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domenica 6 giugno 2010

Il governo Bilderberg

Ci siamo già occupati delle oscure macchinazioni del gruppo Bilderberg in questo post.
Avevamo lì messo in luce come ci fosse l'intento da parte delle oligarchie mondiali di formare un ministero del tesoro globale.
Vi invito ora a leggere questo interessante post, sugli ultimi sviluppi e sulla prosecuzione di quel progetto.

IL CAOS EUROPEO E LA CONFERENZA DEL BILDERBERG

Il gruppo Bilderberg si riunirà dal 4 al 7 giugno a Sitges (nella foto), una località turistica a 30 km da Barcellona. Come al solito, le informazioni al riguardo ci vengono fornite da James Tucker e Daniel Estulin i quali hanno rivelato che in cima all’agenda del meeting di quest’anno c'è la recessione globale e le proposte per l’elaborazione di collassi economici che possano giustificare l’istituzione di una governance economica di portata mondiale.

Con l’intenzione di prolungare la crisi economica per almeno un altro anno, il gruppo Bilderberg spera di poter trarre vantaggio dalla situazione per poter formare un “ministero della finanza globale” all’interno dell’ONU. Sebbene la decisione fosse in realtà stata presa l’anno scorso nel meeting tenuto in Grecia, Tucker sostiene che il piano è stato affondato dai “nazionalisti statunitensi ed europei (il gruppo Bilderberg indica genericamente come “nazionalisti” tutte le forze con orientamenti nazionali che abbracciano l’idea di sovranità e indipendenza nazionale)

Per un anno intero, fin dall’ultimo incontro, i rappresentanti dell’esecutivo globale hanno cercato di convincere il pubblico del mondo ad accettare un “nuovo ordine finanziario”. L’idea è comparsa in dichiarazioni fatte da N.Sarkozy, G.Brown e dall’appena eletto Presidente del Consiglio europeo H. Van Rompuy, ma – sullo sfondo di una fase relativamente indolore della crisi – quest’attività è rimasta limitata a condizionamenti psicologici senza risvolti pratici. Come Jacques Attali ha, piuttosto ragionevolmente, descritto nel suo After the Crisis l’Europa non può pretendere di riformare l’architettura della finanza globale finché non si sarà fornita delle istituzioni necessarie per soddisfare i propri bisogni.

La crisi del debito greco che sta mettendo a repentaglio il sistema finanziario europeo fornisce un pretesto per misure drastiche, e sia la crisi che le misure illustrano chiaramente la strategia che ricorre al caos per riordinare gli accordi esistenti. Il caos generato in maniera deliberata è rigorosamente controllato da istituzioni finanziarie, le grandi banche e hedge funds e funziona come un efficiente meccanismo di governance e di ristrutturazione sociale.

L’attacco finanziaro alla Grecia si è prontamente trasformato in offensiva contro l’euro e, come è diventato via via più chiaro, gli sviluppi sono solo parzialmente correlati ai difetti dell’economia greca. L’intensità della crisi che ha momentaneamente costituito una minaccia per l’integrità economica e perfino politica della UE, non può essere spiegata esclusivamente dagli appetiti di sfacciati giocatori finanziari. Ci dovevano essere cause più serie dietro la situazione e in un certo qual modo gli obiettivi perseguiti da coloro che l’hanno creata possono essere capiti dalle dichiarazioni di G. Soros. In altre parole gli europei sono costretti a scegliere tra il collasso dell’eurozona e la centralizzazione della governance.

Jacques Attali ha delineato uno specifico piano di centralizzazione. In esso si suggerisce ai paesi della UE di creare istituzioni proprie per monitorare le attività degli operatori finanziari. Vi si propone anche l’istituzione di un ente di credito europeo di nuova formazione che non essendo legato alle banche centrali e di investimento europee né ai governi, garantirebbe assistenza a credibili istituzioni finanziarie locali, investirebbe nei loro fondi ed estendere i prestiti dietro specifiche condizioni. Attali inoltre invoca la formazione di un ministero di finanza europeo che dovrebbe avere fin da subito il potere di elargire prestiti a nome della UE e la creazione di un Fondo di Bilancio Europeo con il mandato di supervisionare i bilanci dei paesi il cui indebitamento progressivo costituisce l’85% del PIL. In altro modo, avverte Attali, ci si dovrebbe attendere una crisi più severa.

Sotto pressioni statunitensi, A. Merkel ha finalmente acconsentito a misure drastiche ( pare che Sarkozy abbia perfino minacciato di far tornare la Francia alla sua moneta nazionale in caso lei facesse lo stesso) e agli inizi di maggio i ministri della finanza ed economia della UE hanno firmato un accordo sui meccanismi di stabilizzazione dei bilanci nella Eurozona, che prevede l’istituzione di un cuscino di sicurezza di 60 miliardi di euro per riscattare con urgenza i paesi che lottano con le loro finanze pubbliche e l’allocazione di 400 miliardi di euro in prestiti garantiti. Il FMI ha inoltre promesso altri 250 miliardi in caso di necessità. Questo denaro deve servire come cauzione sul debito sovrano della Eurozona, una missione che per la prima volta nella sua storia, la Banca Centrale Europea si avvia a intraprendere. Misure atte a facilitare le transazioni finanziarie erano state annunciate dalle banche centrali di diverse parti del globo inclusa la Federal Reserve che sta per iniettare con urgenza dollari americani nella BCE così come nelle banche britanniche e svizzere.

Tutto questo può essere considerato come la prima fase verso l’amministrazione monetaria europea centralizzata. Non è chiaro ancora come i “grandi architetti” vedono la governance finanziaria globale e quale ruolo intendono assegnare alle istituzioni finanziarie esistenti come l’FMI. Le opzioni vanno dalla costituzione di istituzioni completamente nuove alla possibilità di usare l’FMI come centro di regolamento sovranazionale diretto da un consiglio di 24 grandi, un G-24.

Il piano imposto all’Europa dai circoli dell’élite finanziaria implica l’affrontare il problema dell’indebitamento con l’aiuto di nuovi presititi che potranno solo esacerbare anziché risolvere il problema dei bilanci. Secondo i dati di Eurostat, il debito sovrano dell’Eurozona crescerà dal 77,7% all’ 83,6% del PIL. Inoltre, la comunità di esperti ha ampiamente riconosciuto che i dati del debito per la Grecia, Portogallo e altri paesi della UE sono inverosimilmente bassi e non riflettono le reali proporzioni del problema.

Gli esperti della Lombard Odier, una banca svizzera, stimano che l’ammontare del credito inesigibile della Grecia costituisce l’875% del suo PIL, il che significa che per onorarlo il paese dovrebbe investire – senza alcun utile immediato – una cifra che supera il proprio PIL di un 8.75. La media corrispondente nella Eurozona è di 4.34. e negli Stati Uniti di 5.

Senza risolvere i problemi strutturali, le misure lenitive stanno spianando la strada alle istituzioni sovranazionali invocate da Attali. Il 21 maggio scorso, i ministri della finanza della UE, in un meeting presieduto dal presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet e dal presidente del Consiglio Europeo H. Von Rompuy, hanno adottato il piano tedesco per un coordinamento del bilancio molto più ampio che comprende penalità per gli stati che infrangono le regole di bilancio della UE. Le sanzioni comprendono la sospensione del diritto di voto per i recidivi, sospensione dei fondi per lo sviluppo strutturale, ecc. Era stato anche proposto di sottoporre i bilanci nazionali al vaglio della UE prima del loro dibattimento nelle legislature nazionali. Una relazione sarà preparata entro il 17 Giugno – data del summit della UE – con la bozza di una politica comune dell’Eurozona. Un altro - ancor più ambizioso - progetto come il controllo sui bilanci nazionali dell’Eurozona da parte di un triumvirato composto dalla Commissione europea, la BCE e l’Euro Group, verrà ugualmente discusso.

Gli svantaggi dei pacchetti per il salvataggio sono la peggior parte del problema. Nell’evocare la minaccia di collasso finanziario, i paesi della UE hanno introdotto una serie di misure di austerità estremamente impopolari come i congelamenti di salari e pensionamenti per gli impiegati pubblici, tagli nel welfare, aumento dell’età pensionabile, ecc. La Grecia è stato il primo ma non l’unico paese a essere colpito.

Il governo tedesco progetta di tagliare le spese di 10 miliardi annui tra il 2011 e 2016. La Francia ha abolito la pensione annuale per le famiglia a basso reddito. Sotto la pressione dell’FMI, la Spagna sta avviando una riforma complessiva che include congelamento dell’indice pensionistico, riduzione dei salari e licenziamenti nel settore pubblico, abolizione dei pagamenti di sostegno alle famiglie con bambini appena nati, ecc. Gran Bretagna, Italia e altri stanno percorrendo la stessa strada.

Le conseguenze delle suddette misure sono difficili da calcolare considerato che l’Europa sta già affrontando un notevole tasso di povertà e problemi di disoccupazione (quest’ultima ha raggiunto il 10% della popolazione economicamente attiva e continua a crescere e almeno 80 milioni di persone si trovano attualmente sotto la soglia di povertà).

Molto probabilmente, il governo ombra mondiale – il gruppo Bilderberg – somministrerà al pubblico l’oblio attentamente calcolato dei problemi sociali per permettere alle èlite di scaricare gli asset in crisi, conservare il controllo della situazione e deviare le proteste dalle vere cause dei problemi.

Dalla prospettiva della Russia, la conclusione è ovvia: l’intensificazione della sua integrazione nell’Europa “libera” rafforza il controllo finanziario e informativo sulla Russia esercitato da parte delle èlite globali che cercano di strapparle il ruolo di giocatore indipendente nel quadro geopolitico.

di Olga Chetverikova
Fonte: http://en.fondsk.ru
Link: http://http://en.fondsk.ru/article.php?id=3069

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI


mercoledì 19 maggio 2010

La storia di Niki

Avevo pensato di scrivere un nuovo post sulla vicenda, ma dato che in rete si trovano diversi resoconti scrupolosi e che non avrei potuto aggiungere nessun altro elemento a quelli già forniti da blogs e siti, mi limito a riportare ciò che è stato detto, cercando, molto modestamente, di mettere un po' d'ordine e di offrire un quadro il più possibile completo dell'intera vicenda citando i links che ritengo maggiormente interessanti
Il caso, come molti sapranno, e come purtroppo avviene molto spesso in queste situazioni, è stato archiviato, ma ciò ovviamente non deve esimerci dalla ricerca della verità e dalla divulgazione di una notizia tanto scioccante quanto sottovalutata dai media tradizionali.



"Anche ad Avezzano il terremoto ha fatto i suoi danni e portato terrore. "Molta gente dorme ancora nelle macchine. Siamo sempre in stato di allarme. Soprattutto perchè ognuno di noi ha parenti, amici, colleghi che vivono a L'Aquila", racconta Ornella Gemini.
Il suo pensiero, come quello di tutti, è per chi è vivo: " il dramma vero è vissuto da coloro che hanno perso tutte quelle cose a cui non si pensa mai, perchè le diamo per scontate".
La mente di Ornella, però, corre ogni notte a casa di quelle madri che hanno perso un figlio nella Casa dello Studente. Perchè sà cosa vi troverebbe:"una mamma seduta in un angolo di divano che non riesce a dormire anche se imbottita di psicofarmaci. Sta lì, raggomitolata su se stessa, piange disperatamente il mondo che aveva tra le mani e il vuoto attuale".
Ornella suo figlio lo ha perso il 24 Giugno scorso, " nel carcere di Sollicciano, impiccato nel bagno".
Niki Aprile Gatti aveva solo ventisei anni. Da un anno e mezzo viveva a San Marino dove lavorava come informatico per un gruppo di aziende oggetto di un'inchiesta per truffa telefonica e frode informatica del Magistrato fiorentino Paolo Canessa.
Le Società incriminate sono la Oscorp Spa, Orange, OT&T e TMS, tutte residenti a San Marino, la Fly Net di Piero Mancini, Presidente dell'Arezzo Calcio, piu' altre Società con sede a Londra. "Niki era un genio del computer, purtoppo capitato nelle mani di una serie di criminali" spiega Ornella.
" Alle 13,25 di quel 24 Giugno mi arriva una telefonata sul cellulare - racconta - qualcuno, con un tono freddo, mi chiede di parlare con la mamma di Aprile Gatti Niki.
Sono io, rispondo ". Dal telefono, senza il minimo tatto, le viene allora riferito che dall'altra parte "e' in linea il carcere di Sollicciano, una brutta notizia: Suo figlio si è suicidato".
Il giorno prima del sisma che ha distrutto L'Aquila, Ornella aveva scritto una lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedendo Giustizia.
Perchè" mio figlio non si è suicidato. E questo non è l'ultimo appello di una madre disperata ma la realtà, e i fatti lo dimostrano. Per questo motivo qualcuno si sta affrettando perchè il caso venga archiviato. Ma io non lo permetterò ".
La mattina del 19 Giugno Niki viene chiamato dalla madre del suo socio che lo avvisa dell'arresto del figlio la sera precedente e lo prega di recarsi a Cattolica presso lo studio dell' Avv. Marcolini, il legale della Oscorp, la ditta per cui entrambi lavorano, per avere notizie.
Ma quando esce dal portone dello studio, anche Niki viene arrestato.
Prima domanda:"vi sembra il comportamento di una persona che temeva di finire in prigione?". Seconda domanda:" se davvero avesse fatto qualcosa, perchè non è scappato invece di recarsi nella "tana del lupo" ???? ".
Ornella viene a sapere dell'arresto del figlio alle 14,30.
Cerca di contattare qualcuno a San Marino ma non riceve risposta. "Chiamo anche il miglior amico di Niki per avere i riferimenti dell'Avvocato aziendale e raggiungo al telefono l'Avv. Marcolini, il quale mi sconsiglia di recarmi a Rimini, dove era stato portato mio figlio insieme al titolare della Oscorp e ad altre 17 persone, anche loro arrestate lo stesso giorno".
" E' inutile che si rechi lì- mi dice - perchè si trova in isolamento e lo sarà per tre giorni, quindi non avrei potuto vederlo".
Niki però nel carcere di Rimini non ci ha mai messo piede: " ma di questo vengo a conoscenza solo quando mi hanno riconsegnato, a Settembre, la documentazione del carcere".
Niki, quindi è stato l'unico degli arrestati ad essere portato direttamente nel penitenziario di Sollicciano, carcere "duro" di Firenze, e sarà l'unico degli incriminati a non avvalersi della facoltà di non rispondere davanti ai PM.
Intanto iniziano strani movimenti. "Gente che ad Avezzano inizia a partire per San Marino, continue telefonate che mi "consigliano" di cambiare avvocato. Ma io decido di tenere quello aziendale, convinta che ne sapesse di più di qualunque altro legale sulle attività che mio figlio svolgeva per conto della Oscorp".
Alle 20.58 del 20 Giugno, però, qualcuno invia un telegramma non firmato a Niki dalla sua stessa abitazione a San Marino: "Devi nominare l'Avv. Umberto Guerini"
del foro di Bologna.
Niki riceve il telegramma solo il 21 Giugno dopo tre giorni di Isolamento, e ovviamente si fida del consiglio.
Terza domanda: " Chi ha inviato quel telegramma?".
Lunedì 23 giugno Ornella e suo marito partono alla volta del Tribunale di Firenze, dove hanno appuntamento con l'Avv. Marcolini, ancora inconsapevole di essere stato destituito.
"Arriviamo proprio mentre giunge il blindato della Polizia Penitenziaria- racconta Ornella- che tra le sbarre riesco a intravedere Niki".
Intanto arriva l'avv. Marcolini, in leggero ritardo, e sale verso l'aula. Pochi minuti "ed eccolo tornare indietro. Mi chiama da parte e mi riferisce che Niki stava già parlando con il PM delle indagine, ma con un altro Legale".
Solo in quel momento, direttamente al Tribunale di Firenze, Marcolini viene a sapere di essere stato ricusato.
Domanda 4,5 e 6 : " E ora? Chi è questo nuovo Avvocato? Che faccio adesso?".
Dopo 4 ore di interrogatorio Niki esce: " vede il blindato che fa manovra per riprenderlo. Gli corro dietro. Voglio, Devo vederlo. Voglio solo dirgli che insieme saremo usciti da questo Incubo, che ce l'avremo fatta".
Gli Agenti, però, la allontanano. "Deve stare ad almeno 20 metri di distanza o arrestiamo anche lei!!", Le Urlano.
Ornella vede uscire il nuovo Avvocato, una donna che lavora per lo Studio Guerini, "le corro incontro e le chiedo aiuto. Devo vedere Niki, anche in sua presenza, ma lei mi risponde che avrei dovuto attendere le 48 ore successive all'interrogatorio". Ornella torna ad Avezzano. Ma dopo solo 20 ore la "telefonata".
" E FINISCE TUTTO".
Suicidio. Dicono.Durante l'ora d'aria, in bagno.
E' strano, però, che un ragazzo di 26 anni, incriminato "solo" per truffa informatica, che decide di collaborare con la Giustizia, decida di darsi la morte.
Certo, per il Garante dei detenuti della Regione Toscana, Franco Corleone, Niki "forse si era scoraggiato pensando a una lunga detenzione e poi ......aveva cambiato avvocato, altro segnale di inquietitudine" dichiarò a La Repubblica il 25 Giugno. " Hanno anche usato il fatto che Niki è stato costretto a cambiare legale per dimostrare la sua debolezza", denuncia Ornella.
Intanto suo marito e il cognato partono alla volta di San Marino per chiedere al padrone di casa di Niki un paio di mesi di tempo per svuotare l'appartamento.
Ma appena il proprietario di casa apre la porta, regolarmente chiusa, i tre vedono che all'interno non c'è più NULLA: nessun vestito, nessun effetto personale e, soprattutto, niente PC. " neanche una maglietta da abbracciare la notte per sentire l'odore di mio figlio".
Domanda 7 : " A chi interessava ripulire l'appartamento?"
Intanto trascorrono 90 giorni e il PM che si occupa dell'ipotesi di suicidio di Niki, Archivia il caso.
Allora Ornella parte alla volta di Firenze per ritirare la documentazione del carcere.
Nel verbale si legge la testimonianza di un Agente secondo cui, lui e Niki alle ore 10 del 24 Giugno stavano parlando del processo. Ma l'Autopsia riporta proprio alle 10 del 24 Giugno il momento del decesso.
solo questo, di per sè, dovrebbe vietare l'archiviazione del caso.
Domanda 8 : " Dove hanno parlato Niki e l'Agente, visto che nel verbale non è riportato?"
Domanda 9: "A che ora si sarebbe suicidato Niki???"
Come se non bastasse, nell'autopsia si legge che l'impiccaggione è avvenuta con dei lacci e dei jeans tagliati, "evidentemente inidonei a sostenere un corpo di 92 kg".
Nel bagno inoltre "non c'è altezza sufficiente fra i jeans appesi e il pavimento".
Domanda 10 "Come è possibile per un detenuto avere con sè in carcere dei lacci?"
Ornella ha però trovato il coraggio di guardare anche le foto di suo figlio senza vita e immediatamente ha constato come Niki fosse "in pigiama", pur avendo con se due paia di Jeans e non solo quelli con cui avrebbe commesso il gesto."
Ma la cosa che fa aumentare i dubbi è il fatto che Niki si sia suicidato durante l'ora d'aria "e nessuno esce mai in pigiama all'ora d'aria".
Non solo: al momento dell'autopsia, il Dott. Giuseppe Fortuni, perito di parte degli agenti incriminati nel caso Aldovrandi e in quello Bianzino, nella rappresentazione suicidaria, ha parlato di un segno di circa 6-7 centimetri lasciato dal cavallo dei jeans sul collo ma "il 24 settembre, dalle foto inserite nella documentazione, vedo che non c'è nessuna striscia di quelle dimensioni, ma SOLO il segno di un laccio".
Il 17 Ottobre arriverà anche la consulenza tecnica medico/legale di questo Dottore e ...... della striscia di 6/7 centimetri, nessuna traccia.
" E sì .... il Dottore si è confuso" mi risponderanno dallo Studio dell'Avv. Guerini, "oggi Amministratore della Sofisa", Società finanziaria San Marinese dove Niki faceva il Consulente.*

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Ci sono da fare delle rettifiche che denotano l'assenza di documentazione ufficiale che abbiamo solo noi e i nostri Avvocati:
-Nel telegramma l'Ordine dato a Niki è di nominare l'Avv. Giuseppina Morelli del foro di Bologna, che fa parte dello Studio Guerini, non di nominare l'Avv.Umberto Guerini, che comunque subito mi affiancherà insieme all'Avv.Morelli.
- il Prof. Avv. Umberto Guerini non è Amministratore della Sofisa, ma bensì Presidente.
Sarà mia cura scrivere alla Redazione oggi stesso, per far operare le rettifiche descritte.

Lei, Prof. Avv. Umberto Guerini, una volta mi disse che aveva un figlio dell'età di Niki,quindi spero, a maggior ragione, Lei possa capire, quanto bisogno possa avere una famiglia di Verità e di Giustizia, in un quadro tanto inquietante e assurdo, quanto quello sopra descritto". (Fonte)


* Da Liberazione, 28 aprile 2009, nota mia



Links:

Cosa c'è dietro la vicenda di Niki lo trovate qui:
http://www.alla-fonte.it/joomla/index.php?option=com_content&task=view&id=142&Itemid=27

Dal blog dell'Incarcerato, dove si trova una lunga serie di post sul fatto a cominciare da questo:
http://incarcerato.blogspot.com/2008/10/la-vita-spezzata-di-un-ragazzo.html

Immancabile, il blog di Ornella Gemini, madre di Niki, che segue tutti gli sviluppi del caso:
http://nikiaprilegatti.blogspot.com/

lunedì 19 aprile 2010

La famiglia prima di tutto

È un paese, l'Italia, che va dritto verso il collasso, sociale, civile ed economico.
Un paese che ha vissuto una breve, troppo breve, stagione di quel riscatto tanto atteso nei secoli passati e che adesso sta ripiombando velocemente nell'abisso.
È difficile trovare un settore, della sfera economica, politica, sociale o culturale, che non sia attraversato da una crisi profonda e strutturale. Va male l'economia, ben prima della crisi internazionale, le istituzioni politiche sono sempre più corrotte e distanti dalle esigenze della gente, le diseguaglianze sociali sono sempre più marcate, non c'è lavoro, non c'è possibilità di miglioramento se non per i più ricchi e stiamo scivolando verso comportamenti razzisti, intolleranti, cinici e abietti.
Le piaghe non solo di questo paese, ma che in questo paese si fanno sentire con una brutalità singolare, le conoscono un po' tutti e non c'è quindi da stare qui a elencarle.
Ma invece di porvi rimedio, cercare nuove strade, sembriamo invece fare di tutto per aggravarle, le soluzioni prospettate spesso si rivelano inefficaci quando non favoriscono addirittura l'effetto opposto a quello desiderato. Intellettuali, studiosi, politici, si affannano per fornire delle analisi e mettere appunto contromisure, tutte da un unico punto di vista, tutte parziali, nessuna che tenti una lettura complessiva della situazione. Un economista dirà che il debito pubblico è troppo alto, un politologo che la burocrazia è troppo costosa, un giurista che i procedimenti giudiziari sono troppo lunghi e farraginosi, un giornalista che l'informazione non è libera a sufficienza.
Tutti prestano attenzione agli effetti particolari e mai alle cause generali, riguardo al nostro paese, e che rendono quei mali particolarmente virulenti e cronici, e perciò ancor più difficili da contrastare.
Gli anni d'oro ormai terminati (o quelli che adesso ci sembrano tali) poggiavano evidentemente su basi fragili. È un paese strano. In cui convivono i picchi di enclavi avanzate e sviluppate e baratri di zone depresse e arretrate. Un paese dotato nel bene e nel male di una varietà impressionante, sia dal punto di vista geografico che antropologico. Un paese diviso, frammentato, caratterizzato non solo dalle scissioni e dalle lacerazioni tipiche della società moderna, ma che sembra carente di qualsiasi base di comune condivisione, sotto tutti i punti di vista e di qualsiasi meccanismo tanto per arginarle quanto per superarle. Un paese che si indigna per la corruzione di un politico, ma che è incapace di rispettare anche la più elementare norma del codice stradale. Un paese che dona soldi in beneficenza, ma che è capace di lasciare ammazzare un proprio concittadino in mezzo alla strada, senza che nessuno intervenga. Un paese che si indigna per una prostituta in mezzo alla strada, ma che lascia che una bambina sia violentata in una scuola. Un paese che ha scritto nella propria costituzione di essere fondato sul lavoro e che tuttavia permette la morte di migliaia di lavoratori nelle proprie fabbriche e nei propri cantieri. Un paese che si vanta di essere accogliente e che rinchiude gli immigrati in campi di internamento.
Queste contraddizioni tra una morale pubblica ufficiale e le prassi effettiva della vita quotidiana, sono inscritte nello stesso modus vivendi dell'italiano medio.
Questo italiano ha due punti di osservazione: da una parte la società, l'istituzione, la legge, un insieme astratto avvertito come qualcosa di impersonale e distante, che accetta per necessità, per abitudine, per conformismo; dall'altra gli individui con cui egli si rapporta quotidianamente durante la propria vita e che a lui sono legati da rapporti di collaborazione professionale, di amicizia o di parentela.
Mentre nei momenti solenni e ufficiali viene privilegiato il primo, con grande sfarzo e in pompa magna, con un uso spropositato della retorica, nella vita di tutti i giorni prevale decisamente il secondo e si annienta quasi del tutto il primo. Ad avere la meglio cioè, nella pratica, invece che nei discorsi, sono le relazioni personali dell'individuo. E con personale non è da intendersi meramente individuali, ma anche familiari, associative e corporative. Siccome il momento ufficiale e istituzionale, per arrivare al singolo, deve passare inevitabilmente per una qualche forma di relazione tra individui, è quest'ultima a prevalere nella sua singolarità, venendo del tutto a mancare invece la coscienza dell'universale, la presenza nel proprio modo di agire di un'idea, un'attitudine, un abito mentale che trascende la relazione personale pura e semplice che avviene in quel momento, in sostanza, una morale pubblica. Non si tratta di un atteggiamento immorale e nemmeno antagonistico. In entrambi questi casi, infatti, ci sarebbe comunque una consapevolezza e un sentimento della presenza di questa coscienza, seppure in negativo. Si tratta invece dell'assenza di qualsiasi riferimento ad essa, se non in modo molto flebile e superficiale, nelle normali relazioni tra individui o gruppi di individui. Indifferenza.
Persino il momento che dovrebbe essere di massima espressione di quella coscienza, di quella morale, la partecipazione politica attraverso il voto, finisce spesso per essere annientato nella comunanza di interessi e di rapporti personali.
Alle elezioni, quelle locali soprattutto, si vota il parente, il cugino, lo zio, oppure il conoscente che ci chiede il voto. Non c'è alcun riguardo per le idee politiche di ognuno e nessuno ne ha per le proprie. Bisogna votare per i membri della famiglia o del gruppo di persone con cui si ha una qualche relazione personale, anche se hanno idee politiche opposte alle nostre. Ci si candida con liste che diversamente non si sarebbero mai votate e si chiede di votarle a chi non lo avrebbe mai fatto. Ma il voto è un dovere, in ambito familiare, o tribale, magari corporativo, perché il nostro collega ottenga un taglio delle tasse per la nostra categoria. Si vota il vicino che ci ha promesso di farci ottenere i finanziamenti dalla regione per un alluvione che non ci ha mai colpito, si vota qualcuno che poi dovrà restituirci il favore quando saremo noi a candidarci, magari con una lista avversaria. Tutto ciò favorisce il venir meno dei propri ideali, annacquati in un guazzabuglio di compromessi e di interessi del microsistema in cui viviamo. Se la crisi delle ideologie e dei partiti politici si fa sentire nel nostro paese più che negli altri questa è una delle ragioni. Bisogna portare avanti gli interessi della famiglia, della tribù, del clan. Anche allo scopo di scavalcare quelli collettivi, i principi di una morale dichiarata e sempre sistematicamente tradita nei fatti. Ci si scandalizza quando i politici usano il proprio ufficio per perpetuare questi comportamenti, i quali non sono in realtà nient'altro che la prosecuzione della logica familistica con altri mezzi. Il do ut des regna nel nostro paese da tempi immemorabili. Vota per me che io voterò per te. Fai qualcosa per me che io ricambierò il favore. Il gruppo protegge i propri membri, che fuori da questo gruppo non sono più nessuno. Siamo il paese dei piccoli comuni, che durante il Medioevo riuscirono a dare seri grattacapi ai sovrani, siamo il paese delle corporazioni, che continuano a resistere alla storia e ai cambiamenti e perpetuano testardamente i privilegi dei propri appartenenti. Siamo il paese che è stato dilaniato dalle signorie, dagli staterelli tanto piccoli quanto arroccati e l'un contro l'altro armati, che per spuntarla in questa guerra intestina andavano a chiedere sempre aiuto al Papa o alle monarchie europee. Un paese che godeva di uno sviluppo economico e industriale di primo livello che è stato vanificato dalla litigiosità politica, dalle tante tribù allargate che pretendevano di fare stato a se. La Spagna senza avere un'economia florida, aveva uno stato potente e con esso riuscì a dominare a lungo la scena internazionale, l'Italia, al contrario, aveva un'economia florida ma neanche uno straccio di stato e la qual cosa finì per compromettere anche la sua economia.
Siamo il paese in cui, nei tempi della globalizzazione, continuano a resistere e a diffondersi le tante piccole imprese a conduzione familiare, coccolate dai politici e dagli economisti, nonostante ci stiano portando sull'orlo della catastrofe economica. Continua a resistere il mito della fattoria, del falansterio dove la famiglia vive e produce, condotta da un padre padrone benevolo e da laboriosi figli dipendenti. È la struttura familiare che viene trasferita all'industria. Questa mitizzazione della piccola impresa stenta a scomparire, eppure è tra le maggiori cause della spropositata diffusione del lavoro nero o sottopagato e dell'evasione fiscale delle imprese. I Comuni, le Regioni, e infine lo Stato che ne è succube, sono tutti protesi verso di loro, nonostante siano incapaci di stare sul mercato, causando periodicamente la rovina di migliaia di persone, assolutamente inadeguate a reggere durante i periodi di crisi. Le corporazioni della arti e dei mestieri hanno sempre tenuto un alto steccato attorno al proprio territorio, perché nessun altro vi entrasse, formando una setta professionale selezionatissima, impossibile da penetrare. Anche in economia vige la legge del clan.
Avvocati, magistrati, commercialisti, notai, commercianti, artigiani, imprenditori e banchieri, tutti formano le loro congreghe e le loro sottocongreghe per trasmettere il loro mestiere di padre in figlio e per impedire la contaminazione con gli individui provenienti da altre famiglie. Né imperatori, né parlamenti eletti hanno mai potuto far nulla contro di loro, perché il familismo contagia tutti e raggiunge chiunque, anche ai livelli più alti. In questo è assolutamente egualitario, non c'è nessuno che possa sfuggire al suo controllo clanistico.
La famiglia allargata, la tribù, il clan, è solido come una roccia, ha un modo infallibile di proteggersi. Impone ai propri membri il silenzio, circa le proprie attività, se ne parla solo all'interno e mai all'esterno. Se un membro infrange le regole, viene punito solo se nuoce agli altri membri del gruppo e sempre e soltanto all'interno del gruppo e con la massima discrezione. Non per niente siamo il paese delle associazioni segrete, della massoneria, dei servizi deviati, dei gruppi terroristici, dei golpe tentati attraverso oscure trame in cui mai nessuno è riuscito a vedere a fondo. Delle sette sataniche e di quelle religiose, che abusano di donne e bambini, impenetrabili per decenni alle autorità e alla legge dello stato.
Nel nostro paese per millenni sono stati perpetrati gli abusi dei preti sui bambini, senza che nessuno dicesse nulla o lasciasse trapelare nulla. Chi sapeva taceva o fingeva di non sapere oppure si costringeva a dimenticare. I genitori si dicevano che erano fantasie infantili, per tranquillizzarsi, i compaesani respingevano le parole di qualche fanciullo, o che qualche parrocchiano più ingenuo si è lasciato sfuggire, come un'impertinenza, una maldicenza. La Chiesa ha sempre fatto di tutto per nascondere i propri scheletri nell'armadio, coprendo le nefandezze dei propri “pastori”. Ma neanche i laici e le persone ostili alla Chiesa hanno avuto l'ardire di denunciare quanto accadeva. Nessuno scrittore, intellettuale, politico. La famiglia non si tocca, neanche quella degli altri, perché altrimenti questa poi potrebbe rivalersi sulla propria. C'è voluta la potenza della televisione e le denunce, da altre nazioni, perché si aprisse uno squarcio di verità.
Questa omertà non è qualcosa di perfettamente cosciente, ma che impregna la vita dei paesini, quei paesini microscopici, che resistono ancora nonostante tutto, la vita delle contrade, di cui le città italiane più cosmopolite vanno orgogliosamente fiere, e finisce per raggiungere le metropoli e i palazzi del potere.
Non per niente siamo il paese della mafia, della camorra, della 'ndrangheta, della sacra corona unita, della mafia del brenta. Una mafia che nessun governo sembra mai potere e volere distruggere. Una mafia che è nata come modesta milizia di ladri di polli e di pastori e che è diventata una delle più grandi organizzazioni criminali al mondo e uno gruppo di potere capace di infiltrarsi ovunque. Senza mai perdere la propria struttura, anzi rafforzandola, assieme ai propri riti e alle proprie cerimonie arcaiche, ai propri linguaggi cifrati, a sigillare ogni nuovo patto d'affari.
Siamo un paese che è dominato da quello che il sociologo americano Edward Banfield definiva familismo amorale, la presenza ossessiva e pervasiva del retaggio familiare, l'assenza di regole se non all'interno della struttura parentale.
Così onoriamo un impegno con un parente in modo molto più scrupoloso che una legge o una norma etica. Un divieto stradale si può infrangere, le tasse si possono evadere, le file alla cassa si possono superare, ma non si può mai tradire la fiducia di un parente o di un amico, un nipote deve essere raccomandato, per fargli ottenere un posto o una promozione, un cognato potrà grazie a noi passare attraverso corsie preferenziali per sbrigare una pratica in poco tempo evitando le lungaggini burocratiche.
La famiglia viene prima della legge dello stato e della morale pubblica.
Questo paese è stato così bene descritto da Federico De Roberto nei Viceré, un romanzo troppo spesso ignorato, e a cui nelle scuole viene preferita l'operetta morelaggiante dei Promessi Sposi, e che narra le vicende di una famiglia aristocratica, che attraverso varie traversie, finisce sempre per conservare la propria posizione di potere, sotto i Borboni, come durante l'Italia unita. Tutti possono fare qualsiasi cosa, prendere parte a qualunque azione e a qualunque guerra, stare dalla parte dei Borboni, o da quella di Garibaldi, nella destra o nella sinistra, purché ad essere portati avanti siano sempre gli interessi della famiglia e del clan. Secondo la massima di Gaspare Uzeda, parodia della celebre frase di Massimo D'Azeglio, fatta l'Italia dobbiamo fare gli affari nostri.
Siamo inflessibili, nelle prese di posizione ufficiali, ma le trasgrediamo volentieri nella pratica. Non siamo capaci di tenere uniti i due piani, quello etico e quello personale, cosicché il primo vive solo nei bei discorsi e rimane del tutto distaccato dal secondo, che invece si autogoverna secondo proprie leggi, le leggi dell'interesse reciproco, la legge del clan, della congrega.
Non a caso tutte le ideologie universalistiche, che cercavano di realizzare un ideale di società fondato su leggi universali e uguali per tutti, nel nostro paese sono miseramente fallite, laiche o religiose che fossero.
Il cristianesimo delle origini, che asseriva l'uguaglianza di tutti gli uomini, sarebbe stato piegato e manipolato secondo le esigenze egemoniche e settarie del cattolicesimo. L'umanesimo, doveva schiantarsi contro il muro degli interessi corporativi ed ecclesiastici. L'illuminismo non ha mai attecchito veramente nel nostro paese, come dimostra la persistenza della superstizione, delle sette religiose, di tradizioni arcaiche e anacronistiche, delle statue dei santi di paese portate a spasso per le piazze, della fede irrazionale nei miracoli e nella sua traduzione moderna, ovvero le lotterie e i gratta e vinci che invadono l'Italia, come dei giri di scommesse sportive. Il repubblicanesimo risorgimentale, che voleva unificare l'Italia, riuscì a farlo solo ufficialmente, lasciandola però intatta nelle sue disparità, economiche, linguistiche e culturali. Perché i clan hanno proprie lingue e proprie tradizioni. L'antifascismo e la Resistenza, che volevano costruire un'Italia su nuove basi di giustizia e libertà e che lo dichiararono in una delle costituzioni più avanzate al mondo, non poterono nulla contro il potere della famiglia. Il marxismo, infine, ultimo di una lunga serie, che voleva unire la classe operaia per riscattarla, doveva infrangersi contro la diffusione delle parrocchie e la fede dei parrocchiani, tutti stretti attorno al loro sacerdote che dice loro come votare.
La scissione dei lavoratori, poi, in tempi più recenti, in varie conventicole, ognuna legata al proprio padrone, ai propri capetti aziendali finendo ognuno per imitarne gli atteggiamenti servili, avrebbe finito per dare il colpo di grazia agli ideali di riscossa sociale.
Anche oggi, ai tempi del liberismo sfrenato e del dio mercato, l'unica ideologia che gli italiani hanno abbracciato tutti quanti insieme ripudiando le altre, il Capitale internazionale non ha annullato i clan medievali, semmai li ha convertiti al proprio credo, li ha resi suoi servitori, ma questi continuano a resistere e a prosperare. Le aziende, anche le più grandi e moderne, continuano ad assumere i figli dei propri dipendenti; le pubblicità idealizzano la famiglia e il ruolo della donna al suo interno, bellissima, curatissima e all'ultima moda, è sempre subalterno.
Sembriamo conquistati da una nuova moda politica, come ne abbiamo vissute tante, quella dell'unico partito dell'estrema destra d'Europa che sia regionale e autonomista, che chiede a gran voce il federalismo, diventato un mantra per tutta la classe dirigente. In questo modo si disintegra ciò che rimane dello Stato, per tornare al “territorio”, alle regioni, ai comuni microscopici e alle province. Teniamo fuori tutti quelli che non sono nati nel nostro villaggio insignificante e restiamo arroccati alla nostra cultura, alla nostra tradizione, alla nostra etnia. Diamo più potere ai sindaci, diamo alle regioni l'autonomia fiscale. Rinchiudiamoci nei nostri clan, nelle nostre famiglie allargate, mentre il mercato spregiudicato intanto ci lascia fare, ma prima o poi ci travolgerà.
Noi italiani siamo impotenti di fronte al familismo, perché esso è parte integrante della nostra “italianità”. Ecco perché invece che arroccarci, dovremmo cambiare l'aria, aprire le porte e far entrare aria fresca da tutto il mondo, e lasciare che gli immigrati aboliscano i nostri clan e le nostre connivenze. Sono loro, gli unici che possono salvarci. Non è per umanitarismo che dobbiamo favorire l'immigrazione. È per noi stessi, perché quello che siamo, ci sta portando alla rovina. Perché l'italiano così come è oggi non è in grado di cambiare e deve perciò contaminarsi con altre popolazioni e altre culture.

venerdì 12 marzo 2010

Il Mondo secondo il Bilderberg

Poiché vedo che negli altri blogs si insiste ad occuparsi delle talpe che infestano il giardino di casa, mentre un uragano sta per travolgere la città, io preferirei pensare prima all'uragano, che alle talpe.
Per chi non avesse capito la metafora le talpe sono le vicende e i battibecchi provincialotti di casa nostra, l'ammissione o meno di una lista alle regionali, il candidato tal dei tali in odor di mafia, i massaggi di Bertolaso e così via. Posso capire che queste cose possano riscuotere un certo interesse nel pubblico. Purtroppo però i giornali e le televisioni, e anche, ahimè, la maggior parte dei bloggers, non pensano ad altro che a queste faccende secondarie, nel pieno di un progetto eversivo mondiale, per stravolgere la nostra società, non quella italiana (sia chiaro nel caso che alcuni pensassero io stia parlando del regime berlusconiano) ma quella del mondo intero. Tutto questo avviene sotto i nostri occhi, mentre continuiamo a guardare il dito, invece di guardare la luna. Lo dico senza alcuna intenzione polemica. Per un attimo smettiamola di occuparci di Berlusconi e degli affari del piccolo orticello di casa nostra. Ormai lo abbiamo capito che è un mafioso, massone, delinquente, corruttore e quant'altro e chi non lo ha ancora capito non lo capirà mai. Quindi è inutile. Cerchiamo di concentrarci almeno una volta su dei fatti di portata internazionale che sono ben più importanti e determinanti di quanto accade a Palazzo Chigi o ad Arcore e purtroppo assai meno conosciuti.
Il pericolo per la democrazia c'è, o meglio, non per la democrazia che non esiste, ma per quella sorta di tribunato della plebe che fino a qualche anno fa permetteva al popolo di contare qualcosa. Questo pericolo, però, non viene dal governo italiano, quest'ultimo è una mera pedina e abbastanza secondaria del piano mondiale volto a cancellare i nostri diritti.

Fatta questa premessa verrei ora al merito della questione. Occupati come siamo nelle vicende di casa nostra forse molti di noi non si sono accorti di quanto sta succedendo in Grecia se non, al più, per la cronaca (bugiarda) di giornali e televisioni. Si è parlato della crisi del debito dello stato ellenico, paventando persino un collasso. In realtà questo grande pericolo per il debito greco non solo è inesistente, ma artatamente diffuso dall'Unione Europea e dai grandi speculatori internazionali. La situazione del debito greco non è più tragica di quella che c'era fino a un anno fa. Tuttavia questo allarme ha creato le condizioni perché si verificassero due eventi: da una parte gli interventi come il taglio della spesa pubblica che il governo della penisola ha messo in atto come contromisura per questo male immaginario, quindi l'aumento delle tasse sui prodotti di largo consumo e un taglio pesante degli stipendi; dall'altro enormi affari per gli speculatori.
Questi ultimi li chiamano Credit Default Swap e sono dei prodotti derivati che consistono in una sorta di assicurazione contro il mancato pagamento dei debiti. Più o meno quello che avviene con una normale assicurazione, solo che qui sono in gioco migliaia di miliardi. Così gli investitori, una volta diffusa la notizia dell'imminente collasso del debito in Grecia, si sono gettati su questi swap. È un po' come se viveste in un territorio sismico e venisse da voi un geologo a diffondere la notizia che presto ci sarà un terremoto dove abitate. Voi, e tutti gli altri abitanti, vi fareste l'assicurazione per proteggervi da un crollo della vostra abitazione, tuttavia il vostro assicuratore sa che non ci sarà nessun terremoto, per cui sareste solo voi a pagare e non l'assicurazione.
Chi ci guadagna in tutto questo? L'assicurazione. Chi ci perde? Gli assicurati.
In Grecia sono scesi in piazza attivisti, sindacati, partiti di sinistra, a mobilitarsi contro questa truffa che li costringerà a pagare un prezzo molto alto.
È proprio nella culla della civiltà occidentale che si gioca una partita determinante. I giocatori in campo sono da una parte le grandi istituzioni economiche (FMI in testa) e le fortissime lobby di pressione (il Gruppo Bilderberg), dall'altro i vari governi che obbediscono ciecamente alle direttive dei primi.
Lo scorso maggio uno degli attori fondamentali di questa partita, il Gruppo Bildergerg si riuniva, guarda caso, proprio in Grecia, in modo molto discreto, perfino troppo.
Per chi non lo sapesse alle riunioni del club Bilderberg partecipano tutti i più potenti magnati dell'economia e della finanza, soprattutto banchieri, qualche capo di stato e qualche politico, ma per lo più si tratta dell'elite capitalistica mondiale. Non sono dei semplici forum o conferenze, ma una sorta di comitato selezionatissimo per decidere le strategie da adottare, quali operazioni favorire sui mercati, quali politiche fiscali gli stati debbano adottare, quali riforme vanno bene e quando e in che modo decidere un intervento armato in Medio Oriente. Si tratta di decisioni tutt'altro che superflue.
Le riunioni del Bilderberg vengono tenute segrete, e si cerca di tenere i giornalisti lontano, non lesinando minacce e intimidazioni per i meno ubbidienti.
Lo sa bene Charile Skelton, l'inviato del Guardian che si trovava sul posto proprio per seguire l'attività dell'esclusivissim club dell'aristocrazia mondiale e che ha dovuto subire le sgradevoli, e per nulla cortesi, attenzioni della polizia.
Vi hanno partecipato personaggi come la regina Beatrice d'Oladna, azionista di maggioranza della Royal Dutch Shell, David Rockefeller, della JP Morgan e uno dei fondatori del Bilderberg, il direttore della Deutch Bank Josef Ackermann, Roger Altman ex sottosegretario di Clinton.
Vi erano anche nomi italiani come Romano Prodi, Tommaso Padoa-Schioppa, il governatore Draghi e il direttore di Telecom Franco Bernabé
Presente anche una nutrita delegazione dell'amministrazione Obama.
Lo scopo principale del club Bilderberg è quello di creare un nuovo ordine mondiale con un unico superstato senza nessuna forma di democrazia, comandato dalle grandi istituzioni economiche.
Il tema fondamentale del vertice dello scorso maggio riguardava la situazione economica.
Si può dire che esistano due correnti di pensiero, all'interno del Bilderberg: coloro che vorrebbero una depressione economica prolungata e coloro che invece sono per una crisi intensa ma di breve durata. Tutto questo allo scopo di realizzare il progetto del nuovo ordine che è nei loro piani.
Già si progetta di creare due grandi poli, secondo il giornalista Jim Tucker l'ex Primo Ministro svedese Carl Bilt avrebbe parlato di un grande dipartimento planetario della sanità implementando i poteri dell'OMS e un analogo dipartimento del tesoro, permettendo al Fondo Monetario Internazionale di acquisire nuove funzioni.
Si vorrebbe inoltre creare una banca centrale del Mondo: Jeffrey Garten, ex sottosegretario di Clinton, ha dichiarato: “i leader mondiali dovrebbero iniziare a preparare il terreno per la creazione di una banca centrale globale”.
Tutto questo significherebbe che le scelte economiche, sanitarie e monetarie degli stati sarebbero delegate a questi organismi potentissimi e totalmente indipendenti da un qualsiasi controllo popolare. Questa deriva autoritaria è favorita dallo stesso processo di costituzione dell'Unione Europea, in particolare col Trattato di Lisbona che esautora di fatto i parlamenti nazionali e delega il potere alla Commissione, e che prevede persino la pena di morte in caso di sommossa.
Per riassumere ecco quanto accaduto: il club Bilderberg che progetta di costruire un governo mondiale autoritario e dispotico scatenando una crisi economica senza precedenti si riunisce a maggio in Grecia. Qualche mese dopo scoppia il caso del debito pubblico dello stato ellenico e il governo mette in atto delle austere misure per fare cassa sulla pelle dei cittadini. Nel frattempo il progetto dell'Unione Europea avanza e gli stati nazionali perdono sempre più la loro sovranità e tutto ciò che ad essi è connessa (diritti sociali e civili dei cittadini) a favore della UE.
Queste sono le carte in tavola. Vi renderete tutti conto di come, messe così le cose, la questione sia molto più preoccupante dei processi di Berlusconi e tuttavia non vi si dedica nemmeno la metà dell'attenzione che spendiamo per questi.
Si sta giocando una partita sulle nostre vite, una partita alla quale noi non siamo invitati. C'è bisogno di rompere quell'omertà che aleggia su queste questioni, dobbiamo smetterla di guardare semplicemente all'interno dei nostri confini nazionali e di cominciare a capire come vanno davvero le cose in questo mondo che non è stato creato né da Berlusconi, né da Bersani, né dai candidati del Lazio, ma da gruppi di interesse ben più potenti e tuttavia, non abbastanza conosciuti.
Finché non capiremo quali sono i veri responsabili dei mali che ci affliggono, non riusciremo mai non solo a cacciare un Berlusconi qualunque, ma, cosa ben più importante, a difendere i nostri diritti, le nostre vite, la nostra salute e la nostra dignità, ciò che ci spetta e che ci sta venendo tolto da loschi eppure potentissimi figuri che tramano alle nostre spalle per i loro interessi e contro i nostri.
È arrivata l'ora di svegliarsi e (per usare una metafora platonica) cominciare a guardare in faccia chi proietta le ombre nella caverna in cui siamo rinchiusi.


Fonti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Credit_default_swap

http://conflittiestrategie.splinder.com/post/22297873/L’OMBRA+DEL+BILDERBERG+E+DEL

http://www.gennarocarotenuto.it/12599-borsa-greca-seri-draghi-stesse-facce-stesse-razze/

http://it.peacereporter.net/articolo/15810/Grecia,+vertice+del+Bilderberg+Group:+brutta+esperienza+per+l%92inviato+del+Guardian

http://www.altraconsapevolezza.it/?p=90

http://www.altrainformazione.it/wp/2009/06/01/il-piano-del-bilderberg-per-il-2009-rifare-leconomia-globale/

http://www.reset-italia.net/2008/07/26/lisbona-zitta-zitta-avanza/

http://www.maristaurru.com/index.php/Articoli/Bilderberg-in-Grecia-decidono-come-affamarci-in-vista-del-nuovo-ordine-mondiale.html