l'eurodeputato Aldo Patriciello. Egli infatti scrisse una lettera al Ministro Scajola in cui si diceva d'accordo con l'apertura della centrale nucleare. Con tanto di deferenza e apprezzamento per le politiche del governo. Davvero paradossale se si pensa che Patriciello è un deputato dell'UDC, quindi dell'opposizione! Ma è ancora più grottesco il fatto che Patriciello si dica contrario poi alle pale eoliche! Qui siamo al colmo dell'assurdo: come si fa a essere favorevoli al nucleare, che produce scorie, e contrari all'eolico, che non le produce? Posso capire il contrario. Come dire, meglio il nucleare che l'eolico. L'ideale sarebbe meglio nessuno dei due, ma se proprio si dovesse scegliere, se ci fosse un governo un tantino più disposto al dialogo con la popolazione, sarebbe da preferire l'energia rinnovabile, che ha un impatto decisamente minore sull'ambiente e sulla salute delle persone, rispetto al nucleare. Tanto più che di scorie già ne abbiamo avute in Molise, precisamente a Castelmauro. In un casolare abbandonato e diroccato. Questo significa smaltire le scorie in Italia: piazzarle nel primo posto che capita.
Ma questa è la storia non solo del Molise, ma dell'Italia intera, dove la coerenza è un optional, dove oggi si dice una cosa, domani un'altra, dove si fanno tante belle dichiarazioni, ma poi si pensa solo a tirare l'acqua al proprio mulino.
Vorrei dire una cosa a Patriciello, a Scajola e al governo:




Fonti:

http://www.mynews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3046:petraroia-attacca-centro-destra-di-termoli-qperche-montano-e-tutti-i-consiglieri-tacciono-sul-rischio-nucleareq&catid=41:politica-termoli&Itemid=53

http://www.caffemolise.it/index.php/2009/03/03/centrale-nucleare-a-termoli-la-maggioranza-evita-il-dibattito/

http://www.primapaginamolise.it/detail.php?news_ID=21397

http://www.altromolise.it/notizia.php?argomento=giornata-politica&articolo=39299

http://catetom.splinder.com/post/19020073

martedì 15 settembre 2009

Che mondo meraviglioso!

Eh sì! Viviamo proprio in un mondo meraviglioso! Ce lo dicono sempre i telegiornali! Ho voluto collezionare delle perle che ci offre la nostra bella società governata da un potere illuminato.

Buona visione


sabato 12 settembre 2009

11 Settembre 1973


È passato un secolo ormai da quando nacque Salvador Allende. Eppure pochi se ne sono ricordati, soprattutto tra i grandi media. Forse perché si tratta di un personaggio scomodo per l'occidente “democratico”.
Un presidente socialista eletto democraticamente dal popolo e vittima della “più grande democrazia”, come alcuni la definiscono.
Perché nel caso di Allende non si poteva usare il pretesto del contrasto alla dittatura. Lo si è provato a fare, con scarsi risultati, in un primo tempo. Ma fu un boomerang per l'estabilishment statunitense, poiché fu proprio il governo della grande democrazia a rovesciare un governo perfettamente democratico per sostituirlo con una delle più feroci dittature militari.
Cominciamo da quando, il 5 settembre 1970, Salvador Allende, fondatore del Partito socialista e candidato della coalizione Unità popolare, venne eletto presidente del Cile.
Per i conservatori, per le lobby, per l'alta finanza, per i monopoli privati, e perciò anche per gli Stati Uniti d'America, fu un duro colpo. Allende era socialista non solo di nome, aveva un programma che prevedeva riforme radicali, nazionalizzazioni e contrasto dei potentati economici.
Gli Stati Uniti lo sapevano bene e fin dall'inizio tentarono di intralciarne l'elezione finanziando i partiti avversari e compiacenti nei confronti degli Usa. L'amministrazione Nixon non fece mai mistero della sua avversione profonda, forse persino più grande di quella contro Cuba, che aveva per il governo Allende. Tentò addirittura di beffare il popolo cileno, che aveva espresso chiaramente la sua volontà, inducendo il Congresso a nominare presidente l'avversario Alessandri, il quale avrebbe dovuto dimettersi e indire nuove elezioni, in cui si sarebbe ripresentato da favorito il presidente uscente Eduardo Frei; che altrimenti non avrebbe potuto ricandidarsi perché la Costituzione vietava più di due mandati consecutivi.
Ma Frei non fu carogna a tal punto da avallare il piano orchestrato dalla CIA. Così Allende divenne il suo successore.
Una volta insediatosi i timori di Nixon e della sua combriccola di affaristi si rivelarono più che fondati. Il nuovo governo cileno diede avvio alla nazionalizzazione delle banche, alla riforma agraria e alla ridistribuzione delle terre ai contadini, alla nazionalizzazione delle risorse naturali, in particolare del rame, fino a quel momento controllato da grandi industrie statunitensi come Anaconda e Kennecott. Non ci vuole molto a capire che queste mosse diedero molto fastidio alla Casa Bianca.
Iniziò una campagna di boicottaggio contro il governo cileno. Venne l'embargo, l'inflazione e il clima nel Paese non fu certo disteso, come dimostrò lo sciopero paralizzante dei camionisti (dietro al quale si sospetta lo zampino della CIA). Il Cile era nel caos. La situazione ideale per preparare il terreno ad un golpe, molto voluto dagli ambienti conservatori. Del resto durante il mandato incompiuto di Allende più volte diversi membri del congresso avevano chiesto l'intervento delle forze armate contro la minaccia di una dittatura comunista. La dittatura arrivò. Ma non fu comunista. L'11 settembre 1973 avvene quanto già era nell'aria. Il governo fu rovesciato dal colpo di stato del generale Augusto Pinochet e Allende morì durante l'assedio dei militari al palazzo presidenziale. É legittimo pensare che egli si fosse suicidato. Gesto tutt'altro che disprezzabile, se si pensa che il presidente avrebbe potuto fuggire e invece accettò di non abbandonare il suo popolo anche a costo della vita. A quel punto la morte era l'unica alternativa alla cattura da parte di aguzzini senza scrupoli. Ce chi crede che egli abbia resistito fino alla fine combattendo da guerrigliero.
La dittatura durò 17 anni, e costò la vita a un numero di persone che secondo diverse stime vanno dalle 3000 alle 10000. Più almeno 30000 che furono torturate. Nonché la privatizzazione selvaggia di tutti i servizi e l'esproprio dei contadini.
Solo nel 1990 ci fu il ritorno alla democrazia. Pinochet fu posto agli arresti domiciliari a Londra nel 1998. Morì nel 2006, riuscendo ad evitare un processo sui crimini commessi e senza scontare un solo giorno di prigione. Il mondo era stato troppo impegnato a discutere se gli spettasse o meno l'immunità.
Un'inchiesta del New York Times confermò il finanziamento da parte della Casa Bianca di attività illegali volte a danneggiare il governo Allende.
Del resto lo stesso Kissinger, consigliere di Nixon ammise apertamente l'intervento degli USA nella politica cilena. “Non capisco perché dovremmo starcene immobili e guardare una nazione diventare comunista a causa dell'irresponsabilità del proprio popolo” le sue parole.
Il coinvolgimento degli Stati Uniti nelle attività illecite volte a contrastare prima l'elezione e poi l'attuazione del programma del presidente socialista è un fatto ormai acclarato.
L'interesse economico degli Stati Uniti e delle multinazionali andava nella direzione opposta alle riforme intraprese da Allende. E anche questo è un fatto acclarato.
Il governo popolare appena eletto stava attuando una transizione verso il socialismo incruenta e democratica ed anzi proprio la democrazia era la sua forza. Lo conferma il fatto che gli oppositori usarono metodi tutt'altro che democratici.
È lecito pensare che oltre ad un movente prettamente economico, dietro al golpe militare, ce ne fosse un altro diciamo ideologico che preoccupava la “democrazia” statunitense.
Probabilmente Nixon e i suoi si posero questa domanda, che potevano fare a meno di porsi ad esempio con Cuba, e cioè “Non è che se Allende rimane al potere e attua le riforme e realizza il socialismo superando il regime capitalistico, la gente, non soltanto del Cile, non soltanto dell'America latina, ma anche dell'Europa occidentale dove è forte la presenza di organizzazioni comuniste e socialiste e forse persino da noi dove non ce ne sono, potrebbe accorgersi che il socialismo non solo non è incompatibile con la democrazia, ma anzi la rafforza e la potenzia, non è che se Allende andasse fino in fondo rischiamo di venire travolti tutti quanti noi adesso al potere?”
È lecito pensare anche che sia questo uno dei motivi per cui Allende oggi è ancora tanto scomodo per l'Occidente, soprattutto in considerazione dell'avanzata del liberismo e del conservatorismo che si è avuta negli ultimi anni. E del risveglio di alcuni stati sudamericani, Venezuela, Bolivia, Ecuador, Paraguay, che stanno adottando riforme che spesso ricordano molto quelle di Allende, in primis per quanto riguarda la riappropriazione da parte di quei popoli delle loro risorse naturali.
È vero anche però che sarebbe altrettanto fastidioso per molti ricordare le complicità di alcuni con il regime di Pinochet. E spicca in questo quadro clamorosa (o forse prevedibile) la presenza del Vaticano. Le foto che Giovanni Paolo II si fece scattare in compagnia di uno dei dittatori più sanguinari del Novecento non ce le siamo scordate. I rapporti che il Vaticano (soprattutto nella persona di Angelo Sodano, che fu segretario di Stato Vaticano e per un certo tempo nunzio apostolico in Cile dal '77) ebbe con la giunta militare non si possono nascondere del tutto, malgrado le agiografie dei tg e dei giornali nostrani. Giovanni Paolo II “santo subito” definì quella di Pinochet una “dittatura di transizione” come se si trattasse di qualcosa di temporaneo ma necessario per combattere lo spettro del comunismo. Sempre lo stesso Papa si oppose all'estradizione di Pinochet, una volta terminato il suo regime, insistendo che fosse processato in Cile, dove esisteva ancora una quantità di magistrati che avrebbero chiuso volentieri un occhio sui suoi soprusi. Giovanni Paolo II si espresse a favore del perdono nei confronti di Pinochet, forse ricordando quando lo aveva benedetto in pubblico. D'altra parte il feroce anticomunismo di Wojtyla non dovrebbe essere un mistero.
Salvador Allende rappresentò un sogno, una speranza, per chi fino ad allora non aveva mai potuto sperare, per chi veniva sfruttato in miniera, nei campi, nelle fabbriche. E non solo in Cile. Fu una speranza che stava per realizzarsi. Fu l'espressione di un popolo, di una schiera di sfruttati che lottò con coraggio per la libertà. E che affrontò persino la morte pur di resistere accanto al suo popolo. Io non sono religioso. Ma se possono avere un senso le parole “santo” e “martire”, non riesco a trovarne un altro.
Questo sogno venne stroncato da coloro che si definiscono “amici della democrazia”. Con la complicità della “Chiesa dei poveri”. Ognuno ne tragga le proprie conclusioni.
Ieri sono stati compiuti 36 anni dal golpe cileno, dalla tragedia di un popolo e direi del mondo intero.
Gli Stati Uniti non hanno ancora chiesto scusa ufficialmente per la loro complicità nei fatti del Cile.

Links:
http://it.wikipedia.org/wiki/Salvador_Allende

http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/allende.htm

http://alessiaguidi.provocation.net/vaticano/pinochet.htm

http://www.salvador-allende.cl/

venerdì 11 settembre 2009

Mafia di governo


È praticamente la prima volta che un presidente del consiglio dichiari pubblicamente di avversare un procedimento contro la mafia. Ovviamente non è la prima volta che un capo di governo abbia rapporti con le cosche. Ma non era mai avvenuto che facesse una dichiarazione come quella che Silvio Berlusconi ha rilasciato alla stampa. “So che ci sono fermenti in Procura, a Palermo, a Milano, si ricominciano a guardare i fatti del ’93, del’94 e del ’92. Follia pura.”, “Quello che mi fa male è che della gente così, con i soldi di tutti, faccia cose cospirando contro di noi” (Agoravox). Parole gravissime, passate tra il silenzio generale di maggioranza e opposizione con soltanto una protesta scarsamente pubblicizzata dell'Associazione Nazionale Magistrati, perché è pericolosissimo che chi governa getti discredito su un'indagine, ancor più se questa indagine riguarda la mafia. Certamente Berlusconi ha modo di preoccuparsi circa la propria posizione in merito, avendo, egli e il suo partito, da lungo tempo l'appoggio e i voti della mafia, nonché il sostegno economico della stessa. E del resto così si spiega la ragione per cui il “miglior presidente di sempre” abbia ospitato a lungo nella sua villa il boss Vittorio Mangano presentatogli da Dell'Utri, il quale, quest'utlimo, fu protetto da Berlusconi quando finì sotto processo.
La mafia ha da sempre, e continua tuttora, ad esercitare una pressione sul grande “statista” di Arcore, ora con accordi di scambio, ora con richieste, ora con minacce, come quando Mangano fece esplodere una bomba in casa sua.
Così ha ritenuto opportuno di cominciare un'altra campagna di delegittimazione della magistratura, in merito alle indagini riaperte (l'Unità) e nulla dimostrano le dichiarazioni del Ministro della Giustizia Alfano che invece ha detto legittimo il lavoro dei magistrati. Ci mancherebbe. Non ci voleva certo lui per dirlo. La cosa incredibile è che i processi debbano ricevere l'approvazione di Lor Signori del governo, nonostante in uno stato di diritto la magistratura debba essere indipendente dal potere esecutivo. È assurdo che chi governi si arroghi il diritto di giudicare valide o non valide le inchieste della Magistratura. Ma ormai nel nostro paese questa è diventata prassi comune. Comunque sia, i rapporti tra il partito di maggioranza e il suo capo con la mafia sono ampiamente provati dalle dichiarazioni dei pentiti e dai processi svoltisi e dalle inchieste giornalistiche. Questo già da sé basta a smentire chi sostiene che questo governo sia all'avanguardia nella lotta contro la mafia. È più plausibile invece, dati i presupposti, che gli arresti, senza dubbio importanti, di questi ultimi periodi, vadano ricondotti ad una lotta interna a Cosa nostra, che vuole eliminare gli elementi scomodi, coloro che vorrebbero conquistare una posizione di potere a danno della gestione attuale. E questo lo dimostra la gestione del potere a livello locale dove è prassi comune che le imprese facciano affari con la mafia e la camorra, in particolare a livello locale e basta leggere il libro “Gomorra” per capirlo e capire la copertura a livello politico del fenomeno.
Ciò nonostante vediamo un Paese che sembra disinteressarsi alla faccenda. Che continua a credere come un bambino che a costoro al massimo si possa imputare qualche scappatella coniugale, qualche peccato veniale, ma nulla di più. Data la totale mancanza di senso della legalità che esiste in Italia, reati come l'evasione fiscale, lo sfruttamento della prostituzione, o il falso ideologico, di cui chi ricopre le più importanti cariche delle istituzioni si è macchiato, paiono delle semplici marachelle da ragazzini. Non è vero forse che in Italia le tasse sono troppo alte? E allora è giusto evaderle (come disse qualche tempo fa il “grande statista”). Chi si vende lo fa di sua spontanea volontà e allora cosa si può imputare a coloro che sono coinvolti in un simile traffico? Sostenere pubblicamente il falso è un atto comune, chi non ha detto mai una bugia in vita sua? E allora tutto diventa giustificabile, anche i rapporti con la mafia e può capitare che un Ministro dica che con la mafia bisogna convivere, senza che questo provochi le sue dimissioni e costi la sconfitta politica al suo partito. Così a nessuno più importa se Berlusconi sia o meno in rapporti con grandi organizzazioni criminali. Si cerca di sviare il discorso, dicendo che le accuse servono come attacco politico contro Berlusconi. Ma ammesso, e non concesso, che ciò sia vero, questo non basta a falsificare le accuse. Pur ipotizzando che i magistrati siano tutti dei bolscevichi ciò non dimostra affatto la falsità delle loro accuse. Si tenta di negare un'accusa, rivolgendo contro chi la formula un'altra accusa. Il meccanismo è tipicamente mafioso: la delegittimazione di chi la pensa diversamente e che può intralciare i propri affari. Come dire, anche se io sono coinvolto, loro non sono più puliti di me, quindi è inutile che vi facciate tanti scrupoli. “Sono tutti uguali”. Il qualunquismo, come sempre, è l'arma migliore di coloro che i qualunquisti accusano: il “governo ladro”. E allora il qualunquismo si rivolge nel suo opposto e cioè il giustificazionismo. Se tutti sono sporchi, tutti sono puliti, perché non si può fare a meno di essere sporchi, in questo mondo. E quindi non si ha più nessuno scrupolo a dare il proprio voto ai candidati della mafia. Non fa più nessuno scalpore che un capo di governo si opponga alle indagini contro la mafia. È soltanto una lotta di potere, null'altro. Eppure, per fortuna, esistono persone capaci di demolire questo fallace argomento, con la loro stessa esistenza. Uomini come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato che dimostrarono la possibilità di poter rifiutare ogni compromesso, di opporre un rifiuto radicale a un sistema marcio fin nel midollo e che continua a produrre idee altrettanto marce, come quella che sarebbero “tutti uguali” e che lo stato di cose attuali rimarrà sempre lo stesso, in omnia secula seculorum. Ma l'eternità, come dovrebbe insegnarci la storia, non esiste, gli imperi crollano, le dinastie cadono in rovina, sistemi sociali che si credevano consolidati vengono spazzati via come ramoscelli al vento. E anche i re vengono decapitati.

A tutte le anime belle che non ancora credono alle connivenze mafiose di Berlusconi basti vedere questi due interessantissimi video: