giovedì 24 settembre 2009

Obama: il restauro del capitalismo

Dopo otto anni di amministrazione Bush, l'immagine degli Stati Uniti agli occhi del mondo, e dello stesso popolo americano, si era molto deteriorata. Anni di politiche espansionistiche e militariste in medioriente, nonché una gestione dell'economia in chiave apertamente liberistica, prerogativa non solo di Bush ma anche dei governi precedenti, che aveva svantaggiato le classi deboli, ha fatto sì che attorno
all'amministrazione americana crescesse un ampio fronte del dissenso. Il dissenso si opponeva alla guerra in Iraq e alle scelte economiche di un governo fortemente conservatore. Così è cresciuto negli Usa e nel mondo intero un fronte di opposizione che infine è diventato maggioranza. Barack Obama si è fatto il catalizzatore politico delle proteste anti-Bush e nello stesso tempo è riuscito ad apparire come una possibile alternativa, sapendo abilmente raccogliere le speranze degli americani e rappresentandosi come “l'uomo del cambiamento”. Sulla scia di questo consenso ha vinto le elezioni presidenziali con una schiacciante maggioranza, con un consenso popolare forse senza precedenti nella storia del paese.
Obama avrebbe dovuto, secondo i suoi sostenitori, riuscire nell'impresa di ridare slancio all'economia americana e nello stesso tempo risollevare le classi medie impoverite attraverso una riforma del welfare. Inoltre doveva ridare prestigio internazionale agli Usa, attraverso una politica estera più aperta alla collaborazione con le altre potenze mondiali ed europee. Si trattava di far apparire l'America come benefattrice verso i paesi poveri e in via di sviluppo, senza abbandonare l'egemonia mondiale. In altre parole doveva “migliorare” il capitalismo senza riforme particolarmente radicali, senza nemmeno un nuovo “New Deal”, ma mettendo d'accordo sia le lobby economiche che la classe lavoratrice e i piccoli risparmiatori americani. In politica estera invece si doveva conservare e consolidare il ruolo imperialista degli Usa, rendendolo però “accettabile” al mondo e persino aiutando i paesi in difficoltà. Una sorta di “paternalismo benevolo”, l'ennesima riproposizione di un imperialismo dal volto umano, che già aveva cercato di rilanciare Clinton.
In questi primi otto mesi il governo Obama si è trovato a dover gestire una fortissima crisi economica, causata dalla deregolamentazione dei mercati finanziari (cominciata proprio con Clinton), dal calo del reddito e dei salari congiunto all'incentivo smodato dato ai consumi.
Tuttavia Obama non ha affrontato la crisi “alla radice”, ad esempio con una sovratassazione dei redditi finanziari e con un sostegno pubblico ai salari e all'occupazione. In questa prospettiva un aumento della spesa pubblica sarebbe stato comprensibile e persino auspicabile, anche a costo di un aumento temporaneo del debito, permettendo una tenuta dell'occupazione e dei salari.
Invece si è limitato a pompare risorse pubbliche alle banche, come d'altro canto aveva già cominciato a fare Bush. La spesa pubblica è stata enorme, ma questo non ha determinato vantaggi per l'occupazione, non essendo la spesa orientata in senso sociale [1]. Obama, quindi, non ha saputo rispondere alla crisi nemmeno in chiave socialdemocratica, con aiuti allo stato sociale e con un riequilibrio dei rapporti capitale-lavoro. Il suo intervento è stato una sorta di “socialismo per ricchi” in cui l'ingente intervento dello stato, che avrebbe potuto benissimo dare luogo ad una nazionalizzazione del settore creditizio, ha avuto l'unico effetto di sostenere i profitti, allargando il divario rispetto ai salari.
Con quell'intervento sarebbe stata possibile una nazionalizzazione delle banche per assicurare tassi agevolati ai lavoratori e sostenere le imprese in difficoltà in cambio del mantenimento dei livelli occupazionali. Del resto le stesse scelte nelle nomine politiche non vanno a favore di nessun “cambiamento” avendo riproposto vecchi personaggi dell'amministrazione Clinton [2] e nominando la stessa Hillary segretario di Stato. La riprova la si è avuta con la riconferma di Bernanke alla guida della Fed, che sottintende una continuità con la gestione precedente, un chiaro messaggio alle lobby finanziarie che potevano temere una svolta “sociale” di questo governo.
Molte delle proposte fatte in campagna elettorale sono state semplicemente dimenticate, come l'aumento della tassazione sui grandi redditi, in favore di una redistribuzione del reddito e della spesa. In particolare la tanto invocata riforma sanitaria, uno dei cavalli di battaglia della nuova amministrazione, rischia di rimanere lettera morta. Essa ha suscitato un forte ostruzionismo non solo da parte repubblicana, ma anche tra le file dei democratici più moderati. Le elite economiche e le assicurazioni private erano preoccupate dal disegno di intervento pubblico in questo campo, volto a garantire ai redditi bassi un livello minimo di assistenza medica. L'opposizione del grande capitale, fuori e dentro il parlamento, rischia, se non di cassare completamente la riforma, quantomeno di svuotarla dei suoi, tra l'altro miseri, contenuti migliorativi. Tutto sembra far concludere che ci sarà una sorta di compromesso a ribasso, dove le uniche a guadagnarci saranno le assicurazioni. Lo dimostra la nuova proposta, che cancellando ogni possibile progetto di Medicare si limita a rendere obbligatoria per tutti un'assicurazione medica [3]. Una sorta di polizza auto applicata alla sanità.
Del resto Obama non hai numeri, nonostante l'ampia maggioranza legale, per intraprendere un qualsiasi intervento, nemmeno di riforma radicale, ma anche solo di “miglioramento” delle tutele sociali. L'influenza dei monopoli e delle lobby nella politica americana e nel Congresso è pressoché assoluta. La classe politica americana è assolutamente organica al capitale, a quello stesso sistema che ha permesso una crisi di proporzioni storiche e ogni tentativo seppur minimo di cambiamento viene stroncato sul nascere. Perché stupirsi quando le maggiori multinazionali creditizie e industriali finanziano la campagna elettorale dei due maggiori candidati alla presidenza, nonché di pressoché tutti i futuri deputati del Congresso? La corruzione è la prassi nel sistema politico americano, una corruzione legalizzata, formalmente corretta ma che nei fatti assicura alle elite economiche il controllo delle istituzioni politiche.
Se dalle questioni interne si passa ad analizzare il ruolo internazionale degli Usa, la situazione cambia, ma in peggio. Qui troviamo una continuità totale con la precedente amministrazione e non c'è nemmeno l'apparenza di un diverso approccio. Obama ha nominato Hillary Clinton segretario di stato. La Clinton aveva votato a favore della guerra in Iraq e a favore delle leggi antiterrorismo che limitavano le libertà costituzionali [4]. È vero che Obama ha predisposto il disimpegno delle truppe dal territorio iracheno, ma è anche vero che lo stesso Bush, constatando il sostanziale fallimento dell'azione bellica, si era avviato su questa strada verso la fine del suo mandato. Comunque Obama le truppe non le ha ritirate, ha semplicemente ordinato il passaggio di consegna alle forze armate irachene, ma i militari americani fisicamente non si sono mossi dal territorio occupato [5].
Per quanto riguarda l'Afghanistan invece ha persino rafforzato la presenza statunitense. Anche dal punto di vista ideologico non ha cambiato di una virgola la dottrina Bush: rimane lo stendardo della “guerra al terrorismo” per un
intervento di natura prettamente militare, riconosciuto apertamente dalla Casa Bianca, nonostante le reticenze del governo italiano.
Invece sulla la questione israelo-palestinese Obama si era proposto come l'unico capace, in virtù della sua immagine di “pacificatore”, di portare a una soluzione di una crisi e alla pace. Ma anche in questo caso non ha cambiato rispetto a Bush, non ha ridotto gli aiuti militari ad Israele, né ha smesso di difenderlo in sede ONU [6]. Per Obama lo stato di Israele non ha colpa, ma la causa è solo il terrorismo islamico [7]. Affermazione insostenibile visto che la questione mediorientale esiste ben prima dell' “islamizzazione” della resistenza palestinese, ed è nata proprio con la creazione di uno stato ebraico e con la cacciata di migliaia di palestinesi dal territorio, la cosiddetta nakhba.
L'interventismo americano non avviene solo alla luce del sole, ma si esplica attraverso il sostegno ai golpisti, come avvenuto nel caso di Honduras [8] e Iran, dove in quest'ultimo caso è stato perfino riconosciuto dalla Clinton la pressione esercitata dagli Usa nelle vicende iraniane [9]. Oppure è il caso del sostegno dato al Plan Colombia [10], volto al rafforzamento militare della Colombia, governata dal corrotto governo Uribe, per stroncare in quell'area con le armi ogni possibile rivendicazione sociale.
Addirittura già in campagna elettorale Obama aveva paventato un intervento militare in Pakistan [11], insomma, nulla di nuovo sotto il sole. L'ala “liberal” del partito ha da sempre spinto in favore della chiusura della base di Guantanamo dove presunti terroristi vengono tuttora interrogati attraverso la tortura. Eppure Obama nonostante la promessa di chiudere la base e di adottare metodi più “democratici” nella lotta al terrorismo non ha ancora provveduto alla chiusura di Guantanamo [12] e non ha mai messo in discussione il “patriot act”, la legge liberticida voluta da Bush che ha permesso l'internamento di cittadini di religione islamica. D'altra parte l'uso del sequestro e della tortura come metodi per interrogare presunti terroristi è stato avviato da Clinton, la cosiddetta “Extraordinary rendition” [13] che Obama ha dichiarato di voler perpetuare [14].
La sostanziale continuità della politica di Obama rispetto al passato gli ha già causato un netto calo nei consensi, è pur vero che il suo mandato è ancora all'inizio ma non si intravedono possibili sbocchi o svolte che potrebbero far pensare a una politica più “di sinistra”. Le numerose promesse della campagna elettorale sono lontane dall'essere state mantenute e pare proprio che non ci siano le condizioni per mantenerle. La parabola di Obama, che dopo pochi mesi ha già iniziato la sua discesa nei consensi del popolo americano, mostra che il sistema politico americano è bloccato, e non consente un'autentica trasformazione della società in senso progressista. Talmente bloccato che non permette nemmeno un compromesso socialdemocratico “all'europea”, che coniughi economia di mercato e stato sociale. In politica estera poi la possibilità di un abbandono dell'imperialismo che ha sempre caratterizzato qualunque amministrazione non viene nemmeno preso in considerazione, ed anzi viene persino rafforzato.
Il sistema politico americano è dominato dalle lobby dell'industria e della finanza. Per vincere le elezioni bisogna avere ingenti finanziamenti per la campagna elettorale e per avere ingenti finanziamenti bisogna ottenerli dalle lobby [15]. Le quali non danno quattrini disinteressatamente, per la “causa”, ma vogliono qualcosa in cambio. Questo qualcosa si chiama immobilismo politico, tutela dei loro privilegi o quantomeno assicurazione che il candidato se eletto non li intaccherà. Chiunque voglia riformare seriamente ed effettivamente la società americana, non troverà mai spazio nel sistema di intrallazzi e di corruzione delle istituzioni politiche americane, anche se venisse eletto. Lo dimostra ad esempio il caso del candidato socialista alla presidenza, Brian Moore, che proponeva la nazionalizzazione delle banche, o quello della candidata ecologista alle primarie, Cynthia McKinney che voleva il ritiro delle truppe dall'Afghanistan [16].
Nell'attuale situazione qualsiasi miglioramento sociale anche minimo, nemmeno riformismo, anche solo “migliorismo” è precluso negli Usa. L'alternativa è una sola: che i proletari americani prendano coscienza della propria condizione, abbandonino la via elettorale e lottino per il rovesciamento dell'ordine capitalistico e per instaurare il socialismo.


Fonti:

[1] http://www.marxist.com/obama-crisi-economica.htm

[2] http://www.altrenotizie.org/esteri/2199-tra-lobbisti-e-clintoniani,-nasce-il-gabinetto-di-obama.html

[3] http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/ricerca-nel-manifesto/vedi/nocache/1/numero/20090918/pagina/08/pezzo/260186/?tx_manigiornale_pi1[showStringa]=Obama%2Bsanit%25C3%25A0&cHash=369e89ca69

[4] http://www.radiokcentrale.it/articolinuovaera/itapiece228.htm

[5] http://youtubeinformation.blogspot.com/2009/04/obama-e-il-falso-ritiro-dalliraq.html

[6] http://www.ibrp.org/it/articles/2009-09-01/obama-e-la-nuova-politica-in-medio-oriente

[7] http://electronicintifada.net/v2/article9427.shtml

[8] http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=7966&lg=it

[9] http://www.voltairenet.org/article161644.html

[10] http://napoli.indymedia.org/node/8211

[11] http://it.internationalism.org/node/766

[12] http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=353206

[13] http://it.wikipedia.org/wiki/Extraordinary_rendition

[14]http://www.fuoriluogo.it/home/mappamondo/nord_america/usa/da_obama_via_libera_ai_rapimenti_cia

[15] http://www.swissinfo.ch/ita/archive.html?siteSect=883&sid=9615654&ty=st
e:
http://www.corriere.it/esteri/09_agosto_25/frode_fermato_finanziatore_campagna_obama_8aff5b44-91a0-11de-b01b-00144f02aabc.shtml

[16] http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=300676

11 commenti:

  1. Troppa carne al fuoco, legittimo ma alquanto prematuro dare un giudizio dopo soli 8 mesi di governo Obama, a mio avviso definire contigua all'amministrazione Bush l'attuale politica statunitense mi sembra quantomeno azzardato, ma a fare bilanci aspetto sempre almeno un annetto a meno di clamorose vaccate.

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  2. Russo la mia è anche una previsione, più che un bilancio, la mia previsione è che Obama non farà nessun cambiamento. Questa è la tesi da dimostrare. Sono pronto ad essere smentito dai fatti e se così fosse sarei il primo ad ammetterlo. Anzi, faccio la promessa di ritornarci a metà legislatura e a fine mandato per vedere se ho visto giusto o sbagliato.

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  3. gran bel post, ottimo lavoro
    buona giornata

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  4. sono abbastanza d'accordo col Russo, ci sono tante questioni in sospeso, vedremo come saranno affrontate

    l'analisi del lobbismo presente nel Congresso USA è purtroppo perfetta e questa realtà limita di molto la manovra

    la conclusione "operaista" purtroppo non è credibile, perché il consenso che Obama ha perso è stato perso, parrebbe, soprattutto per il rifiuto del popolo americano di pagare le cure mediche ai "senza denaro"...gli americani sono "conniventi" con molte delle politiche imperialiste e ultraliberiste del governo, almeno quanto gli italiani lo sono con la mafia e la corruzione...che si credano o meno assolti, sono pur sempre coinvolti...(libero adattamento da De André)

    mala tempora currunt!

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  5. La Volpe, forse non hai letto bene la prima parte della mia conclusione: "L'alternativa è una sola: che i proletari americani prendano coscienza della propria condizione...".
    E poi alla storia che Obama avrebbe perso consensi a causa della proposta di copertura sanitaria universale (proposta che tra l'altro non prevede questo come ho spiegato) non ci credo. Non si spiegherebbe come mai gli americani prima la volevano questa riforma, in campagna elettorale, quando Obama riscosse un consenso altissimo e adesso non la vogliono più.
    La riforma sanitaria è stata il cavallo di battaglia di Obama, è uno dei punti su cui ha vinto le elezioni. Come mai chi lo ha votato avrebbe cambiato di colpo idea?
    Io credo che invece la motivazione del calo che subisce nei consensi sia un'altra e cioè che non ha attuato finora nulla di quello che aveva promesso e il suo "cambiamento" si sta rivelando sempre più una promessa vuota.

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  6. L'analisi mi piace, ovvio, 8 mesi per giudicarlo sono ancora pochi ma la tua previsione si basa su dati ben argomentati, sinceramente li condivido.

    Rimane per me la speranza di un rinnovamento in America, crediamo tanto in Obama solo per la nostra gioia di vedere il primo presidente di colore...

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  7. Non sono molto in linea con la tua disamina. Penso per es alla volontà di Obama di agire per una riforma sanitaria diversa da quella USA che adesso ancora esiste ossia una sanità gratuita per i meno abbienti.

    Penso ad un Obama che sul clima sembra avere aperture che Bush non aveva. Penso ad un Obama che cmq vuole trovare soluzioni concrete alla crisi e per farlo non può cmq far andare a bagno le imprese altrimenti queste non potranno certo assumere. Aggiungo che, come altri hanno già scritto, 8 mesi sono davvero pochi per le riforme ed i cambiamenti che deve realizzare Obama e le difficoltà che cmq troverà per realizzarli.

    Ciao!
    Daniele

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  8. Ciao, sono Andrea del blog Diego Garcia. Ho creato un nuovo blog che si chiama 'Informare è un dovere'. Il link è http://andreainforma.blogspot.com/

    Continuerò ovviamente ad usare anche Diego Garcia. Linka il mio blog nel tuo, e io farò lo stesso col tuo nel mio ovviamente. Scrivi Informare è un dovere come titolo del blog.

    Fammi sapere sul mio

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  9. Daniele, purtroppo la piattaforma di Obama non prevede una sanità gratuita, ma una sanità obbligatoria, che non è proprio la stessa cosa.
    Per quanto riguarda il clima ricordo che Obama non ha ancora ratificato i trattati di Kyoto né ha mai parlato di una sua eventuale intenzione di farlo.
    Sulla crisi le misure che ha messo in atto sono andate a vantaggio esclusivamente delle banche, non certo dei lavoratori.
    8 mesi saranno anche pochi, ma questo non significa che non si possono fare critiche al suo operato. Mi pare che dopo 8 mesi di Berlusconi tutti noi avevamo già iniziato, giustamente, a criticarlo. E allora se vale per Berlusconi vale anche per Obama.

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  10. La concorrenza tra aziende private (che ottengono guadagni dai clienti ricchi) ha sviluppato in America la ricerca per le terapie: con la crisi, la riforma prevederebbe un'assicurazione di base per coloro che perderanno il lavoro (cioè la classe media, perchè i più poveri - quelli che non hanno mai avuto niente - continuerebbero ad avere assistenza pubblica solo nei pronto soccorso); ma ciò aumenterà i costi, e la preoccupazione è che venga tagliata la spesa per la "difesa" (che siccome in realtà è "offesa", chiamiamola globalmente "sicurezza"). Ma non si potrà fare una "scelta sanitaria", perchè chi ne beneficerà direttamente, come hai detto tu, saranno sempre gli ospedali privati, le ditte farmaceutiche e le assicurazioni (che troveranno di sicuro il modo per apporre delle clausolette per fottersi comunque le proprietà - per chi ne ha...)!

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  11. In tempi non sospetti, mi definii un Obama -scettico, e non ho ancora trovato motivi per cambiare quel mio atteggiamento.
    Su almeno due punti decisivi, purtroppo, Obama non si è discostato da Bush: sul modo di affrontare la crisi economica da una parte, e sull'atteggiamento in America latina, e in particolare in Honduras dall'altra.
    A volte penso che tanti. direi troppi, giudichino i politici dal loro sorriso.
    Ad ogni modo, egli ne ha di tempo prima di completare il suo mandato, e terremo gli occhi ben aperti per vedere gli sviluppi della sua politica, in particolare in campo sanitario.

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