"Roma, 14 apr. (Apcom-Nuova Energia) - Quello che si annuncia come l'evento ambientale di tendenza dell'anno si apre lunedì in Bolivia, dove presidenti, politici, intellettuali, scienziati e star di Hollywood si uniranno a 15.000 rappresentanti delle popolazioni indigene e a migliaia di associazioni locali di oltre 100 paesi per discutere il cambiamento climatico in uno dei paesi più poveri del mondo. La Conferenza mondiale dei popoli sul cambiamento climatico e i diritti di Madre Terra, che si terrà da lunedì a giovedì prossimi nella cittadina boliviana di Cochabamba, non avrà alcuna influenza sui negoziati Onu sul clima che impegnano 192 paesi. Ma il presidente boliviano Evo Morales spera che dia voce ai popoli più poveri della Terra e spinga i governi ad essere più ambiziosi dopo il fallimento del vertice di Copenaghen. Morales annuncerà in occasione del convegno il più grande referendum mai tenuto a cui parteciperanno fino a due miliardi di persone e che riguarderà le scelte per uscire dalla crisi climatica. La Bolivia vuole creare anche una carta Onu dei diritti sul clima e istituire un Tribunale internazionale sui crimini ambientale. "L'unico modo per far ripartire il negoziato, non solo per la Bolivia o altri paesi, ma anche per la vita nel suo complesso, la biodiversità, la nostra madre terra, è di riportare la società civile nella trattativa. L'unica cosa che può salvare l'umanità dalla tragedia è l'esercizio della democrazia globale" ha detto a Bonn L'ambasciatore boliviano alle Nazioni unite Pablo Solon. "Non ci saranno discussioni segrete dietro porte chiuse. Il dibattito e le proposte saranno avanzate dalle comunità in prima linea sul cambiamento climatico e da organizzazioni e persone della società civile impegnate ad affrontare il problema climatico" ha aggiunto. Oltre 90 governi manderanno delegazioni a Cochabamba. Sono attesi scienziati come James Hansen, il regista di Avatar James Cameron, il linguista Noam Chomsky, la sociologa canadese Naomi Klein, l'attivista anti-globalizzazione francese José Bové e gli attori hollywoodiani Danny Glover, Robert Redford e Susan Sarandon. La conferenza coincide con la celebrazione del decennale della "guerra dell'acqua" di Cochabamba, la rivolta del 2000 contro la privatizzazione dell'acqua nella cittadina, che ispirò una serie di movimenti sociali in tutta l'America latina e contribuì a portare Morales alla presidenza della Bolivia".
Fa parte del nuovo piano sull'energia del governo. Nonostante un referendum popolare avesse già decretato la chiusura di tutti gli impianti nucleari in Italia, questo governo, come al solito, non intende rispettare il volere popolare e ha deciso così di ricominciare a produrre nuove scorie radioattive. L'energia nucleare può essere prodotta a costi altissimi, il che rende praticamente indispensabile l'intervento pubblico, e quindi l'aumento della spesa per il contribuente, visto che i costi per la produzione sono ammortizzati solo nell'arco di vent'anni.
Ora immaginiamo. Vent'anni (e saranno molti di più dati i tempi italiani) per costruire. Vent'anni per ammortizzare le spese. Quarant'anni. In questi quarant'anni saremo noi a pagare, con le nostre tasse. Senza contare che tra quarant'anni le riserve di uranio saranno praticamente esaurite il che farà schizzare in alto il costo della materia prima. Oltre al fatto che a quel punto l'attuale tecnologia impiegata (che già ora non è che si possa dire all'avanguardia) sarà del tutto obsoleta e superata. Il mondo sta tentando di mandare in pensione il nucleare. Se si escludono Finlandia e Francia nessun altro paese ha previsto la realizzazione di nuovi impianti. La Germania vuole chiudere gradualmente le centrali esistenti. Gli Stati Uniti ridurre la quota di energia ricavata dalla fissione dell'atomo di uranio.
Il nostro paese è l'unico che ha previsto così tante centrali da realizzare. Sicuramente un business per l'industria energetica italiana, ma un business finanziato dalle casse dello stato. Facile, fare profitti con le nostre tasse.
Va bene, si dirà, ma il nucleare almeno non inquina. Se non inquinare significa produrre tonnellate di scorie che non si sa come smaltire e che puntualmente vengono stanziate in siti insicuri. Il caso della Germania dove si sono dovute spostare delle scorie a causa di un'infiltrazione salina dovrebbe far riflettere. Ubicazioni senza rischi non esistono, considerando anche i millenari tempi di radioattività dell'uranio (che noi lasciamo come regalo ai posteri).
Il nucleare nuoce gravemente alla salute. Lo dimostra una ricerca finanziata dal governo tedesco che ha rilevato come nelle aree vicine alle centrali ci fosse un maggior numero di probabilità di contrarre il cancro. Se questa è l'energia pulita allora tanto varrebbe tornare al carbone e alla Londra anni '50.
Ma questo è il governo delle lobby, il comitato d'affari della grande e piccola industria. Così si è decisa l'ubicazione di dieci siti che dovrebbero “ospitare” le centrali nucleari. Di fronte a una simile scelta ci si aspetterebbero incontri con gli amministratori locali per trovare un compromesso, con i comitati locali e le associazioni ambientaliste. Invece niente di tutto questo è stato fatto. Il governo ha imposto questa decisione dall'alto alle popolazioni, senza consultarle, senza neanche preoccuparsi di sapere cosa pensassero. Questa io la chiamo dittatura. Sarà anche vero che la maggioranza degli italiani sarebbe favorevole al ritorno al nucleare, però è anche vero che nei siti dove si vorrebbe installarlo la gente è contraria quasi all'unanimità! La chiamano “sindrome di NYMBY” (non nel mio giardino). Io la chiamo invece sindrome del “chissenefrega basta che lo fanno lontano da me”, che è ben diverso.
Tra le aree in cui dovrebbe sorgere una centrale nucleare c'è anche il Molise, precisamente a Termoli (che vedete in fotografia), la città del sottoscritto (la qual cosa mi fa anche più incazzare se permettete). Una città che affaccia sul mare, a vocazione turistica. In questo gioiello del mediterraneo (e non lo dico per campanilismo) dopo aver realizzato la chimica e la turbogas vogliono metterci una centrale nucleare. E non è finita. Perché il governo del (af)fare vorrebbe metterci anche delle pale eoliche “off shore”. Molto trendy, vero? Se non fosse che questo significa che le pale saranno in bella vista in mezzo al mare, a offrirsi allo sguardo di turisti e bagnanti che in spiaggia potranno ammirare queste splendide creazioni dell'ingegno umano. Io non ho nulla contro l'eolico, ma almeno si potrebbe evitare di metterle in mezzo al mare a deturpare il paesaggio costiero. Tanto più che in Molise esistono già. Allora perché concentrare tutto in una stessa area? L'Italia è un paese con una grande varietà paesaggistica e geografica, certo non si farebbe fatica a trovare un sito migliore.
Sia l'eolico che il nucleare, ovviamente, sono stati imposti al territorio, senza nessuna consultazione, con la maggioranza dei cittadini contraria, l'amministrazione e il consiglio comunali (maggioranza e opposizione) contrari, Regione Molise contraria (anche se ufficialmente non si è espressa ma ci sono state dichiarazioni del presidente Iorio) contraria persino la vicina regione Abruzzo.
E questo dovrebbe essere il federalismo tanto osannato dall'attuale governo? Dov'è finita la tanto sbandierata autonomia del territorio? Forse vale solo per le regioni del nord? Oppure solo quando si tratta di scuola e sanità (proprio quelle che invece dovrebbero essere controllate dallo stato centrale)?
Certo, sorprende il fatto che con cotanti dirigenti politici non si riesca a impedire una simile e sciagurata scelta. Di Pietro si è detto anche lui contrario, pur se non risulta molto attendibile, visto che da Ministro impose il MOSE a Venezia, in nome delle “grandi opere” con la contrarietà anche allora dell'intera città e giunta comunale. Naturalmente quando poi si tratta di farle queste grandi opere vicino alla sua Montenero di Bisaccia le prospettive cambiano. Sarebbe troppo grande il rischio di alienarsi i consensi dei suoi conterranei!
Tutti, adesso che siamo con l'acqua alla gola, gridano allo scandalo. Eppure non fecero niente in passato, quando già si parlava di includere Termoli e il Molise tra i siti “privilegiati”. La Giunta regionale tacque e tace tuttora non essendosi ancora espressa ufficialmente, come denunciato dal consigliere Pietraroia. Forse che Iorio adotti a Roma un diverso tipo di atteggiamento da quello che mostra ai giornali qui in Molise? Del resto c'è da dire che esiste chi si è comportato assai peggio di lui, come l'eurodeputato Aldo Patriciello. Egli infatti scrisse una lettera al Ministro Scajola in cui si diceva d'accordo con l'apertura della centrale nucleare. Con tanto di deferenza e apprezzamento per le politiche del governo. Davvero paradossale se si pensa che Patriciello è un deputato dell'UDC, quindi dell'opposizione! Ma è ancora più grottesco il fatto che Patriciello si dica contrario poi alle pale eoliche! Qui siamo al colmo dell'assurdo: come si fa a essere favorevoli al nucleare, che produce scorie, e contrari all'eolico, che non le produce? Posso capire il contrario. Come dire, meglio il nucleare che l'eolico. L'ideale sarebbe meglio nessuno dei due, ma se proprio si dovesse scegliere, se ci fosse un governo un tantino più disposto al dialogo con la popolazione, sarebbe da preferire l'energia rinnovabile, che ha un impatto decisamente minore sull'ambiente e sulla salute delle persone, rispetto al nucleare. Tanto più che di scorie già ne abbiamo avute in Molise, precisamente a Castelmauro. In un casolare abbandonato e diroccato. Questo significa smaltire le scorie in Italia: piazzarle nel primo posto che capita.
Ma questa è la storia non solo del Molise, ma dell'Italia intera, dove la coerenza è un optional, dove oggi si dice una cosa, domani un'altra, dove si fanno tante belle dichiarazioni, ma poi si pensa solo a tirare l'acqua al proprio mulino.
Vorrei dire una cosa a Patriciello, a Scajola e al governo:
È stato un patetico tentativo di rilanciare l'immagine di un governo che comincia a calare nei consensi, lo sappiamo. È stata una sequela di promesse che non verranno mantenute come al solito, salutate dalla disinformazione italiana come chissà quale successo del governo. Berlusconi ha voluto per qualche giorno dismettere i panni del cialtrone corrotto e puttaniere per indossare quelli improbabili dello statista consumato. Ha voluto rappresentare l'Italia come in sintonia con le altre nazioni e concorde con gli obiettivi fissati dalla comunità internazionale e persino all'avanguardia nel deciderli. Ma è un'immagine puramente propagandistica, che mistifica la realtà. Eresia rossa ha già denunciato la nullità di questo G8 e il ruolo insignificante dell'Italia. Ma ciò non è sufficiente. Perché il tentativo del governo in carica di annoverarsi in sintonia con le politiche degli altri governi è anch'esso fasullo. Berlusconi si dice concorde con le scelte di Obama. In particolare sul clima, una questione decisiva ed epocale, ha dichiarato il totale accordo con la politica della Casa Bianca (Libero). Ma l'Italia è davvero intenzionata a perseguire una politica di drastica riduzione delle emissioni inquinanti come sembrano orientate, almeno negli intenti, la comunità internazionale e la stessa amministrazione americana? Pochi sanno che circa tre mesi fa il Senato ha approvato una mozione sul clima (asca) che va in netta controtendenza rispetto a quanto sostenuto dall'Italia in sede internazionale. Il testo della mozione nega l'attribuzione della responsabilità del cambiamento climatico alle attività umane (mozione clima). In modo del tutto tendenzioso sostiene che la comunità scientifica non sarebbe concorde nell'attribuire le cause degli sconvolgimenti climatici all'uomo. La cosa è passata inosservata presso i media, data l'impresentabilità di simili affermazioni, ma ha suscitato la reazione indignata di tante associazioni ambientaliste, da Legambiente al WWF, che ricordano come gli scienziati dell'ONU affermino che il cambiamento climatico derivi per il 90% dall'attività antropica (WWF). Anche l'opposizione aveva protestato definendo dannosa la mozione del PdL (La nuova ecologia). Invece il Presidente della commissione Ambiente del Senato Antonio D'Alì aveva dichiarato: “È dimostrato che l’aumento delle quantità di CO2 non è altissimo come avevano previsto i catastrofisti e che nel mondo esistono anche altre posizioni che non siano quelle del fondamentalismo ambientalista che riconducono tutto all’attività antropica. Molte cause sono anche di origine naturale. Ma visto che da questi elementi dipendono scelte per miliardi di euro bisogna essere sicuri” (Messinanotizie). Non si capisce con quale autorità e sulla base di quali fonti vengano smentite le conclusione della quasi totalità della comunità scientifica di tutto il mondo. A farci comprendere quanto questa posizione sia in netta divergenza con quella degli altri paesi del G8 che il governo italiano sostiene invece di condividere basta dare uno sguardo agli obiettivi fissati dal vertice. Riduzione dell'80% delle emissioni entro il 2050 (qualenergia) e l'impegno che l'incremento della temperatura media rispetto ai livelli precedenti all'industrializzazione non vada oltre i due gradi (AGI). Inoltre negli ultimi anni gli scienziati hanno rivisto le proprie stime, ma non in senso “ottimistico” ma “pessimistico”. Il New Scientist critica anche gli obiettivi del G8 perché troppo poco ambiziosi (qualenergia). Le critiche sono arrivate anche dal segretario ONU Ban ki-moon che ha detto “Il problema del clima è una responsabilità imperativa e storica per il futuro dell'umanità e del nostro pianeta” (ANSA). Insomma le critiche, quando sono arrivate, accusano il vertice di una carenza di “catastrofismo”, come lo definisce D'Alì, e non di un eccesso. Figuriamoci allora quanto possa essere anacronistica la posizione della maggioranza che è anche meno “catastrofista” del G8. Anche rispetto agli Stati Uniti la posizione del Senato italiano è assai divergente. La Camera Usa infatti a gennaio aveva approvato l'impegno nella riduzione dell'83% delle emissioni inquinanti entro il 2050 (Corsera) uguale sostanzialmente a quanto stabilito a L'Aquila. Berlusconi si è detto d'accordo con gli altri governi. Eppure i senatori della sua maggioranza chiedevano al governo un impegno “ad intervenire con urgenza presso la Commissione europea e anticipatamente presso i paesi partecipanti al G8” per “segnalare come una parte consistente e sempre più crescente di scienziati studiosi del clima non creda che la causa principale del peraltro modesto riscaldamento dell’atmosfera terrestre al suolo finora osservato (compreso fra 0,7 e 0,8 gradi) sia da attribuire prioritariamente ed esclusivamente all’anidride carbonica di emissione antropica” (METEOWEB). Evidentemente Berlusconi non se l'è sentita di “intervenire con urgenza” per contraddire i sette paesi del vertice ed esporsi alle loro critiche in un momento non certo ottimale per la sua immagine. Gli avrebbero fatto fare una pessima figura e compromesso la sua nuova immagine di statista. Tuttavia questo ci fa capire quanto siano reali le intenzioni dichiarate del Presidente del Consiglio, e quanto sia reale l'impegno che il governo possa mettere nel raggiungimento dei traguardi stabiliti.
I biocarburanti rispettano l'ambiente? No, ma affamano le popolazioni
Non so se vi è capitato di vedere la puntata di ieri di “C'era una volta” su raitre, uno di quei pochi programmi apprezzabili della televisione. Per chi come me non guarda la televisione generalista sa che certi ottimi documentari bisogna andarseli a cercare dopo mezzanotte, salvo rare eccezioni. La puntata trattava di un tema spesso trascurato dalla grande informazione, attenta, molto al prezzo del petrolio, e poco a quello di altri beni. Eppure sui biocarburanti si è innescata una vera e propria corsa all'oro, anzi al mais. Per chi non abbia visto la puntata tento qui di riassumerla. Dopo che il prezzo del petrolio negli ultimi anni raggiunse cifre vertiginose i grandi investitori cercarono un'altra fonte su cui investire. E la trovarono in un combustibile “dal volto umano”, l'etanolo. Può essere ricavato da colture come il mais, è poco costoso, non inquina e riduce la dipendenza dai paesi produttori. Questa era la rappresentazione comune che se ne dava fino a poco tempo fa e che è ancora oggi molto diffusa. In realtà le cose non stanno così. Gli Stati Uniti hanno investito molto sulla produzione di carburante cosiddetto “biologico”, con grande soddisfazione per le aziende agricole americane e per i produttori di etanolo. In sintesi si può dire che tutti i presunti vantaggi di questo combustibile siano una menzogna colossale. Innanzitutto gli ingenti investimenti in questo settore hanno fatto crescere il prezzo dei generi alimentari. Siccome i produttori di etanolo avevano bisogno di ingenti quantità di mais, la domanda sul mercato internazionale è aumentata vertiginosamente e per una elementare legge del mercato è aumentato vertiginosamente anche il prezzo. Questo ha causato una crisi alimentare nei Paesi in via di sviluppo. Secondo, non è vero che sia poco costoso. La resa energetica delle colture di mais per produrre carburante è appena positiva. Se si utilizzassero tutti le colture di mais presenti negli Usa per produrre carburante si arriverebbe a soddisfare appena il 16 % del fabbisogno. Il governo degli Stati Uniti, sia quello di Bush che di Obama, hanno fortemente incentivato le colture destinate alla produzione di carburante. Senza questi incentivi probabilmente il “bioetanolo” sarebbe stato molto meno conveniente. Terzo, non è vero che non inquina. L'etanolo inquina come inquina la benzina. Per produrre etanolo si inquina come si inquina per produrre benzina. Evidentemente questo ecologismo di facciata era la copertura che serviva per giustificare un così massiccio investimento. Gli Stati Uniti sono stati tra i paesi che più hanno fatto ricorso a questa fonte di energia. Assieme a loro il Brasile, che la utilizza già da tempo, ricavando etanolo dalla canna da zucchero, coltura molto presente in questo paese. Eppure quelle già esistenti non bastavano. Servivano delle altre. Così si è dovuto disboscare per impiantare colture per sfamare automobili. Le popolazioni indios sono state espropriate della loro terra e costrette a lavorare a cottimo nelle piantagioni di canna da zucchero. La conseguenza è stata l'aumento del prezzo non solo del mais o della canna da zucchero, ma di tutti i generi alimentari. Tutti. Ancora per una elementare legge del mercato, tutti investono su una merce che ha un certo costo, questo costo scende, e intanto si disinveste dagli altri settori, il cui prezzo così sale. Il prezzo della prima merce è sceso, quello delle altre è aumentato. Così si attestano su un prezzo medio che però è superiore a quello precedente. Nel mondo impazzava la crisi alimentare. Le popolazioni di tutto il pianeta venivano affamate ancora di più. Per riempire i serbatoi delle automobili si strappa il cibo a chi soffre la fame. Il governo brasiliano ha da sempre negato la responsabilità nell'aumento del prezzo dei generi alimentari. E ciò significa che è impegnato a perseguire altrettanto tenacemente nella sua politica. Gli investitori di tutto il mondo si sono catapultati sui biocarburanti. Hanno continuato ad acquistare quote di mais e di colture il cui prezzo è in continua salita, per la domanda crescente dei produttori di carburante. Tutti vi investivano. Anche il fondo pensione del lavoratore americano. A un certo punto ci si accorge che i costi non sono più così convenienti come prima. Così è iniziata la corsa al ritiro dei capitali da questo settore. Prima che arrivi il momento di una nuova speculazione e di una nuova bolla, e così via, all'infinito. La conclusione che io ne traggo è che il fatto, oltre che un avvenimento reale, è una metafora di tutto il sistema e di come funziona. Stati Uniti, Brasile, e quel comitato d'affari che parla di grandi ideali che è l'Unione europea, si sono gettati su questa nuova impresa del Capitale Internazionale. Con i soldi dei contribuenti, dei risparmiatori e dei fondi pensione di ignari lavoratori, hanno privato milioni, miliardi di esseri umani del nutrimento. Gli hanno tolto il cibo dalla bocca per farne carburante. Chissà quante persone sono morte perché gli agiati cittadini del mondo “evoluto” potessero sfrecciare sui loro Suv. La finanza impazzisce. O meglio, è proprio pazza per costituzione. Si specula su un prodotto finché raggiungerà prezzi inarrivabili, poi si torna indietro e si specula su un altro per farne nuovamente crescere il prezzo. La legge del capitale è la legge della schizofrenia finanziaria. I governi arrancano per finanziare disperatamente l'ipertrofia della produzione e del consumo. Danno soldi alle banche e alle imprese mentre migliaia di lavoratori perdono il posto. Tutti dicono che per fermare la crisi ci vogliono le famose regole. Mi fa pensare a quel bambino che voleva svuotare il mare con un secchiello. Finita questa crisi, ce ne saranno delle altre. È inevitabile. È il mercato stesso ad essere insofferente nei confronti delle “regole”. Questo sistema non è più sostenibile. Il Capitale non è più sostenibile. Non è sostenibile non solo per gli sfruttati, ma per gli stessi sfruttatori, che non sanno più cosa inventarsi per tappare le falle di un meccanismo pronto a esplodere. Smettiamola di credere alla balla dello “sviluppo sostenibile”, questa espressione per anime ingenue a cui non crede neanche chi la pronuncia. Lo sviluppo non è sostenibile. Presto o tardi anche la classe pseudo-media cadrà nella povertà completa. È finita l'era della scalata sociale, della “meritocrazia”, delle “opportunità”, del “sogno americano” o comunque vogliate chiamarlo, non si possono più trovare palliativi, compromessi, o “terze vie”, è necessaria una trasformazione radicale dell'economia e della società. Non basta uscire dalla crisi. Bisogna uscire dal sistema che l'ha prodotta.