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mercoledì 19 maggio 2010

La storia di Niki

Avevo pensato di scrivere un nuovo post sulla vicenda, ma dato che in rete si trovano diversi resoconti scrupolosi e che non avrei potuto aggiungere nessun altro elemento a quelli già forniti da blogs e siti, mi limito a riportare ciò che è stato detto, cercando, molto modestamente, di mettere un po' d'ordine e di offrire un quadro il più possibile completo dell'intera vicenda citando i links che ritengo maggiormente interessanti
Il caso, come molti sapranno, e come purtroppo avviene molto spesso in queste situazioni, è stato archiviato, ma ciò ovviamente non deve esimerci dalla ricerca della verità e dalla divulgazione di una notizia tanto scioccante quanto sottovalutata dai media tradizionali.



"Anche ad Avezzano il terremoto ha fatto i suoi danni e portato terrore. "Molta gente dorme ancora nelle macchine. Siamo sempre in stato di allarme. Soprattutto perchè ognuno di noi ha parenti, amici, colleghi che vivono a L'Aquila", racconta Ornella Gemini.
Il suo pensiero, come quello di tutti, è per chi è vivo: " il dramma vero è vissuto da coloro che hanno perso tutte quelle cose a cui non si pensa mai, perchè le diamo per scontate".
La mente di Ornella, però, corre ogni notte a casa di quelle madri che hanno perso un figlio nella Casa dello Studente. Perchè sà cosa vi troverebbe:"una mamma seduta in un angolo di divano che non riesce a dormire anche se imbottita di psicofarmaci. Sta lì, raggomitolata su se stessa, piange disperatamente il mondo che aveva tra le mani e il vuoto attuale".
Ornella suo figlio lo ha perso il 24 Giugno scorso, " nel carcere di Sollicciano, impiccato nel bagno".
Niki Aprile Gatti aveva solo ventisei anni. Da un anno e mezzo viveva a San Marino dove lavorava come informatico per un gruppo di aziende oggetto di un'inchiesta per truffa telefonica e frode informatica del Magistrato fiorentino Paolo Canessa.
Le Società incriminate sono la Oscorp Spa, Orange, OT&T e TMS, tutte residenti a San Marino, la Fly Net di Piero Mancini, Presidente dell'Arezzo Calcio, piu' altre Società con sede a Londra. "Niki era un genio del computer, purtoppo capitato nelle mani di una serie di criminali" spiega Ornella.
" Alle 13,25 di quel 24 Giugno mi arriva una telefonata sul cellulare - racconta - qualcuno, con un tono freddo, mi chiede di parlare con la mamma di Aprile Gatti Niki.
Sono io, rispondo ". Dal telefono, senza il minimo tatto, le viene allora riferito che dall'altra parte "e' in linea il carcere di Sollicciano, una brutta notizia: Suo figlio si è suicidato".
Il giorno prima del sisma che ha distrutto L'Aquila, Ornella aveva scritto una lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedendo Giustizia.
Perchè" mio figlio non si è suicidato. E questo non è l'ultimo appello di una madre disperata ma la realtà, e i fatti lo dimostrano. Per questo motivo qualcuno si sta affrettando perchè il caso venga archiviato. Ma io non lo permetterò ".
La mattina del 19 Giugno Niki viene chiamato dalla madre del suo socio che lo avvisa dell'arresto del figlio la sera precedente e lo prega di recarsi a Cattolica presso lo studio dell' Avv. Marcolini, il legale della Oscorp, la ditta per cui entrambi lavorano, per avere notizie.
Ma quando esce dal portone dello studio, anche Niki viene arrestato.
Prima domanda:"vi sembra il comportamento di una persona che temeva di finire in prigione?". Seconda domanda:" se davvero avesse fatto qualcosa, perchè non è scappato invece di recarsi nella "tana del lupo" ???? ".
Ornella viene a sapere dell'arresto del figlio alle 14,30.
Cerca di contattare qualcuno a San Marino ma non riceve risposta. "Chiamo anche il miglior amico di Niki per avere i riferimenti dell'Avvocato aziendale e raggiungo al telefono l'Avv. Marcolini, il quale mi sconsiglia di recarmi a Rimini, dove era stato portato mio figlio insieme al titolare della Oscorp e ad altre 17 persone, anche loro arrestate lo stesso giorno".
" E' inutile che si rechi lì- mi dice - perchè si trova in isolamento e lo sarà per tre giorni, quindi non avrei potuto vederlo".
Niki però nel carcere di Rimini non ci ha mai messo piede: " ma di questo vengo a conoscenza solo quando mi hanno riconsegnato, a Settembre, la documentazione del carcere".
Niki, quindi è stato l'unico degli arrestati ad essere portato direttamente nel penitenziario di Sollicciano, carcere "duro" di Firenze, e sarà l'unico degli incriminati a non avvalersi della facoltà di non rispondere davanti ai PM.
Intanto iniziano strani movimenti. "Gente che ad Avezzano inizia a partire per San Marino, continue telefonate che mi "consigliano" di cambiare avvocato. Ma io decido di tenere quello aziendale, convinta che ne sapesse di più di qualunque altro legale sulle attività che mio figlio svolgeva per conto della Oscorp".
Alle 20.58 del 20 Giugno, però, qualcuno invia un telegramma non firmato a Niki dalla sua stessa abitazione a San Marino: "Devi nominare l'Avv. Umberto Guerini"
del foro di Bologna.
Niki riceve il telegramma solo il 21 Giugno dopo tre giorni di Isolamento, e ovviamente si fida del consiglio.
Terza domanda: " Chi ha inviato quel telegramma?".
Lunedì 23 giugno Ornella e suo marito partono alla volta del Tribunale di Firenze, dove hanno appuntamento con l'Avv. Marcolini, ancora inconsapevole di essere stato destituito.
"Arriviamo proprio mentre giunge il blindato della Polizia Penitenziaria- racconta Ornella- che tra le sbarre riesco a intravedere Niki".
Intanto arriva l'avv. Marcolini, in leggero ritardo, e sale verso l'aula. Pochi minuti "ed eccolo tornare indietro. Mi chiama da parte e mi riferisce che Niki stava già parlando con il PM delle indagine, ma con un altro Legale".
Solo in quel momento, direttamente al Tribunale di Firenze, Marcolini viene a sapere di essere stato ricusato.
Domanda 4,5 e 6 : " E ora? Chi è questo nuovo Avvocato? Che faccio adesso?".
Dopo 4 ore di interrogatorio Niki esce: " vede il blindato che fa manovra per riprenderlo. Gli corro dietro. Voglio, Devo vederlo. Voglio solo dirgli che insieme saremo usciti da questo Incubo, che ce l'avremo fatta".
Gli Agenti, però, la allontanano. "Deve stare ad almeno 20 metri di distanza o arrestiamo anche lei!!", Le Urlano.
Ornella vede uscire il nuovo Avvocato, una donna che lavora per lo Studio Guerini, "le corro incontro e le chiedo aiuto. Devo vedere Niki, anche in sua presenza, ma lei mi risponde che avrei dovuto attendere le 48 ore successive all'interrogatorio". Ornella torna ad Avezzano. Ma dopo solo 20 ore la "telefonata".
" E FINISCE TUTTO".
Suicidio. Dicono.Durante l'ora d'aria, in bagno.
E' strano, però, che un ragazzo di 26 anni, incriminato "solo" per truffa informatica, che decide di collaborare con la Giustizia, decida di darsi la morte.
Certo, per il Garante dei detenuti della Regione Toscana, Franco Corleone, Niki "forse si era scoraggiato pensando a una lunga detenzione e poi ......aveva cambiato avvocato, altro segnale di inquietitudine" dichiarò a La Repubblica il 25 Giugno. " Hanno anche usato il fatto che Niki è stato costretto a cambiare legale per dimostrare la sua debolezza", denuncia Ornella.
Intanto suo marito e il cognato partono alla volta di San Marino per chiedere al padrone di casa di Niki un paio di mesi di tempo per svuotare l'appartamento.
Ma appena il proprietario di casa apre la porta, regolarmente chiusa, i tre vedono che all'interno non c'è più NULLA: nessun vestito, nessun effetto personale e, soprattutto, niente PC. " neanche una maglietta da abbracciare la notte per sentire l'odore di mio figlio".
Domanda 7 : " A chi interessava ripulire l'appartamento?"
Intanto trascorrono 90 giorni e il PM che si occupa dell'ipotesi di suicidio di Niki, Archivia il caso.
Allora Ornella parte alla volta di Firenze per ritirare la documentazione del carcere.
Nel verbale si legge la testimonianza di un Agente secondo cui, lui e Niki alle ore 10 del 24 Giugno stavano parlando del processo. Ma l'Autopsia riporta proprio alle 10 del 24 Giugno il momento del decesso.
solo questo, di per sè, dovrebbe vietare l'archiviazione del caso.
Domanda 8 : " Dove hanno parlato Niki e l'Agente, visto che nel verbale non è riportato?"
Domanda 9: "A che ora si sarebbe suicidato Niki???"
Come se non bastasse, nell'autopsia si legge che l'impiccaggione è avvenuta con dei lacci e dei jeans tagliati, "evidentemente inidonei a sostenere un corpo di 92 kg".
Nel bagno inoltre "non c'è altezza sufficiente fra i jeans appesi e il pavimento".
Domanda 10 "Come è possibile per un detenuto avere con sè in carcere dei lacci?"
Ornella ha però trovato il coraggio di guardare anche le foto di suo figlio senza vita e immediatamente ha constato come Niki fosse "in pigiama", pur avendo con se due paia di Jeans e non solo quelli con cui avrebbe commesso il gesto."
Ma la cosa che fa aumentare i dubbi è il fatto che Niki si sia suicidato durante l'ora d'aria "e nessuno esce mai in pigiama all'ora d'aria".
Non solo: al momento dell'autopsia, il Dott. Giuseppe Fortuni, perito di parte degli agenti incriminati nel caso Aldovrandi e in quello Bianzino, nella rappresentazione suicidaria, ha parlato di un segno di circa 6-7 centimetri lasciato dal cavallo dei jeans sul collo ma "il 24 settembre, dalle foto inserite nella documentazione, vedo che non c'è nessuna striscia di quelle dimensioni, ma SOLO il segno di un laccio".
Il 17 Ottobre arriverà anche la consulenza tecnica medico/legale di questo Dottore e ...... della striscia di 6/7 centimetri, nessuna traccia.
" E sì .... il Dottore si è confuso" mi risponderanno dallo Studio dell'Avv. Guerini, "oggi Amministratore della Sofisa", Società finanziaria San Marinese dove Niki faceva il Consulente.*

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Ci sono da fare delle rettifiche che denotano l'assenza di documentazione ufficiale che abbiamo solo noi e i nostri Avvocati:
-Nel telegramma l'Ordine dato a Niki è di nominare l'Avv. Giuseppina Morelli del foro di Bologna, che fa parte dello Studio Guerini, non di nominare l'Avv.Umberto Guerini, che comunque subito mi affiancherà insieme all'Avv.Morelli.
- il Prof. Avv. Umberto Guerini non è Amministratore della Sofisa, ma bensì Presidente.
Sarà mia cura scrivere alla Redazione oggi stesso, per far operare le rettifiche descritte.

Lei, Prof. Avv. Umberto Guerini, una volta mi disse che aveva un figlio dell'età di Niki,quindi spero, a maggior ragione, Lei possa capire, quanto bisogno possa avere una famiglia di Verità e di Giustizia, in un quadro tanto inquietante e assurdo, quanto quello sopra descritto". (Fonte)


* Da Liberazione, 28 aprile 2009, nota mia



Links:

Cosa c'è dietro la vicenda di Niki lo trovate qui:
http://www.alla-fonte.it/joomla/index.php?option=com_content&task=view&id=142&Itemid=27

Dal blog dell'Incarcerato, dove si trova una lunga serie di post sul fatto a cominciare da questo:
http://incarcerato.blogspot.com/2008/10/la-vita-spezzata-di-un-ragazzo.html

Immancabile, il blog di Ornella Gemini, madre di Niki, che segue tutti gli sviluppi del caso:
http://nikiaprilegatti.blogspot.com/

mercoledì 21 aprile 2010

Difendiamo la controinformazione

La mafia ha molti volti, ma sempre la stessa caratteristica, quella di intimidire chi tenta di dire la verità.
Diffondo perciò due appelli per il sostegno a due giornalisti, alla loro vita e alla loro attività. Uno di essi per il suo lavoro rischia la carriera, un altro addirittura la vita.

"Non lasciamo solo Gianni Lannes. Si batte per tutti noi"



"Era settembre 2009, ve la ricordate quella brutta storia di navi dei veleni affondate al largo delle coste calabresi? Quel traffico allucinante che va avanti da decenni facendo ammalare il popolo calabrese di tumori in modo insolitamente frequente e di cui a settembre la stampa parlò (solo) perchè un pentito di mafia tirò fuori questa storia…

Se ne era occupato (e se ne sta occupando tuttora) Gianni Lannes, un giornalista di Terra Nostra, che aveva indagato sulle società colluse con la ‘ndrangheta che si occupano di smaltire i rifiuti nucleari da piazzare su navi destinate all’affondamento. Do You Remember?

Come era “finita”, o meglio: cosa dissero i media prima che tornassero a non occuparsi piu’ di questa storia?

1) che la Prestigiacomo aveva smentito Lannes, dicendo che le navi affondate non erano navi piene di rifiuti radioattivi ma relitti della prima guerra mondiale :-D

2) Che Lannes propose a Prestigiacomo un incontro pubblico in cui avrebbe portato le prove (fotografiche e documentali) del fatto che si sta morendo tutti di acqua resa radioattiva da un traffico trentennale di navi piene di rifiuti affondate nel Tirreno e che la Prestigiacomo si è guardata bene dall’accettare di presenziare a un qualsivoglia confronto con Lannes

3)Lannes (che, nel frattempo minacciato da anonimi l’hanno messo in guardia sull’incolumità sua e del suo bimbo piccolo, se avesse continuato ad occuparsi di ’sta brutta storia aveva ottenuto di girare sotto scorta) si era riproposto di presentare ad Aprile in parlamento una documentazione riassuntiva completa sul fenomeno dell’affondamento di queste navi

4) e mò che siamo ad aprile Lannes è stato di nuovo pesantemente minacciato: lui, la sua famiglia e i collaboratori dell’organizzazione “Terra nostra” che Lannes dirige.
Non dimentichiamoci di Gianni Lannes. Ricordiamolo sempre nei blog, lui e la sua battaglia, pericolosissima, per la verità e per la salute di noi italiani. Non è famoso e ricco come Saviano, ma è altrettanto in pericolo, se non di piu’. Riporto il comunicato su queste ultime minacce a quest’uomo coraggioso e idealista. Non lasciamolo solo: sta combattendo per tutti contro un nemico gigantesco e apparentemente invincibile.

da Terra Nostra, di cui Gianni Lannes è il direttore.
Ben 4 telefonate anonime alle 6,30 del mattino hanno raggiunto e colpito la famiglia di Gianni Lannes. Il noto cronista è impegnato attualmente nelle battute finali della fruttuosa inchiesta giornalistica sull’affondamento nel Mediterraneo di navi, container, droni, penetratori e barili di rifiuti chimico-radioattivi. A tutt’oggi secondo le disposizioni del ministero dell’Interno il cronista gode di un livello di tutela della Polizia di Stato addirittura minimo. Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha rifiutato il contraddittorio televisivo sullo scottante tema proposto da Lannes prove alla mano".

da Agorà di Cloro


"FARLA FINITA CON FULVIO GRIMALDI"


















"Questa è davvero personale, però con implicazioni che non faticherete a vedere
quanto siano generali. Qui sotto riproduco un appello a formare un gruppo di sostegno che ho inserito in facebook. E' in gioco qualcosa di più vasto e importante della salvaguardia di questa voce. Voce che molti di voi troveranno discutibile e anche insopportabile, che altri condividono e credono che debba sopravvivere. Se siete tra costoro, vi chiedo di aggiungervi alla lista che a oggi, in meno di cinque giorni, ha raggiunto i mille firmatari. E se poi ci credete e volete fare un ulteriore sforzo, potete anche indirizzare una lettera al quotidiano Liberazione. Forse tutto questo non servirà a impedire che i compagni del PRC mi inceneriscano, ma sarà quantomeno una prova che l'abuso, la censura, la tracotanza di qualsiasi potere, la soppressione di chi, nel nome della verità, osa dissentire da un qualsiasi vertice, non passano lisci.

Vi ringrazio.
Testo su facebook

Cari amici che avete la generosità di aver seguito e di seguire il mio lavoro a suo tempo sui giornali e in tv (Tg3), ora in rete (www.fulviogrimaldicontroblog.info) e con i video (documentari sulle situazioni di conflitto), vi racconto una vicenda del tutto esemplare per il quadro in cui ci muoviamo. E vi chiedo adesioni e supporto. Potrebbero essere importanti per l’esito finale.

Il 9 maggio del 2003, collaboratore a contratto del quotidiano del PRC Liberazione, scrivevo nella mia rubrica un articolo su recenti accadimenti a Cuba che avevano visto la condanna a morte di tre terroristi, dirottatori a mano armata di un’imbarcazione cubana, e a pene detentive di altri 75. La valutazione di quei fatti non corrispondeva a quella data dall’allora segretario nazionale Fausto Bertinotti, né tantomeno allo tsunami di attacchi a Cuba da parte della destra mondiale, unanimi tutti nel deplorare il trattamento riservato a “intellettuali e giornalisti dissidenti”. Le mie informazioni, poi nel tempo confermate da documenti incontrovertibili, mi avevano fatto invece rivelare nell’articolo come quei “democratici dissidenti” fossero al soldo degli Stati Uniti e stessero preparando una campagna di azioni terroristiche, di cui il dirottamento sarebbe stato solo il primo. Erano cioè mercenari al soldo di uno Stato che lavorava per la distruzione della rivoluzione cubana. Il giorno successivo alla pubblicazione del pezzo, in cui peraltro deploravo quella come tutte le condanne a morte, fui licenziato su due piedi, pur nel pieno di una campagna del PRC in difesa dell’articolo 18 aggredito. Non ricevetti la lettera di prammatica del direttore, Curzi, ma solo una telefonata dell’amministratore. Chiesi di ricevere una comunicazione ufficiale. Non la ricevetti. Ma alla rabbia di numerosi lettori e compagni del PCR, che si espressero contro il brutale provvedimento con oltre 2000 firme, Bertinotti, Curzi e la vice-direttrice Gagliardi risposero sul giornale e su altri mezzi d’informazione (Il Foglio, Radio Anch’io), affermando cose false: che avrei deviato dal tema assegnatomi, l’ambiente, o che avrei deviato dalla linea politica del partito.

La prima giustificazione era falsa, perché fin dal primo giorno della mia collaborazione, 1999, avevo potuto occuparmi in articoli e rubriche di ogni tema che volessi scegliere. Una smentita radicale veniva poi dalle mie corrispondenze di guerra dai conflitti nei Balcani, in Palestina e in Iraq, tutti viaggi effettuati a spese mie. Anche la seconda spiegazione era indebita, giacchè della linea politica della maggioranza si trattava semmai, non di quella di tutto il partito, in quanto una forte minoranza appoggiava le mie valutazioni. Inoltre era sempre stato affermato dai vertici del partito che nel partito stesso, come nel giornale, doveva essere rispettato il massimo della dialettica e del pluralismo. Un articolo dello Statuto del PRC garantiva addirittura il diritto degli iscritti di manifestare le proprie critiche alla linea del partito, perfino all’esterno del partito stesso. Il diritto di replica alla false affermazioni dei vertici, assicurato dalla legge sulla stampa, mi venne sistematicamente negato.

Da questa vicenda ricavai un forte danno, oltreché morale, professionale, di perdita di credibilità e di prestigio tra compagni e lettori, anche di riduzione del bacino di coloro che erano interessati ai miei documentari e libri. Feci causa e la vinsi. Il risarcimento del danno fu calcolato dal giudice in 100mila euro. Ora, sette anni dopo, il giudice d’appello, contravvenendo a una consolidata giurisprudenza in materia di cause di lavoro, ha rovesciato tale sentenza e mi ha imposto di restituire quella somma. Somma, che forte appunto di quella giurisprudenza, ho impegnato in gran parte nei viaggi che mi hanno permesso di realizzare i miei documentari da Iraq, Palestina, America Latina, Balcani. Si ricordi che quando vinsi la causa, Bertinotti era il segretario di un piccolo partito di opposizione, quando si avviò l’appello, però, l’uomo aveva assunto la terza carica dello Stato.
A dispetto della sostanziale ingiustizia del provvedimento, ho offerto alla controparte una transazione per metà della somma. E’ stata respinta e mi si è manifestata l’intenzione di arrivare all’esecuzione, cioè al pignoramento di quanto possiedo. Sarebbe la fine della mia attività di militanza giornalistica, con ovvia soddisfazione di non pochi. Ho scritto a Paolo Ferrero, segretario del PRC, a Dino Greco, direttore di Liberazione, e a Roberto Natale, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Ad oggi, nessuna risposta.

Credo che a questo punto solo una forte pressione di quel pezzo di società che crede nell’informazione libera e nella libera espressione del pensiero, specie in un giornale e in un partito che si dicono comunisti, possa convincere i responsabili dal recedere da un comportamento che viola ogni principio normativo, etico e deontologico della mia professione. In attesa di altre iniziative cui sto pensando, come una conferenza stampa e uno sciopero della fame davanti alla sede di Liberazione e del PRC, chiedo alle persone di buona volontà di esprimere qui e in tutti i modi la solidarietà a questa causa di democrazia, giustizia e libertà. A una voce che rischia di essere soppressa. Grazie a tutti".

da Mondocane

lunedì 5 ottobre 2009

L'opposizione non esiste


Ne abbiamo avuta l'ennesima e malaugurata riprova. L'approvazione dello “scudo” (o meglio il condono) fiscale per il rientro dei capitali illecitamente esportati, che pagheranno ora una quota puramente simbolica, è stata possibile anche grazie ai parlamentari che in teoria rappresenterebbero l'opposizione. Sono mancati 22 deputati del Pd, 6 dell'Udc e 1 dell'Idv. E non sarebbe neanche particolarmente grave se non fosse che sul voto il governo aveva posto la fiducia e che se non fosse passata sarebbe finita la legislatura. Per soli 20 voti è passato questo insulto allo Stato e ai contribuenti onesti, nonché alla nostra Costituzione. Non solo, ma per soli 20 voti, quelli del Pd mancanti, il governo non è caduto.
Ora in un paese, non dico democratico, ma quanto meno con un minimo di etica politica l'opposizione dovrebbe per prima cosa cercare di far terminare, ove possibile, la legislatura e il governo degli avversari nel più breve tempo possibile, per sostituirsi ad essi il più a lungo.
Invece in Italia accade il contrario. Quando è al governo il centrosinistra le inventa tutte per farlo cadere, bicamerali, mancato rispetto degli accordi tra alleati, della volontà di chi li ha eletti e continue minacce da parte dei loro politici di togliere la fiducia.
Dopo che questa tattica ha avuto successo, e quindi una volta che si torna a votare, il maggior partito di centro(sinistra?) le inventa tutte per perdere le elezioni: auspica un improbabile dialogo con il proprio avversario colluso con la mafia, e ne rifiuta un altro con le poche forze di sinistra ancora esistenti, non nomina nemmeno “il principale esponente della coalizione avversa” e candida personaggi a dir poco discutibili. Alla fine riesce nel suo intento. Perde le elezioni. Ma non finisce qui. Una volta meritevolmente all'opposizione ce la mette tutta per far sì che i propri avversari restino al governo il più a lungo possibile e così arriva a negar loro la meritata sfiducia. Si può dire che i partiti al potere ormai da troppo tempo abbiano fatto l'impensabile per distruggere l'Italia, tra favori alla mafia, corruzione, censure, razzismo e persino uno scandalo a sfondo sessuale. Ma è stato tutto inutile, i nostri non demordono e imperterriti continuano a salvare i loro avversari da un quanto mai provvidenziale declino.
Dopo quanto accaduto, che ha del surreale, sorge spontanea la domanda: ma esiste in Italia un'opposizione? I fatti dovrebbero farci concludere che no, non esiste affatto. Semmai esiste una maggioranza che governa e una minoranza che guarda chi governa pronta a correre in aiuto della maggioranza quando questa si trova in difficoltà.
I fatti parlano chiaro: il miglior alleato di Berlusconi non è la Lega, non è la Chiesa e nemmeno la massoneria che pure ne ha spianato la scalata sociale, ma il Partito democratico. Non è la prima volta che accade. Qualche giorno fa infatti si era votato sulla pregiudiziale di incostituzionalità dello “scudo” (o condono) fiscale, le pregiudiziali non passarono neanche allora, per 27 voti di scarto. Mancarono allora alla Camera 70 deputati, che hanno permesso così l'approvazione di un provvedimento “salva-evasori”. Alla notizia i giornali non hanno dato molto risalto forse per l'assenza di alcuni nomi importanti. Noi riportiamo la lista di chi è mancato di seguito:


59 esponenti del PD

1. Argentin
2. Bersani
3. Boccuzzi
4. Boffa
5. Bucchino
6. Calearo Ciman
7. Calgaro
8. Capodicasa
9. Carra Enzo
10. Ceccuzzi
11. Cesario
12. Codurelli
13. D’Alema
14. Damiano
15. D’Antoni
16. De Micheli
17. Esposito
18. Fiano
19. Fioroni
20. Franceschini
21. Gaglione
22. Garofani
23. Giacomelli
24. Gozi
25. La Forgia
26. Levi
27. Lolli
28. Losacco
29. Maran
30. Marchignoli
31. Martino Pierdomenico
32. Meta
33. Mogherini Rebesani
34. Mosella
35. Picierno
36. Pistelli
37. Pollastrini
38. Pompili
39. Porta
40. Portas
41. Realacci
42. Rosato
43. Sani
44. Servodio
45. Tenaglia
46. Turco Livia
47. Vaccaro
48. Vassallo
49. Vernetti
50. Villecco Calipari
51. Zampa

IN MISSIONE

52. Bratti
53. Bindi
54. Cavallaro
55. Farina
56. Lusetti
57. Mecacci
58. Migliavacca
59. Rigoni

8 esponenti del UDC

1. Cesa
2. Ciccanti
3. Drago
4. Galletti
5. Mannino
6. Pisacane

IN MISSIONE

7. Volontè
8. Buttiglione

2 esponenti del IDV

1. Barbato
2. Cimadoro



Come vedete non si tratta di esponenti di secondo piano, ma di dirigenti di alto livello, tra cui i candidati alla segreteria del Pd Franceschini e Bersani. Ora questi sono coloro che dovranno guidare il principale partito d'“opposizione”, coloro che hanno contribuito a salvare gli evasori fiscali facendo quindi un favore anche a Berlusconi che ha un conto in una banca svizzera sotto indagine come fu rivelato qualche tempo fa dall'Espresso.
Spero che tutto ciò sia sufficiente per convincere il lettore a non riporre più nessuna fiducia in questa gente e a non illudersi che ci possa essere un miglioramento seppur lieve rispetto alla destra. Il “voto utile” non esiste, perché non esiste in parlamento una forza realmente alternativa a Berlusconi, perché quello che dovrebbe essere il principale partito di opposizione è invece il maggiore alleato della maggioranza, quello che l'ha sempre aiutata e sostenuta nei momenti di difficoltà, nonostante le chiacchiere che i suoi politici diffondevano ai giornali.
Credete che sia ancora il caso di manifestare con questa gente per una libertà che costoro non hanno mai difeso, e anzi hanno sempre ostacolato?
Rivolgo perciò un appello a chiunque sia capitato su questo blog perché:

  • Diffonda la lista degli assenti o attraverso internet o con altri mezzi.
  • Non voti in nessuna elezione in futuro, locale o nazionale, né per il PdL, né per l'Udc, né per il Pd, né per qualsiasi lista o partito alleati con uno di essi.
  • Voti per partiti o liste minori che attualmente non sono presenti in parlamento, quali lascio ovviamente a lui deciderlo.
  • Diffonda questo appello ovunque possibile.

Fonti:


venerdì 11 settembre 2009

Mafia di governo


È praticamente la prima volta che un presidente del consiglio dichiari pubblicamente di avversare un procedimento contro la mafia. Ovviamente non è la prima volta che un capo di governo abbia rapporti con le cosche. Ma non era mai avvenuto che facesse una dichiarazione come quella che Silvio Berlusconi ha rilasciato alla stampa. “So che ci sono fermenti in Procura, a Palermo, a Milano, si ricominciano a guardare i fatti del ’93, del’94 e del ’92. Follia pura.”, “Quello che mi fa male è che della gente così, con i soldi di tutti, faccia cose cospirando contro di noi” (Agoravox). Parole gravissime, passate tra il silenzio generale di maggioranza e opposizione con soltanto una protesta scarsamente pubblicizzata dell'Associazione Nazionale Magistrati, perché è pericolosissimo che chi governa getti discredito su un'indagine, ancor più se questa indagine riguarda la mafia. Certamente Berlusconi ha modo di preoccuparsi circa la propria posizione in merito, avendo, egli e il suo partito, da lungo tempo l'appoggio e i voti della mafia, nonché il sostegno economico della stessa. E del resto così si spiega la ragione per cui il “miglior presidente di sempre” abbia ospitato a lungo nella sua villa il boss Vittorio Mangano presentatogli da Dell'Utri, il quale, quest'utlimo, fu protetto da Berlusconi quando finì sotto processo.
La mafia ha da sempre, e continua tuttora, ad esercitare una pressione sul grande “statista” di Arcore, ora con accordi di scambio, ora con richieste, ora con minacce, come quando Mangano fece esplodere una bomba in casa sua.
Così ha ritenuto opportuno di cominciare un'altra campagna di delegittimazione della magistratura, in merito alle indagini riaperte (l'Unità) e nulla dimostrano le dichiarazioni del Ministro della Giustizia Alfano che invece ha detto legittimo il lavoro dei magistrati. Ci mancherebbe. Non ci voleva certo lui per dirlo. La cosa incredibile è che i processi debbano ricevere l'approvazione di Lor Signori del governo, nonostante in uno stato di diritto la magistratura debba essere indipendente dal potere esecutivo. È assurdo che chi governi si arroghi il diritto di giudicare valide o non valide le inchieste della Magistratura. Ma ormai nel nostro paese questa è diventata prassi comune. Comunque sia, i rapporti tra il partito di maggioranza e il suo capo con la mafia sono ampiamente provati dalle dichiarazioni dei pentiti e dai processi svoltisi e dalle inchieste giornalistiche. Questo già da sé basta a smentire chi sostiene che questo governo sia all'avanguardia nella lotta contro la mafia. È più plausibile invece, dati i presupposti, che gli arresti, senza dubbio importanti, di questi ultimi periodi, vadano ricondotti ad una lotta interna a Cosa nostra, che vuole eliminare gli elementi scomodi, coloro che vorrebbero conquistare una posizione di potere a danno della gestione attuale. E questo lo dimostra la gestione del potere a livello locale dove è prassi comune che le imprese facciano affari con la mafia e la camorra, in particolare a livello locale e basta leggere il libro “Gomorra” per capirlo e capire la copertura a livello politico del fenomeno.
Ciò nonostante vediamo un Paese che sembra disinteressarsi alla faccenda. Che continua a credere come un bambino che a costoro al massimo si possa imputare qualche scappatella coniugale, qualche peccato veniale, ma nulla di più. Data la totale mancanza di senso della legalità che esiste in Italia, reati come l'evasione fiscale, lo sfruttamento della prostituzione, o il falso ideologico, di cui chi ricopre le più importanti cariche delle istituzioni si è macchiato, paiono delle semplici marachelle da ragazzini. Non è vero forse che in Italia le tasse sono troppo alte? E allora è giusto evaderle (come disse qualche tempo fa il “grande statista”). Chi si vende lo fa di sua spontanea volontà e allora cosa si può imputare a coloro che sono coinvolti in un simile traffico? Sostenere pubblicamente il falso è un atto comune, chi non ha detto mai una bugia in vita sua? E allora tutto diventa giustificabile, anche i rapporti con la mafia e può capitare che un Ministro dica che con la mafia bisogna convivere, senza che questo provochi le sue dimissioni e costi la sconfitta politica al suo partito. Così a nessuno più importa se Berlusconi sia o meno in rapporti con grandi organizzazioni criminali. Si cerca di sviare il discorso, dicendo che le accuse servono come attacco politico contro Berlusconi. Ma ammesso, e non concesso, che ciò sia vero, questo non basta a falsificare le accuse. Pur ipotizzando che i magistrati siano tutti dei bolscevichi ciò non dimostra affatto la falsità delle loro accuse. Si tenta di negare un'accusa, rivolgendo contro chi la formula un'altra accusa. Il meccanismo è tipicamente mafioso: la delegittimazione di chi la pensa diversamente e che può intralciare i propri affari. Come dire, anche se io sono coinvolto, loro non sono più puliti di me, quindi è inutile che vi facciate tanti scrupoli. “Sono tutti uguali”. Il qualunquismo, come sempre, è l'arma migliore di coloro che i qualunquisti accusano: il “governo ladro”. E allora il qualunquismo si rivolge nel suo opposto e cioè il giustificazionismo. Se tutti sono sporchi, tutti sono puliti, perché non si può fare a meno di essere sporchi, in questo mondo. E quindi non si ha più nessuno scrupolo a dare il proprio voto ai candidati della mafia. Non fa più nessuno scalpore che un capo di governo si opponga alle indagini contro la mafia. È soltanto una lotta di potere, null'altro. Eppure, per fortuna, esistono persone capaci di demolire questo fallace argomento, con la loro stessa esistenza. Uomini come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato che dimostrarono la possibilità di poter rifiutare ogni compromesso, di opporre un rifiuto radicale a un sistema marcio fin nel midollo e che continua a produrre idee altrettanto marce, come quella che sarebbero “tutti uguali” e che lo stato di cose attuali rimarrà sempre lo stesso, in omnia secula seculorum. Ma l'eternità, come dovrebbe insegnarci la storia, non esiste, gli imperi crollano, le dinastie cadono in rovina, sistemi sociali che si credevano consolidati vengono spazzati via come ramoscelli al vento. E anche i re vengono decapitati.

A tutte le anime belle che non ancora credono alle connivenze mafiose di Berlusconi basti vedere questi due interessantissimi video: